Mucciaccio, “La crisi del Pd nazionale e le ricadute sulle amministrative a Grottaferrata e Frascati”

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vincenzomucciaccio
Vincenzo Mucciaccio
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Vincenzo Mucciaccio

“Essere un politico di professione, definito ladro dall’ascesa dei dipietristi, grillini ed altro, è un merito; altro che chiacchiere da bar che ora sono le stesse che sentiamo dai leader in Parlamento e nelle Amministrazioni pubbliche – inizia così la nota dell’ex consigliere comunale di Grottaferrata Vincenzo Mucciaccio. Anticipando il probabile duello finale dei prossimi mesi, che porterà a Renzi dimissionario, ma ben sapendo di avere al suo fianco un Orfini e la maggioranza PD si andrà verso la spaccatura del Partito Democratico. Il simbolo ovviamente resterà nelle mani dell’ex Premier. In questo Renzi, che un buon politico, ignora totalmente il decalogo delle regole di Don Luigi Strurzo. E questo ricadrà anche sulle prossime amministrative locali di giugno, come a Grottaferrata e Frascati, dove queste diatribe, ignorando la lungimiranza che devono avere i politici capaci, peseranno alla fine. Il Pdl di Berlusconi e Fini, finì per un uomo solo al comando e poca democrazia interna portarono allo strappo di Fini, che ne pagò per primo le conseguenze, ma segnò, poi, la fine del PDL. Qui è la medesima situazione: stessi errori di entrambi e probabile infausta conclusione. Ma, in generale, il tema che interessa agli italiani, è nelle risposte a questioni diverse, come cosa il cittadino comune si aspetta dalla futura regolamentazione dell’elezione dei suoi rappresentanti. Di questo, cioè della Legge elettorale, nessun politico si occupa, nè cercano di migliorarne l’esito emerso dalla Consulta. L’ascolto di realtà, famiglie e lavoratori, giovani e anziani, fino ad aziende e associazioni è quasi superfluo, se non rimanere sorpresi poi dall’esito delle urne. Ormai i cittadini non sanno chi sia il parlamentare che li rappresenta: quasi come non avere più voce in capitolo e che non ci sia più speranza che i propri problemi interessino questi politici di oggi. Il legame fra il cittadino e i suoi rappresentanti si è spezzato dal momento che i parlamentari sono di fatto “nominati” dai partiti. L’esercizio democratico della scelta preferenziale è l’unica soluzione. Per ora si odono solo slogan di convenienza su chi vuole votare subito, ma sa bene di bluffare – continua così Mucciaccio. Da quasi 20 anni lo scenario è composto da politici da palcoscenico, da audience, come fossimo in un grottesco Festival di Sanremo, invece di personaggi competenti. Un esempio solo su Roma la dice lunga: da Marino alla Raggi, ci vorrebbe personale politico con esperienza. I politici, come etichettati dalla Seconda Repubblica, non sono tutti ladri e non tutti uguali: nè che chiunque possa fare meglio di loro. Non è così. Questa è un’aberrazione della politica anche peggiore del qualunquismo da bar, uscita dai bar e che ce la ritroviamo in Parlamento e nelle Amministrazioni locali. E si finisce a discutere di ovvietà che testimoniano l’abisso di confusione in cui siamo spesso a parlare del nulla. I Cinque Stelle, ora in gara per governare, dovranno risolvere una fra le mille contraddizioni interne fra la trasparenza della base e l’oscurità della catena al comando. A cosa serve accendere un click via web con 24h di preavviso su temi europei se poi dove si decide la strategia, rimane tutto al buio? E tornando al PD e temi locali, le prossime mosse di Renzi porteranno – conclude così il suo scritto Mucciaccio – ad un indebolimento sulle prossime elezioni amministrative a Grottaferrata, in seno al PD, dove, oltre ad aver spinto forse avventatamente perchè ancora non pronti (fu prima del referendum del 4 dicembre) per il commissariamento dell’ex sindaco Fontana, si aggiunge ora che una parte del partito seguirà la strada renziana e un’altra parte quella dalemiana, favorendo sia il Movimento 5 Stelle, sia le liste civiche, che, a mio avviso, restano forse le più favorite e rappresentative”.

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