Occupata a Roma la sede della Fondazione Alleanza Nazionale

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Occupazione fondazione an
Comitato Adesso Noi - An occupa sede della Fondazione Alleanza Nazionale
Occupazione fondazione an
Comitato Adesso Noi – An occupa sede della Fondazione Alleanza Nazionale

Oggi è stata pacificamente occupata a Roma la storica sede di Alleanza Nazionale in via Della Scrofa. Il Comitato Adesso Noi-An, autore del gesto nonviolento ha spiegato col seguente comunicato stampa le ragioni dell’atto dimostrativo, integrandolo con un documento politico sull’attuale stato della destra italiana. L’azione dimostrativa del Comitato ha subito ricevuto il plauso del web, decine infatti sono le reazioni di singoli e gruppi a sostegno dell’iniziativa. La pagina “Nuovi Volti per la Nuova Destra” ad esempio, ha rilanciato immediatamente il gesto dichiarandosi totalmente in sintonia con “lo spirito ed i contenuti del Comitato Adesso Noi-An”. Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato stampa ed il documento politico di Adesso Noi-An.

“Oggi, 16 luglio 2013 – si legge nella nota diffusa dagli autori del simbolico gesto – è stata occupata la sede della Fondazione Alleanza Nazionale, in via della Scrofa a Roma. Autore di quest’azione politica pacifica e simbolica è il movimento Adesso Noi (AN), nato dall’iniziativa di donne e uomini che hanno deciso d’intervenire in maniera prepotente nel dibattito sulla ricostituzione di un partito unico di Destra.
Considerati i dati delle ultime elezioni politiche e amministrative, la rappresentanza di quella che è considerata la Destra italiana s’è ridotta ai minimi storici, e per ovviare alle frammentazioni e ai rancori di una stagione che si spera archiviata, diversi dirigenti che risiedevano ai vertici di AN hanno ritenuto opportuno rilanciare la sfida di un partito unico di Destra, indipendentemente dalle sigle, che possa ridare a quella comunità politica un valido strumento di gestione del consenso per avanzare istanze e pretese avendo come scopo ultimo il supremo interesse Nazionale.
A tal proposito – continua la nota – Adesso Noi ha deciso di attuare questo gesto non violento per porre le seguenti questioni politiche:
1. Modificare la destinazione del patrimonio della Fondazione Alleanza Nazionale: non dovrà più servire a decantare una storia passata ma a scriverne una diversa, di prospettiva, divenendo la principale fonte di finanziamento per il nuovo partito di Destra.
2. Convocare tutti gli intellettuali d’area per scrivere una Carta dei valori non negoziabili, espressione delle idee e del percorso politico della Destra, ma non ghettizzate su posizioni fuori dal tempo, individuando come orizzonte una destra moderna, europea.
3. Convocare una Costituente di questo nuovo soggetto politico che veda protagoniste, non solo le forze politiche “figlie” di Alleanza Nazionale, ma anche tutte quelle persone e associazioni che si riconoscono nella Carta dei valori.
4. Il tema del conflitto generazionale (volgarmente conosciuto come “rottamazione”) non fa parte della storia della Destra italiana, come dimostra il passaggio da Almirante a Fini, ma talvolta la Storia esige il patto generazionale, il passaggio del testimone. Pur Riconoscendo la massima stima e ammirazione per dirigenti come Fini, La Russa, Alemanno, Storace, Nania, Viespoli, Menia, Urso, giusto per indicarne alcuni, che hanno avuto il merito di aver portato la Destra al governo e di aver superato, non senza difficoltà, la fase post ideologica, riteniamo opportuno che di questo nuovo soggetto politico loro ne siano fautori e padri nobili, che lavorino attraverso accademie, corsi di alta formazione politica e altre attività intellettuali a costruire le future classi dirigenti, ma che lascino – conclude la nota – alle nuove generazioni la sfida della rappresentanza della Destra nel circuito democratico rappresentativo”.

Il Manifesto

“…Se parlano da questo palco ministri, il sindaco di Roma, la terza carica dello Stato, ricordiamoci con orgoglio ed umiltà che lo dobbiamo ad una lunga e bella storia d’impegno politico nel senso più alto del termine ed è la ragione per la quale io avverto innanzitutto il dovere di dire grazie a tutti coloro che in ogni parte d’Italia, in momenti particolarmente aspri e difficili hanno sempre tenuto la schiena dritta e hanno sempre avuto nel cuore un grande amore per la propria terra…”
Con il discorso pronunciato nel marzo 2009 al Congresso di scioglimento del partito Alleanza Nazionale, di cui ne è evidentemente riproposto solo un frammento, il Presidente di quella forza politica, l’On. Gianfranco Fini, sottolineava come i figli degli esuli in patria, coloro che provenivano dalle organizzazioni giovanili del MSI e che imparavano il mestiere della politica nella “scomoda” –in quanto esclusa dall’arco costituzionale e vittima di pregiudiziali ideologiche – scuola del movimento sociale avendo per maestri i suoi interpreti probabilmente più illuminanti e di cui è doveroso ricordare alcune personalità come Almirante, Tatarella, Romualdi, Tremaglia, in quel momento erano espressione di una forza di Governo con dei numeri importanti e impensabili solo qualche tempo prima.
All’epoca, infatti, negli organi al vertice di An si avvicendavano Ministri, Vice Ministri, Sottosegretari, 120 parlamentari, il Sindaco di Roma e il Presidente della Camera.
In questo frammento sopra riportato Fini individuava a ragione, al di la di ogni questione strutturale, mediatica o squisitamente strategica, il successo di quella esperienza nella comunità politica alla quale con orgoglio apparteneva, una comunità composta da donne e uomini che si sentivano parte di una storia, che quella storia avevano non senza sofferenze messo da parte perché comprendevano con impressionante lungimiranza che per quanto il passato sia lo spessore del presente è nel futuro che si gioca la più alta sfida politica.
Quei risultati encomiabili per una classe dirigente si rivelavano tanto fastosi quanto effimeri, in vista della fusione tra An e Forza Italia si assisteva al primo strappo, quello di Storace e Buontempo che costituivano La Destra; e dopo a mala pena un anno dalla nascita del Popolo della libertà si consumava laprima scissione con la “forzata” nascita di Futuro e libertà per l’Italia necessitata dall’espulsione del Presidente della Camera.
Infine, dopo una travagliata legislatura, si configurava un nuovo ambizioso soggetto politico Fratelli d’Italia guidato da Giorgia Meloni, che rinunciando ad una poltrona “garantita” entrava in una virtuosa competizione con il Pdl o con ciò che ne rimaneva.
Il progetto del Ppe italiano era palesemente fallito.
Con le recenti amministrative non solo i quotidiani avversi storicamente a quel mondo ma anche i giornali d’area hanno evidenziato la fine dell’esperienza politica della dirigenza ex An, infatti, non vi sono più sindaco di Roma, Presidente della Camera, Ministri, sottosegretari provenienti dalla destra italiana e le assemblee legislative contano poco meno di trenta rappresentanti di quell’estrazione culturale, politici a cui sembra essere stato inferto un colpo di grazia dal quale pare impossibile riprendersi.
In totale Futuro e libertà, La Destra, Fratelli d’Italia, l’esigua componente An nel Pdl e i gruppi minori insieme non raggiungerebbero, in base ai sondaggi delle principali agenzie, il 3%.
Oggi vogliamo dire che la Speranza non è perduta, la sconfitta non annulla le idee ma certifica la fine di un percorso, in particolare quello di una generazione.
Occorrerà specificare un aspetto che sembra rendere ancora viva la fiamma della passione politica, l’elemento che ha sempre fatto la differenza ovverossia proprio quella comunità che Fini elogiava nel suo discorso conclusivo.
Quella comunità esiste ancora, frammentata in tutti questi contenitori politici, magari amalgamata con qualche esperienza diversa ma sempre sicura dei suoi valori, sempre nobile d’animo e sfuggente da qualsivoglia compromesso sistematico.
Una comunità che alla giustizia sociale coniuga il merito, che alle banche e i poteri forti non fa sconti prediligendo gli interessi del popolo, che lotta per le idee in cui crede e che ritiene l’Europa una partita ancora tutta da giocare all’insegna di una sovranità da rinsaldare ; che ritiene l’Europa delle patrie non sia utopia ma aspirazione realizzabile e che rispettare gli accordi internazionali ma non significa genuflettersi alla Germania o alle logiche che mettono in pericolo o ledono la tenuta della nostra dignità nazionale, della nostra autodeterminazione.
Una comunità che la patria la onora ogni giorno e che nell’ambizione di rendere Grande il proprio paese e Felice il suo popolo orienta la propria attività politica!
Questa straordinaria comunità ha resistito alle divisioni, ai giochi di potere, alla lottizzazione delle poltrone e ha mantenuto un’identità riconoscibile!
Con questa iniziativa si vuol restituire una casa comune a tutti coloro che credono ancora che in Italia una destra interclassista, ibrido perfetto in grado di recepire le istanze dei cittadini più deboli e coniugare la propria azione politica bilanciando queste con le esigenze del mondo delle imprese, tenendo alta la bandiera della destra e dell’interesse nazionale può ancora esistere!
Invitiamo, pertanto, i “colonnelli” La Russa, Alemanno, Gasparri, Storace e gli altri a riconvertire la Fondazione AN in partito, contribuendo al rinnovo della classe dirigente e abdicando alla stessa, mettendo a disposizione della nostra gente, che di quel patrimonio storico-economico–culturale è senza dubbio l’intestataria, tutti i mezzi conquistati nel corso di sessant’anni di STORIA.
Non è un dettaglio di poco conto ricordare che, in tempi i cui il legislatore considera la seria possibilità di abolire il finanziamento pubblico dei partiti, il patrimonio della Fondazione Alleanza Nazionale viene stimato in circa 400 milioni di euro di beni immobili e 80 milioni di euro di liquidità, risorse che renderebbero questo rinato soggetto politico il primo partito d’Italia per autosufficienza economica.
Non sono le sigle quelle che contano, si volesse chiamare nuovamente An o piuttosto Fratelli d’Italia o La Destra poco interessa allo scrivente. Gli aspetti importanti per una forza politica risiedono nel rapporto con l’elettorato, nel programma di governo, nei valori di riferimento e nell’autorevolezza morale e intellettuale degli esponenti che ne rappresentano pubblicamente il pensiero e la linea politica.
Si è giunti all’ineluttabile fase del ricambio generazionale che, attenzione, non deve essere rottura ma sintesi, accordo tra chi rappresenta i sacrifici, le vittorie e le sconfitte del passato e chi non può non investire nel futuro perché la scommessa è connaturata nell’età prossima alla giovinezza più che in qualsiasi altra stagione della vita.
L’appello è rivolto a tutti coloro che vogliono cambiare il mondo, che orfani di una casa politica sentano l’esigenza di tornarvi, perché lì dove hanno respirato quelle idee rivoluzionarie possono riconoscere se stessi, incontrare nuovamente i propri fratelli e sorelle con i quali oltre ad un percorso comune condividono uno smisurato amore per l’Italia.
I destinatari precipui del presente appello sono tutti quei giovani come me che si ritengono titolari del domani!”.

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