A Roma la mostra sulla Leica al Vittoriano

Il Vittoriano celebra la “piccola” macchina fotografica che ha cambiato il modo di vedere il mondo “I Grandi Maestri. 100 anni di fotografia Leica”

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Ramón Masats, untitled, Tomelloso (Ciudad Real) Madrid, 1960 © Ramón Masats

Noi saremo pure “l’esercito del selfie”, ma la Fotografia è un’altra cosa. È arte, anzitutto; un racconto sintetico che non è sempre a portata di smartphone. La conferma di questo è al Vittoriano di Roma, con la mostra: “I grandi Maestri: 100 anni di fotografia Leica” (“Augen Auf”, “Eyes wide!”, il titolo originale) fino al 18 febbraio 2018. La “piccola, grande” macchina fotografica che ha cambiato il modo di vedere la realtà da inizio secolo in poi è stata la fedele compagna di alcuni fra i nomi più noti della fotografia moderna.
Quello capitolino è anche un modo per festeggiarne il primo secolo di vita, spegnendo le candeline con le immagini di Henri Cartier-Bresson, Robert Frank, Robert Capa, Elliott Erwitt e dell’italiano Gianni Berengo Gardin, insignito, in questa occasione, del Leica Hall of Fame Award, vista l’eccezionale carriera fra fotogiornalismo e still life. Per l’unica tappa italiana dell’evento (il primo, a Berlino, per i cento anni della Leica, nel 2015) sono oltre 350 le opere scelte: scatti dalla celebre macchina fotografica 35 mm provvista di pellicola, per raccontare la storia del mondo dagli anni ’20 ai giorni nostri, il difficile passaggio tra le guerre mondiali, la fiducia, la resistenza, il glamour attraverso volti e persone che hanno gettato le fondamenta del presente. Ma pure documenti originali, riviste (Life, per tutte) e libri rari e macchine fotografiche d’epoca. Compagna di viaggio indispensabile per molti autori, la Leica è la Fotografia. Si caricava all’aperto, alla luce, e grazie a leggerezza e praticità poteva camminare fra la gente, restituire l’idea della vita. Perchè fermare un istante sulla pellicola equivale a tenerlo vivo per sempre, a consegnarlo alla storia: significa fare la Storia. Il ritratto del “Che”; il bacio fra il marinaio e l’infermiera a Times Square nel 1945; i bambini in fuga da Saigon, il miliziano colpito a morte; i degenti nei manicomi italiani legati ai letti sono entrati, con molti altri, nell’immaginario collettivo al punto che si riesce a figurarseli anche senza vederli. Qui, al Vittoriano, sono stati riuniti tutti, anche se, nelle 16 sezioni della mostra, la presenza più ampia è quella di scatti quotidiani, in stampe originali, perchè l’esibizione delle opere non è pura tecnica della macchina, ma l’importanza dell’immagine in sè. Foto dopo foto, si resta senza parole, scoprendo che una buona macchina e un occhio aperto, curioso, mai pago, consentirà ad altre generazioni di autori di vedere, immaginare e documentare la realtà nelle sue sfaccettature, senza necessariamente avvicinarsi a leggende irraggiungibili, ma anche soltanto per immortalare “un attimo fuggente”. A corollario della mostra, un ciclo di incontri sulla fotografia, gratuiti e fino ad esaurimento posti.

Info: www.ilvittoriano.com

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