Il mio festival del Cinema di Roma 2018

Elena Mazzoni, nostra corrispondente alla Festa del Cinema di Roma 2018, ci racconta le edizioni della rassegna romana giunta alla tredicesima edizione

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Festa del Cinema di Roma 2018

“Mio padre mi portava al cinema di continuo. Mi ha raccontato del primo film che ha visto. È entrato in una sala buia e su uno schermo bianco ha visto un razzo volare nell’occhio dell’uomo nella Luna. Gli si è conficcato dentro. […] Ha detto che è stato come vedere i suoi sogni in pieno giorno”. 
Lunedì 22 ottobre il Festival del Cinema di Roma ha ospitato Martin Scorsese per consegnargli il Premio alla carriera.

Io ero lì, emozionata di vivere il cinema nel cinema, come Hugo Cabret nell’omonimo film del grande regista, e con il compito di raccontare per Meta Magazine il festival, che è durato dal 18 al 28 ottobre all’Auditorium, un’esperienza che toglie i sogni dalla celluloide della pellicola e te li resituisce vivi e veri.

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Festa del Cinema di Roma 2018

Certe volte i migliori racconti iniziano dalla fine e questo festival non si è smentito, consegnando il premio del pubblico ad un emozionatissimo Edoardo De Angelis per “Il vizio della speranza”.
Applausi in sala all’annuncio.

Commozione.

Forte empatia con Maria, donna abusata, sfregiata nel volto e nel ventre reso sterile dalla violenza, costretta a traghettare sul Volturno, moderna Caronte, le anime di prostitute nigeriane che affittano l’utero per sopravvivere.

Il film è un affresco dantesco, un’esplorazione del contrappasso dove però, ad un tratto, invece della “ruina”, appare la speranza, nella sua forma più potente e miracolosa: la scelta di essere rivoluzionari, di rimanere umani.
Attualità che fa male, dalla violenza di genere alla condizione delle migranti, passando per i ghetti della nostra penisola; un film al femminile, girato da un uomo che non ha paura ad indugiare nel dolore e che ci regala un’inquadratura finale che è la summa di secoli di pittura sacra, un quadro che resta impresso negli occhi, anche quando in sala si riaccendono le luci.

Resta e acceca, come il red carpet di questo festival, con una regina indiscussa nella scintillante Cate Blanchett, e tante meravigliose ed elegantissime profusioni di tulle, pizzi, velluti e franghe.

Resta e coccola le orecchie e il cuore, con i due eventi speciali dei film dedicati alla musica, degli Afterhours e di Francesco De Gregori.

Resta ed indigna, con il pubblico che trattiene il fiato, ma non le lacrime, di fronte ai marinai russi intrappolati in “Kursk” di Thomas Vinterberg; a “Jan Palach”, lo studente cecoslovacco che si trasforma in torcia umana; al giovane Fonny, arrestato ingiustamente in “Se le strade potessero parlare” del regista premio Oscar per “Moonlight”, Barry Jenkins.

Resta e fa sorridere, come l’amicizia dei due giovani protagonisti di “Un impossibile, piccolo oggetto” e come l’ultima tournée di Stanlio ed Ollio nell’omonimo film.

Resta e sgomenta, come il pugno nello stomaco che è “Fahrenheit 11/9” e come è la realtà della città che il Festival lo ospita, dove ad appena 50 metri dai lustrini e dalle passerelle, dentro camper sgangherati, nel parcheggio affollato di vetture di ogni tipo, vivono famiglie che si arrangiano, esiste quella realtà da cui il cinema attinge a piene mani per farsi bello, resiste quell’umanità fatta di piccoli gesti, come uno scambiare la gentilezza di portare qualche abito dismesso, con un caffè caldo che mi attendeva ogni giorno, insieme ad un cornetto appena sfornato.

Questo è il cinema, questa è la vita e la Festa del Cinema di Roma ti mostra entrambi, basta guardare con gli occhi giusti.

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