Quel pasticciaccio brutto della guida tecnica dell’Italbasket

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Messina e Tony Parker
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Messina e Tony Parker

“E’ l’Italia più forte di sempre!” Così tuonò il Presidente FIP e plenipotenziario Gianni Petrucci prima degli scorsi Europei. Quello che è successo dopo è storia.  Il quinto posto ed il conseguente pass per il torneo di qualificazione alle Olimpiadi certo non soddisfano. L’ho detto allora e lo ripeto ora. La gran parte delle responsabilità di questo mediocre risultato ricade sulle spalle del coach Pianigiani che mai (se non, forse, solo contro Israele) è riuscito a far giocare l’Italia da squadra, affidando tutte le vittorie esclusivamente al talento ed alle giocate dei singoli. La sconfitta contro la Lituania è stata l’evidente epilogo, al di là delle dichiarazioni ufficiali del momento, dell’esperienza di Pianigiani sulla panchina azzurra. Un epilogo coinciso con un altro mezzo fallimento di un coach sopravalutato e straprotetto dal sistema che appena non ha avuto più sotto mano la macchina truccata Mens Sana ha raccolto solo delusioni.

Tutto questo per rimarcare, qualora ce ne fosse bisogno, che la mia posizione nei confronti di Pianigiani era ed è tutt’altro che benevola.

Ma arriviamo alla notizia bomba di queste ore del ritorno di Ettore Messina sulla panchina dell’Italia. Notizia accolta con toni entusiastici da gran parte della stampa sportiva e da molti appassionati, probabilmente legati più all’immagine dell’assistant coach dei San Antonio Spurs che alla reale sostanza dei fatti.

Perché modi, tempi e scelte del neo coach sanno di un grande pasticcio. Già, di un grande pasticcio. So bene di andare controcorrente. Ma non credo che Messina sia il coach adatto a guidare il team Italia.

Intanto per le modalità del contratto. Un contratto part time limitato, sulla carta, al solo torneo di qualificazione alle Olimpiadi. Questo significa che se gli Spurs andranno avanti nel campionato NBA, Messina sarà coach dell’Italia solo per pochissimi giorni. Inoltre, limitarsi al solo torneo preolimpioco ed eventualmente alle Olimpiadi denota una totale assenza di programmazione. Il che onestamento è peggio del male.

E poi non va bene proprio lui. Negli anni Messina ha evoluto il suo ruolo diventando sempre più un allenatore manager, un po’ come il suo head coach a San Antonio. E reinventarsi in selezionatore, psicologo e tornare dopo un ventennio ad adattare le sue idee ai giocatori che ha a disposizione e non viceversa ritengo sia per il movimento intero una scommessa che non era il caso di rischiare.

Credo che si potesse scegliere di sostituire Pianigiani. Credo che si dovesse scegliere di sostituire Pianigiani, Ma con un progetto a lungo termine. Affidando la panchina ad un coach serio e preparato e soprattutto a tempo pieno. Senza necessariamente ricorrere ad un nome roboante che rischia di essere una delle scelte più sciagurate della storia della nostra Federazione. Una coppia che mi avrebbe davvero fatto piacere vedere sulla panchina dell’Italia e che sono certo avrebbe fatto bene è la coppia Trinchieri-Calvani. Due allenatori seri, competenti, preparati che hanno il difetto di non amare scoop e dichiarazioni sensazionalistiche. Allenatori che troppo facilmente il movimento cestistico italiano tende a dimenticare. Ecco, loro sì che sarebbero stati un progetto serio, consistente e convincente. Ma non sarebbero stati una scelta roboante. E, soprattutto, non sarebbero stati l’alibi perfetto per Presidente della Federazione e giocatori in caso di mancata qualificazione alle Olimpiadi. Volete scommettere che prima del Torneo Preolimpico il Presidente Petrucci tuonerà, dicendo: ”Abbiamo l’allenatore più forte e preparato di sempre”?

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