Per Rifondazione Comunista presenza di Moccia inopportuna

Rifondazione Comunista dei Castelli Romani: "No alla falsa narrazione dei femminicidi. Moccia oggi ad Albano da Mondadori Bookstore scelta inopportuna".

0
177
rif_com_no_moccia_albano
Rifondazione Comunista Castelli Romani dice no alla presenza di Moccia ad Albano Laziale

“77 nel 2019, solo in Italia.

12 dall’inizio dell’anno, solo in Italia.
6 in una sola settimana, quella che va dal 29 al 31 gennaio 2020.
Questi numeri non indicano i “metri sopra il cielo” che hanno reso celebre Federico Moccia, ospite oggi pomeriggio ad Albano della Mondadori Bookstore, per presentare il suo ultimo libro.
No, sono i numeri dei femminicidi avvenuti in Italia lo scorso anno e nell’ultimo mese.
Numeri che ci fanno ritenere inopportuno ospitare “lo scrittore dell’amore”, l’uomo dei lucchetti a Ponte Milvio, quello dei “3 metri sopra il cielo”, colui che, il 10 ottobre 2018, dalle pagine dell’edizione romana del Corriere della Sera, ha pensato bene di dire la sua sui femminicidi.
In un discutibile editoriale, Moccia ha espresso l’ennesimo punto di vista maschile ed assolutorio su una questione di genere.
“Se un uomo di una certa età decide di uccidere la moglie, (…) la loro colpevolezza è pari”.
La constatazione che “poverino, era deluso” rende entrambi colpevoli, come a dire: “Tu mi annoi? Tu mi ferisci? allora io reagisco e ti ammazzo e la colpa è tanto mia quanto tua”.
A detta dello scrittore, il povero uomo ferito, sentendosi solo, se la prende con la moglie.
Quello operato da Moccia è stato il mascheramento di un problema, con l’omicida romanticamente dipinto come uomo troppo innamorato, ad incolpare la vittima anche di corresponsabilità.
Bassa letteratura del “se l’è cercata”, operata con la complicità dei media che hanno coniato l’infelice espressione “delitto passionale” a cui il termine femminicidio ha posto un freno a livello sociale e antropologico, per far capire alle persone che molti uomini uccidono le donne.
La donna è troppo libera nella vita, poco credibile quando denuncia, troppo autonoma quando lascia.
L’uomo, poverino, cade preda della sindrome dell’Orlando Furioso.
Moccia prosegue citando Martin Luther King: “Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi ma l’indifferenza dei buoni“.
Sapete cosa spaventa noi invece?
Che persone, anche solo in grado di partorire un pensiero di questo tipo, pubblichino libri e articoli su testate nazionali.
Sapete cosa spaventa noi?
Che venga affidato ad uno che scrive romanzi d’amore un editoriale sul femminicidio.
Il femminicidio non è amore.
Ci auguriamo che gli organizzatori dell’incontro di questo pomeriggio ad Albano, operino una seria riflessione sullo spessore del personaggio invitato, sicuri che non fossero a conoscenza del grave episodio.
Certo, finché si continuano a far parlare uomini, intervistati da altri uomini, difficilmente le questioni di genere avranno l’importanza che meritano.
Chiudiamo con le parole di una donna, Rula Jebreal, che appena due giorni fa, da un luogo glamour come il palco di Sanremo, in un durissimo monologo, ha commosso il Paese parlando di violenza sulle donne e raccontando la storia più dura, quella di sua madre.
“Mia madre Nadia ha perso il suo ultimo treno quando avevo cinque anni, si è suicidata.
Il suo corpo era qualcosa di cui voleva liberarsi, perché fu stuprata due volte: a 13 anni da un uomo e poi da un sistema che l’ha obbligata al silenzio. L’uomo che l’ha violentata aveva le chiavi di casa””. Così in una nota Rifondazione Comunista dei Castelli Romani.
Print Friendly, PDF & Email