Riflessione di Luca Iaia sul Pd “ritrovare dei valori”

"Dividere un partito per unire un popolo a ritrovare dei valori: parola di un anonimo democratico" la riflessione del segretario Dem di Frascati Luca Iaia

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Partito Democratico

Dividere un partito per unire un popolo a ritrovare dei valori: parola di un anonimo democratico.

È tanto che non scrivo un pezzo qui… oggi vorrei dire la mia sul PD, non per sparare sulla croce rossa ma per provare a ritrovare dei valori che sembrano spariti sotto la grancassa urlante del popolo gialloverde che batte sul web con costanza e accresce paure senza soddisfare bisogni, che alimenta ansie sul futuro e cerca consenso in ogni dove. Bisogna ripartire anche a costo di smontare simbolo, baracca, ditta e burattini, in più parti e ridare valore alle persone che hanno perso la loro voce.

Il Partito Democratico nasce (solo 10 anni fa) dalla sintesi di valori e tradizioni afferenti a due anime diverse di elettorato, due spinte che insieme costruivano una forza importante. Trovava comuni valori e unità d’intenti, forte di un sistema maggioritario che chiedeva sintesi prima di un qualsiasi voto. Ma il PD è cresciuto, si è trasformato, ha colto elementi importanti di evoluzione del Paese, ha provato a cambiare atavici comportamenti, riconducendo a discussione la soluzione ai problemi della gente. Non è riuscito a risolvere però la provinciale frammentazione che caratterizza il nostro mondo. È proprio nella nostra indole quel piacere a distruggere per far capire chi comanda, a distruggere per apparire, a volte a distruggere senza interesse, per il piacere di far perdere quell’altro. Questa costante battaglia intestina ha rotto i coglioni al paese intero e figuriamoci a chi come noi ogni giorno prova a metter la faccia per quel Partito in cui tanto ha creduto.

Non faccio politica per professione quanto per passione, passione di chi si è visto soffiare il futuro di riforma da un No gridato a gran voce da parte di chi non capiva, gridato anche dall’interno dei nostri circoli, di alcune persone che sbandierando il proprio esser chissachi ha fatto fallire un processo serio di cambiamento vero, non di semplice evoluzione.

Quella passione viene sempre meno guardando giochi di potere, guerre di posizione di chi ha il baffo più lungo o il culo più girato, di chi vuole accaparrarsi la ditta oramai vicina al fallimento, solo perché ci sono delle proprietà dalle quali ripartire, sedi sul territorio principalmente, non delle idee sulle quali costruire un nuovo futuro riformista e che sappia guardare agli ultimi con un occhio diverso dal sovranismo assistenziale di queste nuove destre.

Il proporzionale oramai è imperante, tornato in auge dopo esser stato distrutto da referendum, e dovrebbe portarci a riflettere non tanto sull’unione di tutte le forze pre-elezioni, quanto di ritrovare nuova linfa da valori e progetti anche singoli, anche tematici, per poi configurare un grande accordo sul futuro. Bisogna prima ritrovare se stessi e poi, solo poi unirsi con chi ci è vicino.

Sarebbe forse il caso di farla questa riflessione perché se all’interno di un gruppo qualcuno non sta bene, è giusto parlarne e trovare nuovi stimoli, nuove energie. Parlarne significa anche discutere di come questa strada possa non essere lastricata di sangue ma semplicemente ricca di confronti e discussioni. Non diamo la colpa ai singoli, non diamo la colpa alla dirigenza tal dei tali, pensiamo con la nostra testa, scevri da interessi personali. Abbiamo il coraggio di dirci in faccia certe cose? Io non ho niente da perdere, il mio PD è già morto e non è colpa di nessuno ma di tanti, anche nostra, anche mia. Ripartiamo dalle idee e non dalle persone, ripartiamo dalla gente e non dai congressi.

Io mi chiamo Luca, ma anche Marzia, Francesco, Giovanni e Katia, Mohammed e David. Anche se Segretario di un circolo, sono un Anonimo Democratico che vorrebbe dare voce ai bisogni e alle idee di tante persone che vogliono un Paese migliore, che vogliono un futuro in Italia per i propri figli presenti o futuri. Torniamo a guardarci negli occhi, torniamo a parlare.

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