Mucciaccio sul caso del pino di Corso del Popolo a Grottaferrata

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Il pino di Corso del Popolo a Grottaferrata
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Il pino di Corso del Popolo a Grottaferrata

“Il Pino all’inizio di Corso del Popolo, da poco abbattuto, non era malato o pericolante, era semplicemente antipatico – inizia così la nota di Vincenzo Mucciaccio sul pino di Largo del Popolo a Grottaferrata recentemente abbattuto.

Questa sembra la sintesi su cui si dibatte della fine di un albero che, per più di dieci lustri, si è offerto alla vista di chi si apprestava ad attraversare il Corso verso l’Abbazia. O di tanti che gli hanno passeggiato sotto, godendo della frescura della sua fronzuta chioma (un pò di romanticismo non sta male accostato ad un albero tanto in vista ); o di tanti che ci sono inciampati ed inginocchiati riverenti, anche quelli che non hanno badato a spese ammaccandosi motorini e qualche gomito, o facendolo entrare nelle fondamenta della propria casa o negozio. Alcuni esperti affermano che non era malato e nemmeno pericolante; con questa constatazione noi ci dovremmo compiacere, osservando che l’ inquinamento locale non è tale da pregiudicare la “salute” di un soggetto “verde” tanto esposto. E che fosse ben saldo e non pericolante ci porta a rafforzare un giudizio positivo sulla nostra aria, sperando nel contempo che la notizia corra verso Roma, per vedere molti turisti profittare delle tante ed ottime offerte enogastronomiche e culinarie della nostra città – continua così nella nota Mucciaccio.
Per tutti questi motivi non poteva essere antipatico. Tutt’altro. E’ stato un gentiluomo attempato, ma lucido, paziente alle cure ed all’attenzione che lo circondava. Da più di una valutazione, perizia e interventi si è visto toccato, coccolato, turbato e commosso. Ma quando si è accorto di dissestare con le sue necessarie radici, forse vedendo qualche ruzzolone e qualche autoambulanza, ha pensato di chiedere di ritirarsi. Perchè il suo tempo, un bel tempo, in quel posto era finito, senza dissertazioni scientifiche, economiche, amministrative ed immancabilmente politiche. E senza soprattutto approfondimenti ed ipotesi di protesi artificiali che la sua dignità negava. Non era antipatico. Era sopra tutti e non di parte. Era includente. Era per la pace. Era un caro Pino che ritroverà i suoi 4 fratelli centenari, di due ex villette a viale I Maggio, in zona verde, abbattuti senza attenzione, perizie, scalpore e motivo, se non fosse per cemento abitativo. Del Pino del Corso – conclude Vincenzo Mucciaccio – ci resteranno, i ricordi, commenti, le foto e una piastrina: la n.696, che vale anche per i suoi fratelli, di cui neanche il pezzo di latta resta, ma un’altra banca”.
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