Rafael Moses in mostra alla Sala Lepanto

Presso la Sala Lepanto di Marino dalle ore 17 di venerdì 9 agosto si inaugurerà la mostra personale di pittura dell’artista russo Rafael Moses

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Rafael Moses

A Marino, presso la Sala Lepanto, gestita da Senza Frontiere Onlus, sotto Palazzo Colonna, alle ore 17 di venerdì 9 agosto, si inaugurerà la mostra personale di pittura dell’artista russo Rafael Moses dal titolo: “Dalla terra al cielo”. Nato a Mosca nel 1972, Rafael ha studiato presso l’Università di Cultura e Arte, dove ha frequentato i corsi di Museologia, Storia dell’arte, Pittura e Grafica. In seguito ha frequentato l’Accademia d’arte di Mosca. È autore di venti disegni e progetti per allestimenti di mostre per musei. Da venticinque anni lavora come restauratore, pittore e disegnatore artistico. Attualmente soggiorna a Marino, nei Castelli Romani, e questa è la sua prima mostra allestita in Italia. Il linguaggio figurativo di Rafael Moses si esprime attraverso l’introspezione psicologica fino all’espressione dell’inconscio. Si tratta di una pittura colta, dotata di solide basi teoriche, capace di conciliare moduli e sensibilità spirituali propri delle esperienze novecentesche, sia dell’Oriente, che dell’Occidente. Il suo anelito di ricerca ascende dal dato materiale a quello spirituale, dalla Terra al Cielo, un titolo che ben sintetizza la più recente produzione pittorica dell’artista. Nel quadro Fonte della Vita vediamo colombe, che si dissetano alla sorgente della Verità. Il rimando è al Salmo 41, citato in una Orazione di s. Anselmo e a sua volta musicato da Giovanni Pierluigi da Palestrina. La veduta prospettica del vaso segue un canone figurativo futurista, che implica diversi punti di vista dell’osservatore. Un aspetto significativo della produzione pittorica di Rafael Moses è rappresentato dai paesaggi, innevati della natia Russia, o umbratili, o soleggiati di idealizzate metropoli, dove la pura rappresentazione scolora e sfuma in uno stato d’animo post impressionista. La profondità, gli spazi, i volumi delle figure prendono vita non dal segno grafico, ma dalle sfumature di luce del pennello, dalla tensione materica del colore in una continua dissolvenza di forme. Si vuole così dimostrare l’intangibilità del reale, che si può cogliere solo attraverso lo sguardo dell’anima.

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