La Polizia Locale al centro di un nuovo modello di sicurezza urbana

Riconoscere ruolo e funzione sociale delle forze dell'ordine partendo da una rinnovata centralità della Polizia Locale

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Polizia Roma Capitale

Le forze dell’ordine e le forze armate: oggetto spesso di retorica ma non sempre riconosciute concretamente come soggetto fondamentale per la tenuta sociale del nostro Paese, sono state insieme ai medici ed al personale sanitario, tra coloro che, non solo non hanno mai smesso di lavorare durante il periodo di maggior diffusione del Covid19, ma hanno rappresentato un fondamentale presidio di sicurezza sanitaria, nel far rispettare le rigide misure governative che ci hanno permesso di abbassare la curva del contagio fino ad oggi.

Tutto questo il decreto Cura Italia lo ha tradotto in una tantum di 100 euro in più nella busta paga del mese di Marzo, 3 euro per ogni giorno di servizio effettivo.

Questo il valore che l’Italia da ai lavoratori del comparto sicurezza? E’ solo dal punto di vista economico che si può riconoscere questo valore?

La sicurezza, in particolare la sicurezza urbana, può apparire ome un concetto astratto, perché afferisce la percezione dei cittadini nel sentirsi protetti, ma in realtà riguarda una serie di azioni molto concrete, che contribuiscono, sia al contrasto verso il crimine, sia alla costruzioni di reti sociali che accompagnano le persone, specialmente le categorie più fragili, nel vivere quotidianamente in modo sicuro.

La sicurezza urbana non si ritrova soltanto nella quantità di commissariati di Pubblica Sicurezza, di stazioni dei Carabinieri o di Comandi di Polizia Locale, dislocati su un territorio, ma si riconosce nella rete dei servizi alla persona che può offrire alla città, nella cura degli spazi pubblici, nello sviluppo dei luoghi di aggregazione sociale e culturale, specialmente nelle periferie, nella solidità del tessuto di quartiere, fatto di rapporti umani e di conoscenze tra persone, vicini di casa, di negozio o di capannone. La sicurezza è in primis la crescita armonica di una comunità solidale.

A questo ovviamente non può essere espunto il lavoro di vero e proprio controllo del territorio, di prevenzione e repressione dei reati, effettuato dai presidi delle forze dell’ordine, ma entrambi sono facce della stessa medaglia, senza l’uno, l’altro perde di efficacia.

Nelle medie città della provincia italiana, ed i Castelli ne sono un esempio, andrebbe rivisto e riorganizzato il modello di gestione della sicurezza sul territorio. Senza incidere sul ruolo di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, su cui gli enti locali non hanno competenze, si può lavorare sulla valorizzazione della Polizia Locale, questa si, alle dirette dipendenze dei Primi Cittadini.

Un ruolo, quello dei caschi bianchi, spesso disconosciuto, poco considerato, ma che in vero può e dovrebbe essere il fulcro di ogni politica di sicurezza urbana.

Gli agenti di Polizia Locale per il senso comune sono coloro che fanno le multe, quindi hanno una immagine negativa agli occhi del cittadino, ma non è così, o per lo meno, non dovrebbe essere solo questo il loro compito. I Vigili Urbani non sono stati concepiti come esattori per conto dei Comuni, ma come primo presidio di sicurezza per i cittadini, specialmente nelle comunità piccole e medie, dove l’agente di Polizia Locale è una figura conosciuta da tutti e di per se racchiude il profilo del vero poliziotto di quartiere.

Ridisegnare il ruolo della Polizia Locale quindi, secondo il principio di massima proiezione esterna, che significa quanti più agenti possibile sulle strade e non negli uffici. Ridare al corpo il suo ruolo, ed il suo prestigio originario, assegnando loro tutti quei compiti che col tempo sono stati messi ai margini da una equivoca interpretazione della loro funzione sociale.

A pensarci bene, anche durante i mesi di lokdown è stata la Polizia Locale il principale attore per far rispettare le norme di sicurezza sanitaria, specialmente nei piccoli e medi centri come i nostri.

Ecco che significa, come si diceva all’inizio, riconoscimento del valore del lavoro degli uomini e delle donne in divisa: ridare a loro, partendo dall’esempio della Polizia Locale, la funzione sociale per cui hanno sviluppato competenze e capacità professionali, a volte di altissimo livello, senza mortificarne il ruolo in seno alle comunità locali, degradandolo al semplice multatore.

Non mancano gli esempi che si sforzano di riportare il corpo di Polizia Locale alla sua vera e primaria vocazione. Uno di questi è possibile rintracciarlo in quello che si può definire come il nuovo corso della Polizia Locale di Albano Laziale, agli ordini del Comandante Mauro Masnaghetti. Un percorso certamente non concluso, che avrebbe bisogno di essere accompagnato, ma che rappresenta indubbiamente un segnale forte di presenza ed operatività di cui il Corpo pare volersi riappropriare, non tanto rispetto alle precedenti gestioni, ma più propiramente verso un modello di sicureza urbana più al passo con i tempi, più riconoscibile e più utile anche agli altri attori della sicurezza.

Quando si parla di sicurezza, specie nell’approssimarsi delle campagne elettorali, sarebbe utile sviluppare il confronto sulla base di concetti come questi, nel merito delle questioni, su quale modello di sicurezza urbana si vuole lavorare.

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