Rio 2016, le Olimpiadi della leggerezza

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«La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione,

non con la vaghezza e l’abbandono al caso».

 

Per due giorni, i primi due giorni delle Olimpiadi di Rio, sono stata isolata dal mondo. Su di un bellissimo monte sopra Sperlonga dove il telefono è quello appeso al muro e per la maggior parte del tempo sei in attesa di un tecnico che lo venga ad aggiustare. Il mio pensiero costante, però, non è stato quello di telefonare, messaggiare, cercare di far sapere alla mia famiglia se fossi viva, ma sapere come stavano andando le Olimpiadi. Scesa in paese è stata sempre la prima cosa che ho fatto. E la frase che mi veniva maggiormente in testa era quella di Italo Calvino in “Lezioni americane”. Quella sulla leggerezza, come precisione e determinazione. Dall’inaugurazione alle prime gare vinte dall’Italia, il senso di leggerezza mi ha pervasa.

E per conciliare questa sensazione con il mio tema delle prime volte, è stata la prima inaugurazione all’insegna della semplicità. Un’inaugurazione dove si è tolto più che aggiungere, dove si è badato al valore singolo di ogni azione e non alla successione di effetti speciali, dove il peso ha lasciato il posto alla leggiadria. Per dirla sempre alla Calvino: «La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio». E così si è sviluppato il racconto di un Brasile che non ostenta ma con precisione e determinazione vuole prendersi il suo posto nella storia delle Olimpiadi.

La pesantezza di pensiero si è invece messa tra la schermitrice Rossella Fiamingo e l’oro. «Sull’11-7 per me ho pensato “me ne mancano quattro” ed è stato il mio errore più grande, avrei dovuto andare avanti una stoccata alla volta. Peccato, perché avrei potuto fare la storia». Ma la storia la fa lo stesso perché è la prima medaglia che l’Italia si aggiudica a queste Olimpiadi, e soprattutto la prima medaglia olimpica nella specialità della spada femminile. A proposito di prime volte, questa non credo la dimenticherà tanto facilmente, anche se al collo c’è un argento.

Ma poi è la prima volta di un successo per il Vietnam, la prima volta di Tania Cagnotto e Francesca Dallapé con una medaglia olimpica al collo, la prima volta che l’Italia conquista 200 sigilli grazie al successo del judoka Fabio Basile, la prima volta di Michael Phelps dopo l’addio al nuoto (e il suo primo oro l’ha già messo nel carniere con la conquista della staffetta 4X100 stile libero), la prima volta per golf e rugby, la prima volta di una pugilessa italiana ai Giochi, la diciottenne Irma Testa.

E per quel dono di leggerezza e sottrazione espresso da Calvino per ora mi fermo qui. Con la consapevolezza che tante prime volte sono già sfumate, come quella di Vincenzo Nibali che cade in discesa a 11 chilometri dall’arrivo ma soprattutto quella della ciclista olandese Annemiek Van Vleuten che era in corsa verso l’oro quando una caduta rovinosa l’ha fermata. Per lei un trauma cranico e tre lesioni alla spina dorsale. «Ora sono in ospedale con alcune lesioni e fratture, ma andrà tutto bene». Ne sono certa, la sua prima volta è solo rimandata.

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