Nuovi proprietari, nuovi obiettivi: i fondi nel calcio e i casi Suning-Elliot

Finisce il calcio dei magnati, inizia quello dei fondi. Non i presidenti spendaccioni, ma oculati investimenti in un'ottica di crescita economica.

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Suning - Inter

Nuovi proprietari, nuovi obiettivi: i fondi nel calcio e i casi Suning-Elliot

FINISCE IL CALCIO DEI MAGNATI, INIZIA QUELLO DEI FONDI. NON I PRESIDENTI SPENDACCIONI, MA OCULATI INVESTIMENTI IN UN’OTTICA DI CRESCITA ECONOMICA

Il calcio è cambiato. Sì, è uno dei stereotipi più grandi e famosi che accompagnano anno dopo anno questo sport ma è anche la verità. Dura da accettare per chi vede sbiadire in istantenee sempre più ingiallite un calcio che non tornerà più. E non si parla solo della durezza del gioco in campo, dei troppi rigorini, del VAR, dei calendari ingolfati e delle mille competizioni. Si parte dai piani alti, da un’imprenditoria che ormai non c’è più. Non ci sono i leader d’industria che, mossi da sentimenti ancestrali, erano disposti a spese folli per raggiungere la vittoria sportiva.

Oggi è cambiato innanzitutto l’obiettivo: non c’è più il campo al centro della costruzione di una squadra, non c’è la volontà di perseguire degli obiettivi agonistici. Prima l’azienda, prima il bilancio, prima gli obiettivi di stampo economico e poi, quasi secondariamente, quelli campali. Non bisogna nemmeno tornare in rewind agli anni 70-80-90, basta andare indietro di qualche anno: anche la figura del presidente magnate-spendaccione, istituita dagli arabi di Manchester City e PSG, è passata in secondo piano rispetto all’aziendalizzazione degli stessi club. Che non sono più passatempi in cui far confluire i soldi, ma vere macchine di produzione degli stessi. Cambiano gli attori, cambiano le priorità, cambiano i motti. Non più “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.

Chissà se si staranno facendo le medesime domande circa il caso Suning, al centro della bufera negli scorsi giorni. S’erano impiantati a Milano acquisendo il 66,5% dell’Inter nel 2016 per creare un progetto sportivo solido e dalle possibilità di espansione infinite. A distanza di quattro anni le cose non stanno andando come previsto e non per colpa della squadra di Conte, che quest’anno si giocherà verosimilmente lo Scudetto fino all’ultima giornata. Colpa del Coronavirus, degli introiti al botteghino arrivati allo zero, della contrazione dei ricavi che ha portato a chiudere l’attività al 30 giugno 2020 con una perdita pari a 102,4 milioni. Da Pechino il diktat è quello di contenere le perdite, ovvero diminuire gli investimenti nelle realtà sportive, che non sono altro che un microcosmo nell’universo Suning.

Ora dunque gli Zhang sono alla ricerca di un partner (BC Partners) o di un acquirente. In queste situazioni di evoluzione geopolitica del calcio entrano in ballo i fondi monetari, ovvero dei fondi comuni di investimento, perché composti da prodotti obbligazionari con durata molto breve, liquidità o altri strumenti prontamente esigibili. Questa loro caratteristica li rende degli strumenti decisamente stabili anche in periodi in cui si osserva una spiccata volatilità nei mercati.

Nell’ambito del calcio qual è il loro obiettivo? Rilevare una società, risanarla per poi cercare un acquirente, detto in soldoni. Acquistano i club in difficoltà perché ottengono credito a condizioni più vantaggiose. Riqualificano le strutture del club intravedendone potenzialità per eventuali investitori. Prendono un auto d’epoca arrugginita e malfunzionante e la rinnovano, rivendendola come Ferrari. Bisogna capire se, nel giro di mani societarie, negli anni che passano in questa operazione, c’è spazio – secondariamente – anche per la vittoria sportiva.

Il caso Elliot al Milan è eclatante: ha fiutato l’occasione, ma non ha disdegnato l’emotività. Mettendo a capo del progetto Maldini e tornando a fare calcio dopo anni di confusione nella Milano rossonera. Oggi non è più transito, ma somiglia più ad una vera proprietà.

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