Nel suo cinquantennale De Carolis ricorda la tragedia del Vajont

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Vajont
Vajont - foto d'epoca
Vajont
Vajont – foto d’epoca

Il 9 Ottobre 1963, alle 22.39, dal Monte Toc (che in friulano è abbreviazione di “patoc”, che significa “marcio”) una frana gigantesca si stacca nel bacino della diga del Vajont: 260 milioni di metri cubi che precipitano nel lago artificiale del Vajont. La diga tiene, ma un’ondata alta più di cento metri la scavalca.

Cinquanta milioni di metri cubi di acqua – preceduti da uno spostamento d’aria due volte più potente di quello provocato dalla bomba atomica di Hiroshima – si abbattono nella valle del Piave
sommergendo Longarone e le frazioni di Rivalta, Pirago, Faè e Villanova. Quattro minuti di inferno, 2000 morti.

Lo sbarramento del Vajont fu costruito con il fine di creare un bacino che costituisse il principale serbatoio ad uso idroelettrico ed irriguo di raccolta delle acque del fiume e degli altri maggiori corsi d’acqua della Provincia di Belluno. Un’opera colossale che vide in soli tre anni la realizzazione di una diga in calcestruzzo armato a doppio arco, alta 261 metri (due volte l’altezza della cupola di San Pietro), con uno spessore alla base di 22 metri e 3,4 metri alla sommità, capace di creare un invaso di quasi 160 milioni di metri cubi d’acqua. Il consolidamento dell’area previde la realizzazione di circa 170 chilometri di perforazioni e iniezioni.

“La tragedia del Vajont riguarda tutti noi – spiega il primo cittadino Marco De Carolis. – Il territorio, la natura, la richiesta di giustizia, il valore della solidarietà e poi c’è il ricordo. La memoria sia frutto di riflessione sui temi della sicurezza, della prevenzione, dello sviluppo e della ricerca. La Politica non deve sfidare la natura, l’amministrazione della cosa pubblica va gestita con serietà senza qualunquismo. Ma va rispettata anche la natura per non incorrere in tragedie simili che cambiano non solo la geografia di una Provincia ma anche la Comunità sociale. A cinquanta anni dal dramma del Vajont la cittadina di Monte Compatri si stringe alle famiglie delle vittime e all’intera Provincia di Belluno”.

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