Nostra signora Solitudine di Lina Raus, raccontato da Raffaello Utzeri

Uscito lo scorso Gennaio Nostra Signora Solitudine è l'ultimo romanzo della scrittrice e psicoterapeuta di Grottaferrata Lina Raus

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Uscito lo scorso gennaio per i tipi di EdiLet-Edilazio Letteraria, “Nostra signora Solitudine”, il nuovo romanzo di Lina Raus, scrittrice e psicoterapeuta di Grottaferrata, è incentrato, come si evince dal titolo, sul tema della solitudine; scritta con l’iniziale maiuscola perché concepita e analizzata anzitutto sul piano esistenziale. Si parla della solitudine che caratterizza il rapporto di ognuno di noi con le cose basilari della vita: siamo soli dinanzi alla morte, al dolore, all’amore, alle emozioni. La dottoressa Lorenza, protagonista e voce narrante del libro, è una psicologa di una certa età che ripercorre, sull’onda dei ricordi, il filo ingarbugliato della propria esistenza. La memoria è, già di per sé, terapeutica: scioglie i nodi dell’infanzia e consente di venire a patti con gli innumerevoli traumi accumulati lungo il percorso. Lo psicologo, peraltro, deve costantemente auto-analizzarsi se vuole psicoanalizzare gli altri, aiutandoli a superare angosce e fobie. Così accade ad esempio con Maura, una ragazza ammalatasi di anoressia in seguito a un grave trauma familiare, che Lorenza si offre di aiutare gratuitamente e con cui instaura una bella amicizia trans-generazionale. Un’amicizia che serve a entrambe le donne per capire meglio se stesse e grazie a cui Maura, mettendo a frutto l’esperienza e i consigli di Lorenza, riesce infine – pur tra molte travagliate vicissitudini – a guarire dall’anoressia e a farsi una vita, mentre Lorenza – oltrepassando positivamente la “cognizione del dolore” – raggiunge una nuova forma di serenità.

Lina Raus vive e lavora a Grottaferrata. Laureata in pedagogia e psicologia, in possesso del dottorato in Benessere Sociale, ha lavorato anche nella scuola come insegnante, poi come psicopedagogista. Per la narrativa di EdiLet ha già pubblicato “Cara domestica follia” (2012, Premio “Terzo Millennio”), in cui approfondisce il diffuso interesse per la cura della psiche, e “Il figlio femmina” (2014), in cui, divulgando problemi e discussioni di drammatica attualità e rilevanza sociale, analizza il problema della transessualità nella percezione di madri di adolescenti che affrontano il cambio di genere. “Nostra signora Solitudine” è il suo quinto libro. Di quest’opera ha parlato lo scrittore Raffaello Utzeri, curatore delle pubblicazioni di Lina Raus.

 

Un commento sullo stile utilizzato in “Nostra signora Solitudine”?

 

«Lina Raus ha scelto una strada coraggiosa. Non la saggistica divulgativa, che si rivolge ai lettori dall’alto di una esperienza specializzata condivisa da pochi; ma la forma narrativa, che alterna analisi e sintesi dei problemi vitali per valorizzare il messaggio che da oltre un secolo la sua disciplina offre al pubblico: arginare il disagio esistenziale che la nostra società ci procura in dosi crescenti. Nostra signora Solitudine nella sua forma di romanzo atipico, tocca esisti nuovi per la nostra letteratura con continui rimandi tra scienza e arte: un libro che parla scientificamente del sentimento amoroso e amorevolmente considera la situazione attuale della sua scienza. Come si sa, la psicanalisi non è una scienza esatta: ma se anche lo fosse, come potrebbe indagare quel sentimento tanto impreciso che chiamiamo amore; come potrebbe dire qualcosa di sicuro su quell’organo così volubile che è il cuore umano?».

 

Come riesce l’autrice a declinare insieme scienza e scrittura?

 

«Di lei è stato detto e scritto più volte che il suo pensiero si sviluppa tra scienza e arte. Confermando questa valutazione, può essere utile precisare che il suo cammino scientifico, teorico e pratico, avanza in una posizione intermedia tra quella espressa da Erich Fromm in “Anatomia della distruttività umana” e da Herbert Marcuse in “Eros e civiltà”, due opere prodotte nel secondo dopoguerra da due dei maggiori discepoli di Freud. Sul versante letterario Lina Raus ha indagato e meditato entro interessi e valori psicologici e sociali narrati dal verismo italiano. E qui non è probabile trovare paragoni con autori eminenti della nostra narrativa più o meno recente, nemmeno con le scrittrici più note o celebrate dalla critica letteraria. Noncurante delle discussioni, che ogni tanto si accendono, sulla presunta esistenza di una scrittura di genere femminile, Lina Raus ha trovato nella sua ricerca uno stile proprio e originale, serenamente equidistante dalle pedanterie accademiche quanto dalle stranezze di sedicenti avanguardie. Si qualifica così come autrice di livello nazionalpopolare».

 

Per quale motivo dovremmo leggere il nuovo romanzo di Lina Raus?

 

«È singolarmente autentico. Va letto con l’attenzione che merita una operazione di non comune valore morale e civile. Questo libro è anche percorso da una vena didascalica che si rivela sempre più necessaria e attuale, dalla prima all’ultima pagina, e in molti punti tocca l’altezza della riflessione metafisica. Attraverso l’indagine dell’istinto primario del cuore umano, l’Es, che cerca d’imporre il principio del piacere, Lina Raus espone il principio di giustizia dell’Io che percorre due menti femminili a confronto con il resto del mondo psichico e sociale che le circonda. Gli esiti sono drammatici con effetti di commedia e tragedia che si alternano come in quasi tutte le più profonde

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