Pci Marino ricorda il sindaco Luigi Petroselli

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L'ex sindaco di Marino Mario Mercuri insieme all'assessore alla cultura e servizi sociali dell'epoca Maurizio Aversa
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L’ex sindaco di Marino Mario Mercuri insieme all’assessore alla cultura e servizi sociali dell’epoca Maurizio Aversa

“Innanzitutto, ringrazio Fabrizio Giusti che dalle colonne de “Il Mamilio” ha ricordato con un profilo esatto lo spessore di Luigi Petroselli – a 35 anni dalla sua scomparsa – che sempre più spesso, in questi tempi magri, viene citato come pietra di paragone della buona, condivisa e amata cura della cosa pubblica – inizia così la nota del segretario del Pci di Marino Maurizio Aversa. Lo ringrazio anche per aver messo a segno un nervo scoperto. Il fatto che è inutile che ci si affanni a tirare la giacchetta alla storia: Luigi Petroselli era un comunista, è stato il Sindaco comunista per antonomasia oltre le regioni rosse, resta un dirigente comunista che ha dato moltissimo – fino alla vita – alla causa degli ideali comunisti da rendere concreti per gli ultimi, per i lavoratori, per i ceti deboli. Quando si dice, parlando di amministrazione, in specie quella locale, anche di città grandi come Roma, che i primi segni debbono subito essere visibili se si porta come bagaglio politico e programmatico il rivoltare lo stato di cose che si criticano; ebbene, basta vedere, politicamente ed amministrativamente cosa ha fatto Luigi Petroselli nel campo dell’abitare e nel campo della cultura. La scelta di abbattere le borgate non tutti, soprattutto per motivi anagrafici, possono ricordarlo e comprenderne fino in fondo il significato. Invito caldamente, chi leggerà questo scritto, a rintracciare libri, articoli di giornale, filmati che mostrano – una immagine per tutti -, il “quartierino” di baracche e foratoni di “case” tre metri per tre metri, tirate su in un giorno, centrali nel film “Accattone” di Pasolini. Ebbene, decidere di abbattere tutte quelle vite disgraziate vissute sotto gli archi degli acquedotti romani, o in prossimità di marane o di binari della ferrovia (tutti luoghi in cui il demanio era assente come controllo ed i privati – latifondisti o costruttori – non avevano nulla da accampare), era una scelta che ho si fa subito, oppure è inutile cianciare. Petroselli la fece innescando il processo irreversibile del diritto alla casa (vera) per tanta parte di popolo. Allo stesso modo l’intuizione di idea di cultura fatta per tutti, gli fece fare il salto non solo della fruizione in chiave storica, culturale, scientifica perfino, dell’intervento sull’area dei Fori e del cuore archeologico di Roma grazie ad Antonio Cederna; ma gli fece assumere la scelta di ideare con Renato Nicolini, l’Estate Romana, cioè il massimo della diffusione culturale, ferita solamente dal periodo dell’attacco terroristico allo stato. E di queste due pietre miliari, colgo l’occasione dello scritto di Giusti, per arricchire di particolari che ora pochi hanno presente. In particolare, vi descrivo una immagine ( ve la descrivo perché non so se ve ne è traccia negli archivi del Comune di Marino … in assenza di FB ed internet nessuno postò foto): la piazza della fontana dei mori di Marino, un piccolo corteo di persone che scende per corso Trieste. Il più “chiacchierone”, ma vero cicerone (perché da profondo uomo di cultura conosceva vastità di cose), Momo Pertica: scrittore, giornalista, pittore, e … capo di gabinetto del sindaco di Roma Luigi Petroselli; guidava il drappello al fianco di Luigi, con vicino Mario Mercuri – altro sindaco comunista popolarissimo, di Marino – insieme si salutano cittadini e ci si avvia in comune, a Palazzo Colonna. A fare cosa? Grazie all’intervento delle opposizioni in Parlamento, col ruolo della astensione del PCI, si poterono incamerare alcune leggi forti di carattere economico e sociale – continua così la nota. Una di questa era la legge “25”, cosiddetta legge per le emergenze abitative. Cosa prevedeva? L’acqua calda. Nel senso che era un intervento – mai fatto prima (forse una traccia simile si ritrova nella legge Fanfani di un paio di decenni prima), che metteva a disposizione delle nove aree metropolitane d’Italia (Roma, Milano, Palermo, Napoli…) fondi per acquisire in emergenza abitazioni sul mercato che avessero caratteristiche analoghe agli interventi di edilizia popolare convenzionata. Ciò poteva essere utilizzata, in base alla legge 513, per criteri di assegnazione che fossero un mix tra chi non aveva casa e chi era stato sfrattato. E Palazzo Colonna? C’entra, in quanto alle città delle aree metropolitane, ipotizzando un mancato soddisfacimento all’interno della città del fabbisogno abitativo necessario, era consentito di accedere, previo accordo, agli immobili presenti nei comuni immediatamente confinanti con la città. Quindi il comune di Roma, usufruì di questa possibilità in alcuni comuni della provincia attorno Roma. Anche Marino. Non conosco particolari, che immagino analoghi, degli altri comuni. Ma a Marino, Petroselli e Mercuri, stipularono un accordo politico-amministrativo, con relative deliberazioni consiliari, per cui una parte di decine e decine di appartamenti (a Cava dei Selci e a S. Maria delle Mole) acquistati dal comune di Roma, furono di fatto messi a disposizione dei cittadini di Marino che avevano analoghe esigenze. Ma anche la seconda pietra miliare, quella della cultura, vide la giunta Petroselli, grazie a Renato Nicolini, presente a Marino. Sia per l’avvio di una stagione (come parallelamente, ad esempio, avveniva a Frascati) di “Estati” di cultura diffusa; sia per due interventi specifici di rilievo che gli assessori alla cultura di Roma e Marino costruirono a Marino. Uno fu un convegno di presentazione di quello che oggi vediamo realizzato come il Parco dell’Appia Antica. L’altro fu (grazie anche all’intervento della Provincia di Roma con l’Assessore Lina Ciuffini) la mostra internazionale Marino e i Colonna. Ho voluto portare questo contributo sia perché era giusto rammentare come “concretamente” Luigi Petroselli politico e amministratore seppe intervenire non limitandosi ai confini comunali, ma, appunto, intervenendo anche per Marino; sia perché lo spessore politico dell’uomo che seguì le tracce politiche di Enrico Berlinguer (divenne infatti segretario del Lazio del PCI dopo l’incarico di vicesegretario nazionale affidato a Berlinguer) sono un solco – si conclude così la nota – che è rimasto in tanti uomini e donne che continuando ideali e schieramento sociale dalla medesima parte, possono ancora rendere concreta l’idea comunista”.

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