Moianetti, “Circolo Pd usato come l’inquisizione”

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Castel Gandolfo
Residenza Papale di Castel Gandolfo
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“Con molto rammarico – dichiara in una nota l’ex Vice Sindaco di Castel Gandolfo e attuale Consigliere Comunale Giacomo Moianetti – ho letto il documento politico del 14 aprile redatto dal mio circolo del pd di Castel Gandolfo. Prima di tutto perché da un documento “politico” ci si aspetta che parli di politica, di strategia, di problemi amministrativi della città e delle soluzioni che un partito importante come il PD vorrebbe proporre. Al contrario quel documento non ha nulla di tutto ciò e dunque non ha nulla di politico. Ma da un lato critica un presunto individualismo e dall’altro paradossalmente è invece tutto intento alla personalizzazione delle vicende e ad attaccare e accusare le persone singole, citandole addirittura per nome e cognome. Una pratica volgare non degna di nessuna democrazia. Neanche si fosse scambiato il circolo del PD per il Tribunale della Santa Inquisizione – continua Moianetti – citando pubblicamente capi d’accusa falsi e addirittura temerari.

Oltretutto subito dopo la revoca delle mie deleghe, che come si può immaginare non è stata una vicenda piacevole, nonostante avessi subito un atto di sfiducia ingiustificato ed immotivato avevo preferito sorvolare e gettare acqua sul fuoco, cercando di stemperare i toni e di smussare gli angoli proprio per il bene della città. Avevo divulgato un comunicato nel quale ringraziavo il Sindaco per la fiducia che mi aveva dato nei tre anni precedenti e mi mettevo a disposizione della città, del Partito Democratico e della maggioranza. Convinto che le polemiche e le accuse reciproche fossero pratiche che non ci devono appartenere perché non servono a niente se non a far allontanare i cittadini dalla vita pubblica e dal nostro partito.

Ma questo evidentemente non è bastato a placare gli animi di qualcuno. Si è voluto continuare a provocare e a diffamare questa volta con una serie di accuse scritte e pubbliche votate dalla maggioranza del circolo direttamente la mia persona, la mia onorabilità e la mia immagine. E leggere il documento del mio partito che fa ricostruzioni non vere sul mio conto oltre che addolorarmi, integra un comportamento diffamatorio perché basato sulla bugia.

Leggo in questo documento che sarei arrivato a ”denigrare pubblicamente il Sindaco e la Giunta”. Questo non solo non corrisponde al vero ma al contrario ho sempre supportato il Sindaco, l’amministrazione, la maggioranza e il mio partito sia a parole in pubblico e in privato, sia soprattutto con i fatti raggiungendo risultati importanti che oggi lo stesso Primo Cittadino può rivendicare come suoi.

A un amministratore si chiedono i fatti non le parole, alle parole pensano i parolai, i provocatori e quelli che amano le beghe di cortile. E io non sono niente di tutto questo.

E c’è una differenza tra le parole e i fatti anche quando si pretende di chiamare Festa del Tesseramento una festa alla quale viene chiamato come ospite un solo consigliere regionale del PD su tredici, trasformando così nei fatti una festa che dovrebbe essere la festa di tutti gli iscritti e tutte le iscritte del Pd in una festa di corrente. Lo dico con orgoglio: io sono un democratico, iscritto al PD, e non sono iscritto a nessuna corrente e chiunque voglia trasformare il Pd di Castel Gandolfo nella succursale di un comitato elettorale di questo o quell’altro singolo esponente politico mi vedrà sempre contrario. Io voglio lavorare per il PD, non per questo o quell’altro notabile.

Le frasi che pertanto sono state scritte hanno carattere diffamatorio della mia persona e meriterebbero gravissime conseguenze. Dal momento che ho rispetto – aggiunge Moianetti nella sua nota – per il mio partito, per chi momentaneamente lo rappresenta e per il paese, eviterò per questa volta di cadere nel tranello dei provocatori e mi limito a diffidarli per il futuro dall’avallare ricostruzioni false. Non escludo che se fatti del genere dovessero verificarsi ancora le conseguenze potrebbero essere ben diverse.

Voglio un partito libero dove ci si iscrive per convinzione non per ottenere qualcosa. Questo era il senso del documento che ho redatto e firmato il 10 settembre 2014 tanto criticato nel quale chiedevo che la coalizione Arcobaleno dovesse essere inclusiva senza svendere la propria identità per qualche poltrona in più. Perché solo nelle adesioni di persone libere al progetto della coalizione Arcobaleno si poteva trovare una unità più solida e una nuova spinta per andare avanti. Al contrario nell’adesione di persone interessate ad ottenere postazioni per sé, si sarebbe messa in crisi l’autenticità dell’esperienza di governo.

E rispetto a ciò rimango coerente: come io sto nella coalizione Arcobaleno senza chiedere poltrone e disinteressato se queste mi vengono tolte, pretendo che gli altri ci stiano o vi aderiscano per convinzione non per opportunismo.

Evidentemente questa mia visione dà fastidio a molti, lo capisco. Ma il tempo dell’io e delle personalizzazioni, come quelle che fa quel pessimo documento del PD del 14 aprile per il quale mi aspetterei delle scuse, è finito. Ora è venuto il momento del ragionare collettivamente. E il Pd che io vorrei deve ragionare da quale parte stare. Se dalla parte del poltronificio e degli accordi raccogliticci; dalla parte del “tolgo quello e metto quell’altro”; delle alchimie e dei bizantinismi, o dalla parte della gente di Castel Gandolfo, dei suoi problemi e delle sue speranze. Per ciò che mi riguarda – conclude Moianetti – tenterò di portare il mio partito, il Pd verso questi ultimi, combattendo la mia battaglia politica rispettosamente e lealmente”.

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