La musica di Gabriele Ciampi all’Auditorium Parco della Musica

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Gabriele-Ciampi_9549_bIl 21 dicembre il compositore Gabriele Ciampo è tornato con grande successo, per il secondo anno consecutivo, all’Auditorium Parco della Musica di Roma dove ha presentato, per la prima volta in Italia e in esclusiva per la Fondazione Musica per Roma, “The Minimalist Evolution”, uno spettacolo inedito in cui il Maestro ha diretto la sua CentOrchestra composta da 30 giovani musicisti di diverse nazionalità, sulle note delle sue composizioni.

 

Com’è strutturato lo spettacolo che ha presentato all’Auditorium?Ci sono diverse arti sul palcoscenico. Ovviamente la musica, io infatti dirigo la mia CentOrchestra…con loro abbiamo iniziato un percorso tre anni fa che ci ha portato a questo spettacolo. Poi c’è la recitazione, un’attrice interpreta l’anima del compositore che si trova sul palco, e lo racconta al pubblico. Infine la danza, dove una ballerina rappresenta la musa ispiratrice. Tre arti quindi che collaborano tra loro per creare un unico grande evento. Lo spettacolo è un racconto autobiografico, ci sono all’interno le mie esperienze di vita, quella in Italia e quella che vivo oltreoceano. Le differenze sono molte: in Italia la cultura musicale è molto accademica, in America molto più pratica..la mia fortuna sta proprio nell’aver preso il buono da entrambe.

 Ci spieghi il nome dello spettacolo: The Minimal Evolution.Il titolo può far pensare ad una musica minimalista, ma non è cosi. Il titolo rappresenta bene le mie idee, la mia musica è come un viaggio, e il titolo mi ha dato spunti più che altro per lo spettacolo. La differenza tra il cd(in distribuzione sia in Europa che in America) e lo spettacolo, è che in quest’ultimo ci saranno 4 brani in più.

 Cosa significa per lei essere un compositore oggi, nell’era digitale.Io sto cercando di fare proprio questo con il mio lavoro, di rivalorizzare proprio la figura del compositore vero, che si siede al pianoforte e con lo spartito elabora e scrive. Oggi purtroppo questo è offuscato dalle tecnologie. Sono contrario a chi utilizza nel processo creativo la tecnologia…è la mente che deve decidere, non solo l’orecchio, l’istinto…ci vogliono anni di studio e teoria. Bisogna quindi distinguere tra chi fa il compositore e chi fa l’arrangiatore, il programmatore ecc…Bisogna valorizzare il lavoro degli autori delle canzoni.

 

 

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