Presentate le osservazioni a difesa del vincolo del Mibac

Castelli, Italia Nostra e Partito Comunista hanno presentato al Mibac richiesta per aumentare il vincolo sui terreni tra la Nettunense e l’Agro Romano

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La campagna romana tra la Via Nettunense e l’Agro Romano

“Nella campagna romana tra la Via Nettunense e l’Agro Romano, chiesta l’estensione del vincolo alla zona di Palazzo Morgano – Cancelliera e ai terreni sotto Monte Savello di Albano Laziale per salvare il territorio dalla speculazione edilizia

Il 27 dicembre 2019 l’Associazione Italia Nostra sezione dei Castelli Romani ed il Partito Comunista sezione dei Castelli Romani hanno presentato alla Sovrintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio le Osservazioni in merito alla proposta di dichiarazione di notevole interesse pubblico denominata “La Campagna Romana tra la via Nettunense e l’Agro Romano” (Tenuta storica di Palaverta, Quarti di S. Fumia, Casette, S. Maria in Fornarolo e Laghetto).

La prima Osservazione è una dichiarazione motivata di sostegno ed apprezzamento alla proposta di vincolo in oggetto; mentre la seconda Osservazione rappresenta una proposta di estensione del vincolo in oggetto alle aree di Palazzo Morgano-Cancelliera (S. Palomba) ed ai terreni limitrofi a Monte Savello (Albano) come specificati nel seguito della presente osservazione.

Il vincolo in questione rappresenta un elemento essenziale e necessario per il raccordo tra i tre vincoli già esistenti, ossia il vincolo Paesaggistico del Parco dei Castelli Romani, il vincolo Paesaggistico “Ambito meridionale dell’Agro romano, compreso tra le vie Laurentina ed Ardeatina” ed il Parco dell’Appia Antica.

Il vincolo assume inoltre un significato particolarmente importante e necessario per i Comuni di Marino, Castel Gandolfo e di Albano, considerando che la vicinanza dell’Area Metropolitana di Roma ha prodotto negli ultimi decenni un consumo del suolo spropositato, minacciando di stravolgere per sempre il paesaggio originario dell’intero territorio dei comuni suddetti e di provocare un aumento insostenibile del carico antropico.

Particolarmente grave è il dato riguardante Marino dove la popolazione residente è passata dai 32.323 del 2001 ai 44.981 del 2018 (dati ISTAT) facendo registrare un incremento di quasi il 40% dovuto essenzialmente all’afflusso di nuovi residenti per lo più provenienti da Roma con gravi conseguenze per il maggiore carico antropico in termini di traffico, fabbisogno idrico, energetico, di maggiori servizi ed, ovviamente, di consumo del suolo. Dati analoghi valgono anche per il comune di Albano (dai 33.822 del 2001 ai 40.980 residenti del 2018 con un incremento del 21% circa), mentre per Castel Gandolfo dai 7.925 si è passati agli 8.955 con un incremento del 13%. In tutti e tre i casi si evidenzia un incremento straordinariamente superiore a quello del paese Italia visto nel suo complesso nello stesso periodo tra il 2001 e 2018 quando l’incremento della popolazione si è attestato solo al 5%. Inoltre occorre pure sottolineare come ormai i tassi di natalità e mortalità annui nei tre comuni siano sostanzialmente in equilibrio e quindi il saldo demografico naturale sarebbe praticamente nullo. Tali circostanze dimostrano chiaramente come la necessità di nuova edilizia residenziale sia in realtà inesistente.

Analizzando i dati pubblicati dall’ISPRA, emerge che il Comune di Albano Laziale ha consumato il 27,1% del suolo (644 ettari di terreno), il Comune di Marino ha consumato il 26,2% del suolo (633 ettari) e il Comune di Castel Gandolfo l’11,5% del suolo (163 ettari).

Tale fenomeno di cementificazione si accompagna nei Castelli Romani alla perdita di ampie aree vocate all’agricoltura, talvolta all’espansione di aree urbane a densità medio-bassa (urban sprawl), all’insediamento di grandi centri commerciali e di servizi spesso in contrasto con il piccolo commercio locale che ne soffre tutte le conseguenze, all’aumento della frammentazione degli habitat e della discontinuità paesaggistica con un rilevante impatto sulla stessa qualità di vita delle popolazioni locali ed, in particolare, sulle risorse idriche, risorse da tempo in condizioni decisamente critiche nell’area dei Castelli Romani (i Castelli Romani sono da molti anni in una situazione di rischio idrico come emerge dalla DGR 445 del 2009).

Riteniamo pertanto necessario contenere l’aumento esponenziale della nuova popolazione residente “espulsa” dalla capitale ed attratta da un’edilizia avente generalmente fini speculativi anziché rispondere alle esigenze locali.
La proposta di vincolo in oggetto si pone proprio in questo ambito e pertanto trova massima approvazione come esempio “virtuoso” di difesa dell’ambiente e del territorio dei Castelli Romani.

A supporto di tale vincolo viene riportata la storia dei Casali Scaramella-Manetti, situati a Pavona sulla Via Nettunense.

La prima testimonianza della presenza dei Casali Scaramella-Manetti si ha con il Catasto Alessandrino del 1660 in cui è visibile un piccolo edificio proprio sulla Via Nettunense che rappresenta la chiesa e il casale adiacente.

Con l’acquisto dei casali da parte del Senatore Scaramella (1884) si entra in una seconda fase decisiva per la formazione del borgo agricolo, tanto importante da lasciare il nome al complesso.

Augusto Scaramella (1853-1920) dopo la laurea in agronomia, entrò giovanissimo nell’amministrazione Torlonia e si rivelò subito un sapiente organizzatore nella coltivazione delle terre bonificate. Nel 1897 si sposò con la figlia del procuratore ed agente generale del Principe di Torlonia, Ernesta Manetti, di cui si aggiunse il cognome dando vita alla famiglia Scaramella-Manetti. Il 26 gennaio 1910 fu nominato Senatore.
Grazie anche alla sua influenza politica, il Senatore Scaramella fece ottenere la Stazione di Pavona sulla linea ferroviaria Roma-Velletri, contribuendo così allo sviluppo del territorio, chiaramente visibile nelle successive foto aeree dell’area di Pavona.

Salvare i terreni dei Casali Scaramella-Manetti dalla cementificazione significa difendere l’ultimo scampolo di campagna presente a Pavona dalla speculazione edilizia e dagli interventi di distruzione del territorio.

Pertanto si chiede di convalidare interamente l’individuazione dell’ambito paesistico dell’insediamento storico diffuso e di confermare le prescrizioni contenute nelle N.T.A. (Norme Tecniche di Attuazione), a tutela delle caratteristiche identitarie dei luoghi.

OSSERVAZIONE 2: PROPOSTA DI ESTENSIONE DEL VINCOLO

Vista la particolare importanza della proposta in oggetto, l’associazione Italia Nostra sezione dei Castelli Romani e il Partito Comunista sezione dei Castelli Romani chiedono l’estensione della dichiarazione di notevole interesse pubblico in oggetto anche all’area di Palazzo Morgano-Cancelliera (Santa Palomba) e al territorio che va dalla Via Nettunense a Monte Savello.

Le due aree proposte per l’estensione del vincolo sono evidenziate in blu nella mappa.

Le due aree aggiuntive proposte per il vincolo facevano parte del “Fondus Soranus seu Soranianus”.

L’AREA DI PALAZZO MORGANO-CANCELLIERA (SANTA PALOMBA)

Nell’area aggiuntiva proposta di Palazzo Morgano-Cancelliera (Santa Palomba) è posizionata proprio l’enorme e famosa Villa di Quinto Valerio Sorano, situata immediatamente a monte della Via Sacra e individuata con doviziosa precisione da foto aeree degli anni ’40.

In epoca romana, la posizione panoramica di Santa Palomba, in posizione dominante tra i Colli Albani e il mare, attirò l’attenzione di ricchi possidenti che volevano vivere in città, a Roma, senza rinunciare a brevi soggiorni in campagna per rilassarsi dedicandosi alla letteratura, alle discussioni filosofiche, alle passeggiate con gli amici, alla caccia, allo studio e allo svago.

Una delle grandi ville di Santa Palomba è stata individuata in località “Palazzo”, 1500 metri a sinistra del km 21,800 della Via Ardeatina moderna. Il perimetro di questa grande villa suburbana è stato delineato, in gran parte, grazie alle fotografie aeree. E’ una villa simile a quella di Papiri che si trova ad Ercolano e a quella del poeta Orazio a Licenza.

La villa si estendeva per una superficie di oltre 1500 metri quadrati con una parte residenziale divisa in numerose stanze piccole e grandi, atri, cortili e giardini. La parte scoperta della villa era costituita da un ampio giardino con i portici che aveva al centro una vasca; era un “ambiente ideale per passeggiare all’ombra durante le calure estive o per ripararsi dal freddo e dalla pioggia nell’inverno”.

Il nucleo originario della villa risale al II secolo a.C. La villa, ristrutturata ed ampliata alla fine del I secolo a.C., fu utilizzata per molti secoli. Le sue imponenti rovine sono descritte in un documento del XIV secolo ed erano ancora visibili, in superficie, nel XIX secolo, quando furono notate e segnate nella carta archeologica di Paola Rosa.

Lungo la via che passava vicino alla villa sono state trovate numerose tombe che documentano un fenomeno storico, sociale e culturale quasi ignorato dagli archeologi: la sepoltura in villa.

L’area della Villa di Quinto Valerio Sorano, la vicina Via Sacra e un altro basolato di epoca romana parallelo alla Via Sacra e distante neanche 100 metri potrebbero essere l’occasione di realizzare un parco archeologico nella zona di Palazzo Morgano-Cancelliera.

Salvare la zona di Palazzo-Cancelliera dalla cementificazione significa difendere uno degli ultimi frammenti di campagna presente a Santa Palomba dalla speculazione edilizia e dagli interventi di devastazione del territorio.

Va, infatti, evidenziato che la zona di Santa Palomba, il cuore di una cultura locale universalmente nota come Civiltà Latina, è un territorio smembrato tra comuni diversi, fatto a pezzi dall’edilizia più o meno legalizzata e dalla devastante industrializzazione.

La sfortuna della zona di Santa Palomba-Palazzo-Cancelliera oggi è di essere l’estrema periferia dei comuni di Roma, Pomezia, Albano, Ardea, Ariccia. Così la zona è stata considerata da detti comuni come un’area periferica dove convergere tutte quelle “destinazioni scomode” come fabbriche inquinanti, impianti per il trattamento dei rifiuti, discariche, inceneritori, antenne a forte inquinamento magnetico, cimiteri, impianti di depurazione, ecc.

L’AREA SOTTO MONTE SAVELLO

Castel Savello di Albano sorge su un’altura solitaria, Monte Savello, ai piedi dell’abitato di Albano Laziale.

Roccaforte della famiglia Savelli, feudataria di quei luoghi, con vista su tutta la pianura costiera e sui retrostanti Colli Albani, venne raso al suolo nel 1435 dalle milizie del cardinal Vitelleschi, comandante delle truppe di Papa Eugenio IV, e mai ricostruito.

L’estensione del vincolo all’area sotto Monte Savello avrebbe proprio la funzione di garantire la continuità spaziale ai fini della loro miglior tutela dei territori e dell’immagine paesaggistica tipica dei luoghi, legata alla percezione continua delle variazioni del paesaggio agrario e dei suoi rapporti con i profili orografici e gli insediamenti edilizi storici di Castel Savello.

Salvare la zona sotto Monte Savello dalla cementificazione significa difendere uno degli ultimi frammenti di campagna presente nel Comune di Albano dalla speculazione edilizia e dagli interventi di devastazione del territorio”. Lo dichiarano Italia Nostra Castelli Romani e il Partito Comunista Castelli Romani.

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