Pollock e la Scuola di New York

Dal 10 ottobre al 24 febbraio 2019 l’Ala Brasini del complesso del Vittoriano di Roma ospiterà i maestri statunitensi

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mostrapollock
Mostra Pollock
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Mostra Pollock ‘Number 27’

E due. Dopo l’inaugurazione della mostra su Andy Warhol, il complesso del Vittoriano di Roma apre le porte a Jackson Pollock.

E, con lui, a uno dei nuclei più preziosi della collezione del WhitneyMuseum of New York: quello che custodisceMark Rothko,Willem de Kooning, Franz Kline e molti altri.
Tutti rappresentanti della Scuola della Grande Mela che, fino al 24 febbraio 2019, irromperanno nella Capitale con tutta l’energia e quel carattere “di rottura”, tipicodell’action painting.

Non sono più di 50 i capolavori ospitati nell’Ala Brasinima bastano per immergere l’osservatore in un contesto artistico magnifico: l’espressionismo astratto, con i suoi iconici colori (vividi), l’armonia delle forme, i soggetti e le rappresentazioni astratte. Di questi eterni “irascibili”, Pollock fu il più grande e il più celebrato, ma la parte più “istruttiva” dell’esposizione capitolina è proprio quella che insegna a guardare anche agli altri autori presenti, “anche se donne”, anche se meno blasonati.

Anticonformismo sì, introspezione e desiderio continuodi sperimentazione: se Leonardo aveva la sua Gioconda, Pollock ci ha lasciato il celebre Number 27 (eccezionalmente in mostra), una tela lunga oltre tre metri che, oggi, èil capolavoro della Scuola di New York, per il magistrale equilibrio fra le pennellate di nero e la fusione dei colori più chiari.

Pollock rappresenta il punto di non ritorno; dopo di lui, la pittura non è stata più la stessa.
“Dimenticate la staticità o voi che entrate!”, dunque.

Questo viaggio immaginifico è multiforme, instabile, effimero, come gli istanti della vita vera: talvolta colorati, talvolta no, talvolta in bianco e nero. È un viaggio dentro di sè, tra sensazioni contrastanti, espresso da un’arte fisica che tiene impegnato tutto il corpo dell’artista, prorompendo in maniera feroce sulla tela (e la tela conl’action painting muta in orizzontale, non è più su un cavalletto, è di grandi dimensioni e giace sul pavimento di uno studio).

Sei le stanze per addentrarsi in un percorso alla scoperta dell’espressionismo astratto che trova nella tecnica del “dripping”(il colore viene lanciato sul quadro o fatto gocciolare spontaneamente, invece che applicato con metodo e sovrapposto a colature diverse, senza usare il pennello)la carica  – emotiva, rivoluzionaria – la sua chiave di volta.
Un’occasione affascinante, questa romana, per entrare in contatto con i demoni dell’autodistruzione pop(Pollock e alcuni altri della Scuola di New York li hanno conosciuti come Caravaggio, Van Gogh, Modigliani) per conoscere meglio le morti giovani,il puro talento.

Con il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale, la mostra è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia assieme al The WhitneyMuseum of America Art, New York e curata da David Breslin e CarrieSpringer con Luca Beatrice.

Info: www.ilvittoriano.com

 

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