Progetto Briswa a Montecompatri sul razzismo, “La palla rotola per tutti allo stesso modo”

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Razzismo, presentazione progetto Briswa
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Razzismo, presentazione progetto Briswa

Promuovere un senso comune di appartenenza e partecipazione. È questo il primo passo per evitare il razzismo secondo il progetto internazionale Briswa: the Ball Rolls In the Same Way for All. Tradotto: il pallone rotola per tutti allo stesso modo. Iniziativa presentata mercoledì (22 febbraio ndr) a Monte Compatri (Roma), dove ha sede l’Academy football club: accademia calcistica che con il supporto della Commissione Europea, nell’ambito del programma Erasmus+sport, e insieme ad altri sei partner di altrettante nazioni del Vecchio Continente, vuole portare avanti un messaggio semplice: mettere il razzismo in fuorigioco. “Su un campo di calcio, non possono esistere differenze. Dal nostro impianto sportivo guardiamo oltreconfine. Abbiamo un obiettivo: non costruire muri ma abbatterli”, afferma il sindaco monticiano Marco De Carolis nel corso del suo intervento. Per evitare qualsiasi forma di discriminazione fuori e dentro gli stadi. Un traguardo da raggiungere insieme all’università della Macedonia, e associazioni dalla Serbia, dall’Ungheria, dalla Bulgaria e dalla Romania. Coordinatore del progetto il Sydic, guidato da Stefano Armeni. Che ha spiegato “le dinamiche di sistema come una metodologia che, mettendo insieme persone, luoghi e contesto sociale, crea un modello valido per tutti per contrastare il razzismo”. “Fenomeno – afferma Sergio Roticiani dell’Aiac Lazio – cui sono sensibili gli allenatori, concordi nel non costruire muri e barriere. Anche la Uefa, da tempo, lavora a progetti per aiutare la crescita di una società multiculturale”. “L’azione dell’Academy –  aggiunge il presidente Andrea Augello – sarà quella di diffondere i questionari elaborati dall’università della Macedonia – per analizzare il contesto europeo”. Con l’obiettivo di spiegare perché la palla rotola per tutti allo stesso modo. “Un’idea – spiega Camillo Carlini Sydic – che nasce osservando i campi di calcio. Un giorno vidi un ragazzo di colore che giocava con un bambino italiano. Lì capii che è possibile spiegare questo messaggio. Anche attraverso una comunicazione spinta, con un sito dedicato e con l’uso di tutte le piattaforme social”. Il progetto durerà 18 mesi, fino a giugno 2018. La prima parte del lavoro sarà concentrata sullo studio della letteratura europea sul razzismo (febbraio-marzo 2017), sviluppando questionari anonimi per sondaggi da sottoporre alla rete di contatti creata dai partner. La raccolta e l’analisi dei dati, da aprile ad agosto 2017, a cura dell’Università della Macedonia, permetterà lo sviluppo del manuale ad hoc (marzo-aprile 2018) da far girare tra politici, scuole calcio e da usare nei corsi di formazione. Con un unico obiettivo comune: mettere il razzismo in fuorigioco.

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