Meta scuola, conosciamo l’istituto Gramsci di Pavona

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Scuola Gramsci Pavona
Istituto scolastico Antonio Gramsci di Pavona
Scuola Gramsci Pavona
Istituto scolastico Antonio Gramsci di Pavona

APPROFONDIMENTO – Inizia il viaggio di Meta Magazine nel mondo della scuola sul territorio dei Castelli Romani: Partiamo da Albano Laziale e dalla sua periferia, proprio da una delle situazioni che manifestano le maggiori criticità sociali ed infrastrutturali. Abbiamo ascoltato infatti il Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo Antonio Gramsci di Pavona: la proff.ssa Filomena Mignogna. L’Istituto Gramsci comprende classi della scuola dell’Infanzia, Primaria, e Secondaria di I grado (ex scuola media).

Quanti alunni accoglie l’istituto Gramsci e quanto personale docente è impegnato qui?

“Il nostro istituto accoglie oltre 1100 alunni e circa 124 docenti, diffusi su tutti i livelli scolastici di competenza”.

Oltre alle normali attività curriculari mattutine avete organizzato, o avete in animo di organizzare attività in orario pomeridiano?

“Certamente, già vi sono all’interno del Piano dell’Offerta Formativa del nostro istituto alcune attività extracurriculari, vertenti in particolare sulla matematica, sulla letteratura e sullo sport. Attività a cui teniamo particolarmente e che curiamo e confidiamo di implementare a seconda delle disponibilità messeci a disposizione dalle nostre risorse, umane ed economiche”.

Come dirigente d’istituto quale criticità sente maggiormente di evidenziare?

“Dal punto di vista didattico ci sforziamo di innalzare sempre più il livello medio di preparazione degli alunni, ma le maggiori carenze dobbiamo evidenziarle sul versante delle nostre strutture. In particolar modo il fatto che la nostra scuola non è dotata di una propria recinzione esterna, permette a chiunque di entrare ed uscire senza alcun controllo, in ogni ora del giorno, spesso arrecando danni. A tal proposito l’amministrazione comunale, anche su nostra sollecitazione, sta lavorando per ovviare a questo problema ed, unitamente alla manutenzione ordinaria, ha manifestato l’intenzione di apportare miglioramenti strutturali inerenti la messa in sicurezza e l’ammodernamento di alcune strutture dell’istituto”.

La scuola, specialmente nelle periferie, rappresenta la prima antenna del disagio sociale: cosa state riscontrando per questo verso qui a Pavona?

“Io credo che la scuola senza l’apporto fondamentale delle famiglie non possa fare miracoli. E’ dalla famiglia infatti che deve arrivare il principale impegno e sforzo educativo verso i ragazzi e le ragazze. Per Pavona posso dire che l’esigenza più visibile è quella di un maggior controllo per implementare la sicurezza ed il rispetto, verso persone e cose. Dal rispetto delle regole infatti deriva l’educazione ed il senso civico di tutti, giovani e non”.

Nelle scuole si avverte per prima l’esigenza dell’integrazione tra alunni Italiani e provenienti da famiglie straniere: come procede questo processo qui?

“Il tasso di alunni stranieri è in netto aumento, soprattutto nella scuola primaria, ove si possono raggiungere percentuali del 20/30% di studenti stranieri o figli di stranieri. Debbo dire che non vi sono particolari criticità, ne episodi significativi di rifiuto dello straniero. Vi sono le normali difficoltà di socializzazione che si verificano sempre, ma il fattore etnico non c’entra. In certi casi sono gli adulti ad avere più difficoltà dei piccoli ad accettare realtà diverse”.

Da dove provengono gli alunni stranieri che arrivano qui a Pavona?

“C’è una netta prevalenza dei paesi dell’est Europa”.

Ci sono difficoltà per l’avvento di ragazzi di altre religioni?

“La variabile che ora si è evidenziata è certamente il netto aumento di ragazzi che hanno manifestato la volontà di non avvalersi dell’insegnamento della religione come materia curriculare, numericamente quest’anno sfiorano le cento unità coloro che faranno attività alternative all’ora di religione, un numero significativamente in aumento rispetto alle cifre degli scorsi anni. A tal proposito abbiamo organizzato assieme ai docenti delle attività alternative apposite”.

Da cosa deriva questo fenomeno?

“In parte dal fatto che vi sono alunni di altre culture e religioni, ma in percentuale, la richiesta di non avvalersi dell’insegnamento della religione è trasversale, senza particolari riferimenti al proprio “credo”. Infatti sono moltissime anche le famiglie di alunni italiani a richiederlo”.

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