Osservazioni al piano rifiuti regionale di Italia Nostra Castelli e Partito Comunista Lazio

"Un piano inadeguato, contraddittorio e persino antiecologico perchè ancora basato su discariche, inceneritori e impianti a biogas/biometano"

0
310
4r
4R

“ITALIA NOSTRA CASTELLI ROMANI E PARTITO COMUNISTA LAZIO PRESENTANO LE OSSERVAZIONI AL PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI DEL LAZIO.

UN PIANO INADEGUATO, CONTRADDITTORIO E PERSINO ANTIECOLOGICO PERCHE’ ANCORA BASATO SU DISCARICHE, INCENERITORI E IMPIANTI A BIOGAS/BIOMETANO.

UN PIANO CHE IGNORA L’INTERDITTIVA ANTIMAFIA E CONSOLIDA LA GESTIONE “MONOPOLISTICA” DEI RIFIUTI NELLA CAPITALE.

UN PIANO ANTIECOLOGICO PERCHE’ RIAPRE L’IMPIANTO DI TMB E LA DISCARICA DI ALBANO E RIDUCE COLLEFERRO E LA VALLE DEL SACCO A PATTUMIERA DEL LAZIO.

LA PROPOSTA DI UNA GESTIONE INTERAMENTE PUBBLICA DEL CICLO DEI RIFIUTI.

Dopo il lavoro a difesa del vincolo del MIBACT, Italia Nostra sezione Castelli Romani e il Partito Comunista del Lazio hanno presentato in Regione le osservazioni sulla proposta di “Piano Regionale di gestione dei rifiuti” approvata dalla giunta della Regione Lazio in data 5 dicembre 2019 e in discussione nell’apposita commissione regionale presieduta da Marco Cacciatore. La raccolta differenziata dei rifiuti urbani, in particolare quella attuata attraverso il metodo “porta a porta”, rappresenta la base necessaria per la realizzazione di una “economia circolare” che contraddistingue un modello di sviluppo sostenibile, condizione necessaria per la tutela del nostro territorio e, più in generale, del nostro stesso pianeta. La raccolta differenziata infatti è il presupposto fondamentale per il riciclo e recupero dei materiali, consentendo quindi di evitare il conferimento dei rifiuti in discarica, così come il loro incenerimento nei termovalorizzatori, salvaguardando pertanto la tutela del territorio, evitando il ricorso alle discariche, rispettando l’integrità del paesaggio e la salubrità dell’aria. Nel corso degli ultimi 8 anni si rileva come quasi tutti i comuni della regione come, in particolare, nei Castelli Romani, abbiano compiuto un progresso significativo nella direzione della raccolta differenziata. Occorre constatare, infatti, come la raccolta differenziata nel complesso dei comuni dell’area dei Castelli Romani, nel 2018, abbia sfiorato il 60% (59,3% – fonte dati ISPRA) mostrando un risultato certo incoraggiante, seppure fatta eccezione per il comune di Nemi, dove la raccolta differenziata “segna ancora il passo”. Diversa appare invece la situazione per il comune di Roma dove la raccolta differenziata, sebbene nel corso degli anni abbia registrato un incremento graduale, tuttavia nel 2018 risultava ancora del 42,9 % (fonte: Rapporto Rifiuti Urbani edizioni 2019, ISPRA pag. 49). Il peggiore andamento della raccolta differenziata nella capitale rispetto al resto della regione si riflette inevitabilmente anche sulla percentuale su scala provinciale, con il 47,5%, e regionale con il 47,78%, percentuali che, escludendo Roma, risulterebbero decisamente più elevate. Infatti, se si considerassero i comuni dell’intera provincia di Roma, escludendo il comune di Roma, si otterrebbe per il 2018 una raccolta differenziata del 56% (elaborazioni su dati ISPRA). Occorre inoltre notare che la quantità autorizzata per il complesso degli impianti TMB di trattamento meccanico biologico della regione Lazio, pari a circa 1.900.000 tonnellate (che lavorano per l’88% proprio i rifiuti indifferenziati), supera nettamente la quantità di rifiuti suddetti, che è di circa 1.580.000 tonnellate. In particolare nell’area dei Castelli Romani la quantità prodotta localmente di indifferenziata sarebbe di circa 60.000 tonnellate cioè una quantità che, verosimilmente, sarebbe troppo esigua per giustificare la riapertura dell’impianto TMB di Albano, il quale avrebbe una capacità di 183.000 tonnellate e quindi come vero scopo avrebbe quello di trattare l’indifferenziata ed altri scarti provenienti da altre aree, ovvero soprattutto da Roma, mentre la capacità complessiva degli impianti in regione già sarebbe sufficiente per rispondere alle esigenze dal punto di vista quantitativo rendendo quindi non necessario l’impianto di Albano. Occorre rilevare, inoltre, che la stessa riapertura dell’impianto di TMB di Albano è avversata dalla cittadinanza locale ed è oggetto di impugnazione giudiziaria da parte dell’amministrazione comunale stessa e di associazioni e comitati locali. La presenza di un impianto TMB in loco e della stessa discarica presso la località Roncigliano ha certamente un impatto deleterio sulla attività agricola che caratterizza quel territorio con contaminazioni nocive anche della falda acquifera, già da tempo in condizioni critiche di inquinamento (vedi presenza di arsenico e metalli pesanti rinvenuti nel corso del tempo). Si rileva infatti come un settimo invaso quale discarica rappresenti la prosecuzione nella direzione della grave devastazione ambientale già in atto da molti anni di quel territorio. A questo proposito, occorre pure ricordare come a novembre scorso, dopo una pausa di due anni nei controlli, l’Arpa abbia certificato, esaminando 4 pozzi, l’ennesima presenza di 1,2-dicloro-propano nel pozzo F1B, circa il triplo della concentrazione limite ammessa, a riprova del fenomeno di inquinamento testé citato. In sostanza il potenziamento della raccolta differenziata, soprattutto nel comune di Roma, e della connessa filiera del riciclo dei materiali, è la via ottimale per evitare l’uso di discariche e la riapertura degli impianti di TMB ora in disuso. Per le ragioni suddette si ritiene e si chiede che la regione debba intervenire per evitare la riapertura dell’impianto di TMB ad Albano e l’uso del settimo invaso della discarica, attuando ogni provvedimento necessario per la bonifica del territorio. Di seguito sono riportate le osservazioni presentate da Italia Nostra sezione dei Castelli Romani e Partito Comunista del Lazio.

Osservazione n° 1: La Regione Lazio confina anche con il Molise.
Purtroppo la giunta regionale ha dimenticato questo importante dettaglio.

Osservazione n° 2: nella Capitale, al centro della gestione dei rifiuti, c’è sempre il monopolio di Manlio Cerroni, soggetto ad “interdittiva antimafia”.

L’Agenzia Garante della Concorrenza e del Mercato, denominata anche Antitrust, ha evidenziato che “la Provincia di Roma è stata caratterizzata in passato dal monopolio di fatto di un unico gestore per il trattamento e smaltimento del rifiuto indifferenziato e l’esigenza di rafforzare il ruolo pubblico nel settore della gestione dei rifiuti urbani”. Nel “Piano regionale di gestione dei rifiuti” non viene mai evidenziato che pende una “interdittiva antimafia” che dovrebbe escludere ogni rapporto tra le società di Cerroni e la pubblica amministrazione. Considerando che l’interdittiva antimafia a carico delle società di Manlio Cerroni è stata confermata dal Consiglio di Stato e risulta ancora pendente, ci pare inammissibile che la proposta di “Piano regionale di gestione dei rifiuti” ignori tale circostanza. Inoltre, nonostante l’interdittiva antimafia, il “Piano regionale di gestione dei rifiuti” conferma e potenzia il ruolo delle società di proprietà di Manlio Cerroni nella gestione dei rifiuti della Capitale e della provincia di Roma. Dal “Piano regionale di gestione dei rifiuti” emerge che nel 2017 gli impianti di Manlio Cerroni (Malagrotta1 e Malagrotta2) hanno gestito la maggior parte dei rifiuti indifferenziati della capitale, lavorando quasi a pieno regime (anche al 90%), mentre gli altri impianti di Roma e del Lazio hanno lavorato generalmente di meno (anche solo il 50%). Rispetto al 2017 la situazione oggi sarebbe cambiata, sempre a favore del “potente” Manlio Cerroni. Infatti, gli uffici regionali in data 31 ottobre 2019 hanno concesso il rinnovo dell’AIA (Autorizzazione di Impatto Ambientale) all’impianto TMB di Albano, sempre del signor Manlio Cerroni, e pochi giorni dopo, l’11 dicembre 2019, l’impianto AMA di Via Salaria “non è in esercizio” a causa di un “misterioso” incendio. A causa di questi eventi, Manlio Cerroni, soggetto ad “interdittiva antimafia”, vede aumentare fino al 74% il suo controllo della torta dell’indifferenziato della provincia di Roma. È evidente che per ricostruire il monopolio completo nella gestione dei rifiuti nella provincia di Roma, Manlio Cerroni da anni chieda di poter riattivare il TMB di Guidonia, a oggi ancora sotto sequestro della magistratura per la violazione di alcuni vincoli archeologici. In previsione di una riattivazione, il TMB di Guidonia è riportato fedelmente nella proposta di “Piano regionale di gestione dei rifiuti” con accanto la dicitura “Impianto non in esercizio”. Il “Piano regionale di gestione dei rifiuti” è assolutamente sovradimensionato, in quanto la capacità complessiva degli impianti di TMB e di TM dell’ATO di Roma salirebbe nel 2022 a quasi 2.400.000 tonnellate l’anno, a fronte di un fabbisogno che potrebbe scendere progressivamente a 800.000 tonnellate l’anno. In questa situazione di forte esubero di capacità complessiva, in data 31/10/2019 gli uffici della Regione Lazio autorizzano paradossalmente la ricostruzione dell’impianto TMB di Albano, di proprietà sempre di Manlio Cerroni. In sintesi, nell’ATO della provincia di Roma sono sufficienti gli impianti pubblici dell’AMA e della Lazio Ambiente spa, e potrebbero essere finalmente cancellati tutti gli impianti privati di Cerroni (Malagrotta1, Malagrotta2, Albano, Guidonia), di “Porcarelli Gino & co” e della Ecosystem spa. In definitiva, la vera scelta coraggiosa del piano rifiuti sarebbe quella di chiudere definitivamente con la gestione dei rifiuti in mano ai privati, puntando ad una intera gestione pubblica del ciclo dei rifiuti. Solo in questo modo sarà possibile lanciare la raccolta differenziata nella Capitale, superare una arcaica gestione dei rifiuti basata su discariche ed inceneritori, sviluppando una vera economia circolare.

Osservazione n° 3: Il “Piano Regionale di gestione dei rifiuti” non rispetta la “Strategia Rifiuti Zero”.

Nella proposta di “Piano regionale di gestione dei rifiuti” viene utilizzato impropriamente il termine “Strategia Rifiuti Zero”, accostandolo al concetto di recupero di energia. Come precisato dal “Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare”: “la “Strategia Rifiuti Zero” è un programma internazionale che da sempre di fatto esclude in linea di principio il “recupero di energia” dai propri obiettivi, essendo mirata di fatto al solo “recupero di materia” delle frazioni organiche attraverso il compostaggio aerobico ed il riciclaggio meccanico delle frazioni inorganiche”. La costruzione e l’utilizzo di impianti di combustione di biogas, la sperimentazione della produzione di biogas da flussi di rifiuto trattati meccanicamente, la produzione di CSS (Combustile Solido Secondario) da bruciare nell’inceneritore di San Vittore, nei cementifici o in impianti non dedicati in sostituzione di combustibile a più alto contenuto di carbonio e/o più inquinanti (come carbone o pet-coke) sono tutti concetti da sempre osteggiati dalla “Strategia Rifiuti Zero”. Purtroppo la proposta di “Piano regionale di gestione dei rifiuti” è fortemente basata sull’incenerimento, sugli impianti a biogas e sulle discariche. Come precisato dal “Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare”: “viene pertanto spacciata per “Strategia Rifiuti Zero” una scellerata scelta di continuare ad investire sulla “filiera dei rifiuti indifferenziati”, pur sacrificando a questo altare i due inceneritori di Colleferro che sia la Lazio Ambiente spa che AMA spa non sono riuscite neppure a svendere all’asta nel 2018 dato il noto stato di fatiscenza degli impianti di proprietà dei due enti pubblici”.

Osservazione n° 4: La scelta degli impianti a biogas/biometano è sbagliata.

La proposta di “Piano regionale di gestione dei rifiuti” fa la scelta sbagliata degli impianti a biogas/biometano e della digestione anaerobica. Per produrre biogas bisogna digerire gli scarti organici (da rifiuti urbani, scarti agricoli, agroindustriali, fanghi di depurazione etc.) in assenza d’aria (digestione anaerobica). In queste condizioni si producono inevitabilmente inquinanti gassosi, liquidi e solidi. La digestione genera emissioni gassose nocive e non solo metano. Queste emissioni, per quanto ben controllate, finiscono in parte nell’aria che respiriamo e sono dannose per l’uomo e per l’ambiente (ammoniaca, idrogeno solforato, idrocarburi e gas minori). La digestione produce sempre inquinanti liquidi (percolato) ricchi di sali e metalli pesanti. Il percolato può sviluppare gas tossici. E’ proprio ciò che è avvenuto nell’impianto Kyklos di Aprilia dove il 28 luglio 2014 due operai sono morti per le esalazioni di idrogeno solforato sprigionatosi dal percolato. La digestione produce un residuo (digestato) che è un vero e proprio rifiuto, perché può contenere anch’esso sali e metalli pesanti, ma anche spore di batteri chiamati clostridi, pericolosissimi perché alcuni producono neurotossine in grado di mettere in pericolo la vita stessa di uomini e di animali che ne vengono contaminati. La digestione produce danni anche se il digestato viene trasformato in concime organico perché trasferisce nei terreni gli stessi inquinanti contenuti nel digestato. Gli agricoltori che ne facessero uso sistematico ne ricavano danni alle colture. La Regione Emilia Romagna ha deciso di considerare le zone delle DOP “Parmigiano Reggiano” (D.A.L. 51/2011) non idonee agli impianti a biogas. La verità è che produrre biogas e biometano dalle biomasse (da rifiuti urbani, scarti agricoli, agroindustriali, fanghi di depurazione etc.) è vantaggiosa solo per chi la progetta e per chi la gestisce.

Osservazione n° 5: Colleferro e la Valle del Sacco ridotti a pattumiera del Lazio.

Nella proposta di “Piano regionale per la gestione dei rifiuti” si prevede a Colleferro un mega-impianto destinato a trattare 500.000 tonnellate l’anno di rifiuti provenienti da tutti i TMB di Roma e del Lazio (FOS + sovvalli secchi) – in palese contraddizione con la suddivisione del territorio regionale in 5 specifici ATO per rispondere al principio di autosufficienza e di prossimità – per produrre in uscita una grandissima quantità di FOS e di smaltimenti residuali (da inviare comunque nella discarica di Colleferro), un po’ di CSS (da inviare all’inceneritore di San Vittore o al cementificio di Colleferro), un po’ di biogas e una inezia di materie prime secondarie.

Trattasi, quindi, di un costosissimo ed inutile impianto TM che ritaglia per Colleferro e per la Valle del Sacco il ruolo di pattumiera di tutti gli impianti TMB di Roma e del Lazio.

Osservazione n° 6: Gli ambiti territoriali ottimali costruiscono un sistema di monopoli a livello provinciale

La proposta di “Piano regionale di gestione dei rifiuti” opera una suddivisione del territorio regionale in 5 ambiti territoriali ottimali, che corrispondono alle 5 province del Lazio (Roma, Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo).

L’unico risultato che si otterrebbe è quello di creare un “monopolio privato” all’interno di ciascun ambito territoriale:
• MANLIO CERRONI su Roma-Albano-Guidonia;
• RIDA Ambiente srl su Latina;
• SAF spa su Frosinone;
• ECOLOGIA VITERBO srl su Viterbo.

In conclusione, Italia Nostra sezione dei Castelli Romani e Partito Comunista del Lazio BOCCIANO la proposta di “Piano Regionale di gestione dei rifiuti”, un piano arcaico basato su discariche, inceneritori e impianti a biogas/biometano, che potenzia la gestione “monopolistica” dei rifiuti nella capitale, nonostante sia in vigore una interdittiva antimafia”. Lo dichiarano Italia Nostra sezione dei Castelli Romani e il Partito Comunista del Lazio

Print Friendly, PDF & Email