Mondiali di nuoto, la bambina, la piccolina e gli italiani

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Mondiali nuoto
Mondiali di nuoto Barcellona 2013
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Mondiali di nuoto Barcellona 2013

A pochi minuti dall’inizio della terza giornata natatoria in vasca dei quindicesimi mondiali di nuoto ospitati a Barcellona, si può cominciare a stilare un bilancio frutto di sensazioni, ma anche di prestazioni dopo quattro turni di gare tra batterie e finali di inizio settimana. Le teenager, americane e non, hanno segnato le prime giornate di gara e fatto saltare il primo record. Katy Ledecky ha provato a far saltare, senza successo, il record (era “costumone”) di Federica Pellegrini nei 400 sl, ma ha fatto segnare un pirotecnico tempo sotto i quattro minuti,  per lei barriera abbattuta e non “solo” record americano ritoccato. Dopo la “sparata” di Yuliya Efimova nei 100 rana di ieri mattina, la giovanissima olimpionica Ruta Meilutyte ha risposto subito facendo segnare il record dei campionati, poi di pomeriggio ha ritoccato il record del mondo della Hardy anno 2009. Miss Franklin ancora non ha dato saggio delle sue punte prestazionali, anche se il 59:15 con cui, ieri, ha vinto la sua semifinale nei 100 dorso, sbagliando completamente lo stacco dalla piastra in partenza, è sensazionale. Ha contribuito alla vittoria della 4×100 a stelle e striscie, con record nazionale, vincente nel duello lungo otto vasche contro le australiane. E’ lei la bambina del nostro titolo, mentre la piccolina del gruppo, per altezza, è Natalie Coughlin che dall’alto delle sue oltre trenta medaglie a livello mondiale ed olimpico, ha guidato le compagne classe ’91 (Vreeland e Romano) e 95 (Franklin) alla vittoria. Cosa segnalare nelle prime quarantottore della Barcellona in vasca? Le prestazioni monstre di Cate Campbell nel lancio proprio della 4×100 australiana, l’ennesima vittoria da sfavoriti dei francesi nella staffetta veloce maschile, la conferma di Sun nelle otto vasche stile e la grande affermazione di Sprenger nei 100 rana in faccia a Van Der Burgh. Gli italiani? Non pervenuti, a a livello di medaglie e non solo. Ci si aspettava ben altro da Fabio Scozzoli ed Ilaria Bianchi: due avvicinamenti all’appuntamento iridato quasi perfetti. Anche troppo visti i risultati in vasca. Due tempi non disprezzabili, ma ben lontani dai record italiani fatti segnare a Londra dai due: se per il ranista era stato un tempo utile “solo” all’accesso in finale olimpica, dove si era peggiorato, per la campionessa europea ed iridata in vasca corta era servito per arrivare quinta in finale dodici mesi fa. Il problema sta nel prima e nel dopo, nei proclami dei protagonisti o dell’entourage degli atleti. Finché parla Federica Pellegrini dall’alto del suo oro olimpico, dei suoi record del mondo e dei suoi allori iridai, si può perdonare Londra 2012.. Chi ha ballato per una sola stagione, mi riferisco a Luca Dotto, non può “lanciare” una staffetta 4×100 sl con 49:17 creando il fosso con la zona medaglie, chi come Scozzoli  che cela a malapena ambizioni da medaglia e nella mattina di domenica fa segnare un tempo sotto il minuto, non può parlare di affaticamento tra un turno e l’altro. Nel nuoto, a differenza dei timidissimi tentativi dell’atletica, troppi nuotatori evitano il confronto con i big durante l’anno, al di là dei mondiali o degli europei in vasca corta. E’ imbarazzante come anche a Barcellona 2013 si arrivi in generale non al massimo della forma, come è capitato a Londra 2012. Emblematica la difficoltà di tanti giovani di emergere come il caso più eclatante di Lisa Fissneider fuori nelle batterie dei 100 rana e ferma ai tempi del 2011 quando vinceva il titolo iridato junior. Si naviga a vista, aspettando stamattina Federica Pellegrini scendere in vasca negli amati 200 sl. Una scelta in contraddizione con l’anno “semi-sabbatico” da dedicare al dorso e alle staffette. L’aspettavamo come outsider nei 200 dorso, accreditata di un ottimo tempo stagionale, la troveremo a cercare di competere per il podio nella “sua” gara. Al di là dell’immancabile la polemica con la Fin via Twitter, rimane il senso di una mossa tra genio e follia. Visto il crollo delle francesi Muffat e Balmy nella distanza doppia, l’assenza della Ledecky al di là della presenza della Franklin e della Campbell, si può anche competere, ma non è questo il punto. E’ quel senso di improvvisazione, di attaccamento allo stellone italico, che fa diffidare dei nostri, di chi afferma di scendere in acqua “per gioco”. Parola alla vasca, in cui debutta oggi anche Paltrinieri, chiamato a rompere il ghiaccio in vista dei 1500 della giornata finale nelle batterie degli ottocento di oggi e tornano in acqua Pesce e Scozzoli nei 50 rana.

 

Nicola Gallo

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