Pino Daniele, eri il nostro B.B. King del blues partenopeo

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2009
pinodaniele
Pino-Daniele
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Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Giuseppe Di Maggio in ricordo di Pino Daniele, scomparso un anno fa precisamente il 4 gennaio 2015:

“Il tempo vola, purtroppo, e perdiamo i nostri idoli nel corso della nostra vita. Una notizia che mi rattristò molto lo scorso anno fu la morte di Pino Daniele :mi piaceva perché rappresentava la faccia più moderna e non stereotipata di Napoli, ma direi di tutto il Sud, rispetto ad ogni forma di xenofobia culturale, quanto è attuale questo problema soprattutto oggi. Abbiamo perso tanto si dice sempre in questi casi, ma non è una frase fatta: se avesse ritrovato lassù l ‘Amico Massimo Troisi sarebbe meraviglioso. Io me li immagino ora  insieme a suonare e cantare le canzoni che facevano da colonna sonora ai film di  Troisi. Conoscevo solo poche canzoni quando ero bambino, credo quelle più note a tutti, poi ho rimediato da adulto, concordo con la visione che molti hanno di lui: era il B.B. King della musica napoletana, il Masaniello per i suo concittadini napoletani quando cantavi Napul’ e’. E’ stato l’unico, insieme a Totò, ad avere un funerale  a Roma ed uno a  Napoli, basta solo questo a dirci quanto fosse  trasversale la sua musica. Ricordo tra i tanti frammenti  di Pino Daniele in TV, un’ intervista con il giornalista Joe Marrazzo all’inizio degli anni ottanta quest’ultimo gli chiese se la sua musica fosse un po’ come il blues per i neri d’America, e Pino, in modo spontaneo rispose: “No, non un po’, perché cerco di unire la musica blues  con le radici culturali del meridione e della tradizione della musica partenopea. Il blues è la ribellione ai soprusi della gente che odia i neri, lo stesso razzismo che hanno subito molto spesso i napoletani, quando ci chiamano terroni”. Insieme a Diego Maradona, ed ai film di Troisi, ha incarnato una nuova napoletanità che si affrancava dagli stereotipi della sceneggiata/canzonetta, cercando nuove strade espressive, che nessuno ha più saputo percorrere. Jo so’ pazzo resta, insieme a Napul’è, il suo  testamento artistico: ieri nella mia età lieta le ascoltavo su una cassetta da registratore, oggi su un cd, ma l’emozione resta la stessa. Tuttavia nel cuore di chi ha amato, o semplicemente rispettato, questo grande cantautore resterà vivo il  rammarico di non poterle più sentire cantare, in un concerto, da Pino Daniele in carne ed ossa: dovremmo accontentarci di suoi epigoni di bassa lega o da neomelodici in salsa pop che ci “allietano” i Capodanno. Quanto ci manchi Pino (ed anche Massimo)”.

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