Rio 2016, essere scaramantici è da ignoranti, non esserlo porta male

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condorelli
Santo Condorelli
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Santo Condorelli

«Essere superstiziosi è da ignoranti,

ma non esserlo porta male»

Ogni atleta ha un rito, un gesto, una scaramanzia da ripetere prima dell’inizio della gara. C’è chi indossa i calzini sempre dello stesso colore, chi fa rimbalzare la palla a terra il numero esatto di volte che gli consenta di non sbagliare, chi si tocca l’orecchio destro, chi guarda in aria, chi di lato e chi all’ingiù, chi aspetta l’allineamento dei pianeti sopra di lui prima di iniziare la gara. C’è chi come il tennista Rafael Nadal è diventato il simbolo dei gesti ripetuti. Prima di ogni battuta c’è tutta una sequenza perfetta di tic: tocco dei calzoncini, tocco sulla spalla sinistra, spalla destra, poi il naso, i capelli dietro l’orecchio sinistro, nuovamente il naso e, infine, i capelli spostati dietro l’orecchio destro.

Ma a queste Olimpiadi di Rio c’è un gesto scaramantico che supera tutti gli altri: il dito medio alzato, quello che il nuotatore canadese Santo Condorelli rivolge al padre-allenatore in tribuna prima di tuffarsi in acqua. Lo fa da quando aveva otto anni e non ha smesso oggi che ne ha 21 e che è un atleta olimpico.

Ad insegnarglielo è stato proprio il papà, che ovviamente ricambia con un altro dito medio alzato a distanza. Si tratta di un modo per allentare la tensione, per non pensare all’avversario, per “fregarsene”, per dirla in maniera elegante. E i risultati non mancano visto la sua partecipazione ai Giochi.

Santo e suo padre hanno però dovuto spiegare al mondo intero il significato di quel gesto, che nulla ha a che fare con la derisione dell’avversario. È un segnale, uno scambio di informazioni, una connessione tra i due. Perché nulla di negativo c’è in quel dito medio. Nemmeno a voler pensare che si tratti del solito rapporto conflittuale tra padre-allenatore e figlio. I due, stando alle loro dichiarazioni, vanno d’amore e d’accordo.

In fondo anche a noi, almeno una volta, è capitato di ripetere il gesto che abbiamo pensato ci portasse fortuna. Io, per anni, ho cambiato anelli in base a umore e fortuna. Ne ho anche cercato uno in un secchio dell’Ama una volta (lo ammetto pubblicamente) e costretto un mio amico a infilarcisi praticamente dentro. Adesso ho deciso di smettere, ma solo perché sono alla ricerca di un nuovo oggetto scaramantico in cui riporre tutte le mie speranze. Come diceva Eduardo De Filippo: «Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male», quindi si accettano suggerimenti su più nuovi e potenti porta fortuna. Magari meno appariscenti di quello di Santo.

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