Pintoricchio e i Borgia, l’arte che salva se stessa

Mostra del Pintoricchio fino al 10 settembre ai Musei Capitolini

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Pintoricchio

Il Pintoricchio, pittore dei Borgia e, in questo caso, non di Giulia Farnese, è il protagonista di una mostra che realizza un sogno, annullando una maldicenza durata secoli e restituendo all’umanità un’opera che la malvagità umana ha prima censurato e poi distrutto.  Per la prima volta e fino al 10 settembre, ai Musei Capitolini, infatti, il frammento del volto di donna appartenente al ciclo pittorico degli Appartamenti Borgia in Vaticano, troverà – anzi, ritroverà – la sua naturale collocazione accanto al noto “Bambin Gesù delle mani”. Certo, li dividerà una cornice, ma questa è un’altra storia. L’opera di Bernardino di Betto (il “piccolo pintor”, Pintoricchio, appunto, come prese a firmarsi), proprio per la presunta presenza di “Giulia la bella”, amante del detestato Papa Alessandro VI, nel tempo, prima venne coperta da un taffetà rosso, e solo maliziosamente sbirciata dai più curiosi, poi strappata dalle pareti, quindi, dispersa in vari frammenti. Quella proposta ai Capitolini, oggi, è un’ideale ricomposizione di come doveva essere: il frutto di lunghe ricerche e approfondimenti che fanno rivivere la suggestione pittorica di uno scandalo completamente inventato, di uno scoop inesistente, di una fake news. L’opera è straordinaria, e, per l’occasione, le si sono affiancate altre 33 del Rinascimento italiano: ritratti della famiglia Borgia e dipinti di Pintoricchio (dalla “Crocifissione” della Galleria Borghese, alla “Madonna delle Febbri” di Valencia) e sette sculture di età romana provenienti dalle raccolte capitoline, in stretto dialogo con i dipinti dell’Appartamento Borgia (quest’ultimo riportato, in mostra, con fedeli gigantografie) per documentare quanto, per promuovere la “rinascita” artistica e culturale di Roma, il pittore umbro abbia attinto all’antico, calandosi, addirittura, nei resti della Domus Aurea. La maliziosa leggenda della presenza di un ritratto di Giulia Farnese nelle sembianze della Madonna nell’Appartamento Borgia nacque e si diffuse a causa della riprovevole fama del Papa spagnolo: contro di lui, lavorò la “macchina del fango”. Che spesso funziona, ieri come oggi. Ad azionarla Giorgio Vasari, che nelle “Vite”, nella biografia del pittore perugino aveva scritto: “Ritrasse, sopra la porta d’una camera, la signora Giulia Farnese nel volto d’una Nostra Donna; e nel medesimo quadro la testa di esso papa Alessandro che l’adora”. Parole esplosive in un’opera in cui il Papa Borgia accarezza pure il piede del Bambino: gesto concesso solo al più anziano dei Magi e a Santa Caterina nelle nozze mistiche. Il ciclo pittorico ritenuto “compromettente” fu censurato e distaccato sotto il pontificato di Alessandro VII Chigi e le due tele con la Madonna e il Bambino, ormai due dipinti a sé, entrarono a far parte della collezione privata del casato. Ora, grazie alla disponibilità dei proprietari, è possibile presentare i due frammenti vicini ed è chiaro come la Vergine in mostra non sia Giulia Farnese, bensì una di quelle bellezze angelicate tante volte rappresentate dal Pintoricchio. Nelle sei sale dell’Appartamento Borgia, Pintoricchio interpreta, con un linguaggio rivoluzionario, il programma politico ed ideologico del nuovo Papa. Un’opera ricca di contenuti teologici ed umanistici, sconvolgente per l’epoca. Pintoricchio rievoca, rielaborandoli, elementi del mondo classico nel suo inimitabile linguaggio: non a caso, filo conduttore dell’esposizione capitolina, è il tentativo di riconoscere nelle lettere e nelle arti dell’epoca, quella memoria della Roma antica, repubblicana e imperiale, sulla cui base la Chiesa andava delineando il proprio “rinascimento”.  Il ritratto ritrovato della Madonna e quello del Bambino permettono di ricomporre l’importante valenza teologica dell’opera: l’investitura divina del neoeletto pontefice (se ne può avere un’idea dell’originale dalla modesta copia che il pittore Pietro Fachetti fece nel 1612, su commissione di Aurelio Recordati, legato a Roma del duca di Mantova). E del ritratto di Papa Alessandro VI, terzo protagonista della scena?  Scomparso. Per ora…

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