Riflessioni senza trama di Savino Balzano

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Savino Balzano autore di Riflessioni senza trama
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Savino Balzano autore di Riflessioni senza trama

Savino Balzano è uno scrittore pugliese di nascita, originario di Cerignola (FG), romano d’adozione. Una laurea in scienze politiche a Perugia, un Erasmus in Svezia , paese bellissimo ma non quanto l’Italia –“ E’tutto troppo perfetto, l’Italia è il paese più bello del mondo anche per le sue imperfezioni”- confessa. Lo incontro a Piazza di Spagna in un pomeriggio assolato di fine maggio. Una chiacchierata piacevole, nutrita di onestà intellettuale e ricordi personali. Parliamo un po’ di tutto, dalla politica, sua grande passione coltivata fin da quando era studente liceale, ma ora ridotta con amaro disincanto a semplice oggetto di conversazione, alla morale e al precariato. Soprattutto, parliamo del suo libro, Riflessioni senza trama, edito da Ibiscos Editrice Risolo e classificato al secondo posto al premio letterario Santa Maria in Castello, a Vecchiano.

Un libro scritto in un periodo particolare della sua vita e nato dalla voglia di riflessione, in un momento storico in cui è sempre più difficile fermarsi a riflettere, soprattutto tra i giovani, – “C’è un grandissimo problema nelle giovani generazioni di oggi: noi non riflettiamo più”-. Un libro che lui stesso definisce “Diario interiore di un giovane che deve diventare adulto”, ma in realtà non è un diario, non è un saggio, non è un romanzo. E’ un insieme di tutto ciò: un incrocio tra generi letterari che predilige la tecnica del focus tematico. Molti, infatti, gli affondi su importanti questioni oggetto di speculazione da parte dei più grandi pensatori. Relativismo etico e morale, giustizia, pena di morte, laicismo, guerra. Ma anche giovinezza, amore, dolore, morte. In una parola: vita. C’è un percorso interno, un’architettura razionale: è come se seguissimo un cammino di crescita e maturazione personale, ripercorrendo le tracce di un uomo alla ricerca di se stesso nel labirinto dell’esistenza. Una trama, infatti, c’è, ed è alimentata da un certo gusto speculativo e cerebrali stico, – “Mi piace complicarmi le cose” – afferma l’autore, che come un regista monta, connette, ricompone gli squarci sui grandi interrogativi, attorno ai quali si snoda un linguaggio chiaro ed essenziale. Accanto al metodo, alla ragione alla ricerca di un senso, spazio anche alla creatività: dalla metafora come “ strumento migliore per semplificare la complessità che ci circonda”, alla fantasia come mezzo per raggiungere una felicità fittizia – “ E’ necessario ricorrere dunque ad un maggior tasso di fantasia per poter fingere di essere felici”-. Filosofia e arte, quindi, speculazione e inventiva, nell’opera prima di uno scrittore che, sulla scia di grandi come Cicerone, Montale e Pasolini, considera l’arte di scrivere una fondamentale forma di impegno civile, oltre che un modo per lasciare una testimonianza.

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