Pierpaolo Pasolini, il film, le ultime ore di un intellettuale

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Pasolini locandina film
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Pasolini locandina film

Domenica pomeriggio in un cinema romano, io ed una mia amica dell’università ci diamo appuntamento per il film su Pasolini. Entrambe reduci dall’esame di letteratura italiana contemporanea, abbiamo studiato, in modo accademico, vita e opere di uno dei maggiori intellettuali del ‘900. In realtà, però, confrontandoci ci rendiamo conto di non conoscerlo abbastanza. Questo film ci schiarisce le idee. La pellicola è diretta dal regista newyorkese Abel Ferrara, specializzato nel genere noir, che è solito ambientare i suoi film in città cupe e violente. Questa volta lo scenario è la Roma degli anni ’70, dove nella notte tra il 1 e 2 novembre 1975 il grande poeta e cineasta venne assassinato. All’alba, il suo corpo senza vita venne ritrovato all’idroscalo di Ostia. Il film, onirico e visionario, ripercorre le ultime 24 ore di Pier Paolo trascorse in compagnia della madre e degli amici più cari, dal suo ritorno a Roma da Stoccolma, dopo aver presentato l’ultimo film Salò o Le 120 giornate di Sodoma, alla tragica morte. Ferrara sceglie di intrecciare episodi reali, come l’intervista condotta dall’allora giornalista della Stampa Furio Colombo – “Mi trovo più a mio agio a scrivere che non a parlare di certe cose”, così Pier Paolo congeda il giornalista – a scene tratte dai film e dai libri del celebre scrittore. Tra questi, Petrolio, il romanzo che Pasolini stava scrivendo, o il film sul re magio Epifanio che voleva realizzare con Eduardo De Filippo. Tra i temi affrontati, sicuramente il rapporto con la madre, interpretata da Adriana Asti, e l’aperta omosessualità. Nella parte del protagonista, Willem Dafoe, famoso per aver interpretato Goblin nella trilogia di Spider Man, e che vanta già due candidature ai Golden Globe e due candidature agli Oscar. Molte polemiche su questo film sono nate dalla scelta della lingua dei dialoghi, che alterna l’italiano all’inglese: «Ho risposto a questa domanda credo 2000 volte – sbuffa Ferrara in conferenza stampa alla 71a Mostra del Cinema di Venezia, dove il film è stato presentato in concorso lo scorso settembre – Willem quando era a suo agio con l’italiano ha recitato nella vostra lingua, mentre in altre scene ha usato l’inglese, non ci vedo nulla di male, anche perché sia io che Dafoe non siamo italiani e ovviamente abbiamo un approccio alla vostra lingua diverso». Nella versione uscita nelle sale italiane Defoe è doppiato da Maurizio Gifuni, ed affiancarlo nel cast troviamo attori nostrani come Riccardo Scamarcio, nel ruolo di Ninetto Davoli, e Valerio Mastandrea, che interpreta il cugino e biografo Nico Naldini. Ottima l’interpretazione di Defoe, fisicamente somigliante al vero Pasolini, freddo e distante il tono del regista, che ci offre una versione glaciale della biografia dello scrittore friulano. Siamo lontani dal cronachismo di Marco Tullio Giordana, che nel 1995 sullo stesso tema aveva realizzato un film, presentato in concorso alla 52a Mostra del Cinema di Venezia, in cui ricostruiva le vicende del processo contro Pino Pelosi, accusato dell’omicidio di Pasolini: quello di Ferrara è più un racconto di quotidianità. Chissà cosa potrebbe aver pensato Pasolini di questo film? «Sono cresciuto guardando i suoi film», ha spiegato il regista, «mentre lui non ha visto i miei: PPP è imprevedibile, spesso ha opinioni molto diverse tra di loro, quindi a questa domanda è assai complicato rispondere». A noi il film è piaciuto, ora ne sappiamo di più sulla vita di quello che può essere definito un intellettuale a tutto tondo, riuscito a distinguersi per la sua versatilità culturale:  poeta,scrittoreregistasceneggiatoredrammaturgo ed editorialista.

Tornando a casa, e parlando con mio padre, nato e cresciuto a Ostia, scopro che Pasolini l’ha visto e conosciuto personalmente: sicuramente una grande mente, ma una figura controversa, come poche nella storia.

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