Roma ospita la mostra Mafai presso il museo Bilotti

Al Carlo Bilotti di Roma 50 opere di Antonietta Raphaël Mafai per parlare di femminilità e maternità in maniera antiaccademica.

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Roma Capitale
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Mostra Mafai

Carte da collezioni private

“Disegnare non è mai tempo perduto…”: così scriveva Antonietta Raphaël Mafai a proposito di quello che fissava sulle carte e che poi rielaborava senza sosta per i suoi lavori. Non a caso, proprio ad una selezione di circa 50 Carte è dedicata la mostra al Museo Carlo Bilotti di Roma (più noto come l’Aranciera di Villa Borghese). Inediti che ripercorrono la lunga attività (dagli anni Venti fino alla scomparsa, a metà anni ’70) dell’artista lituana, moglie dell’eclettico Mario Mafai e madre di Miriam, Simona e Giulia.  Opere che provengono, più che altro, da collezioni private, e che riassumono i temi prediletti dall’artista: il nudo femminile, il volto, la maternità e la fertilità. “La nostra casa – ha spiegato la figlia Giulia – era frequentata da uomini importanti, da Guttuso a Capogrossi per citarne alcuni. Il mio mondo e quello delle mie sorelle verteva tutto sulla cultura. Sin da bambine, abbiamo imparato a portare le spalle dritte e la testa alta, a dare un valore alla vita. Questo è l’insegnamento più grande ricevuto dai miei genitori”. Un microcosmo formato per lo più da donne: donne forti e all’avanguardia sui tempi, ma pure impegnate nella creazione e nel tenere unita la famiglia. “Per mia madre si potrebbe dire che ‘Visse d’arte, visse d’amore’ – continua l’ottuagenaria Giulia Mafai -: innamoratissima di un uomo che sposò dopo aver avuto già tre figlie da lui, che portava i pantaloni anche fuori casa, quando nessuno li indossava; che si dedicava alle sue sculture e alle sue creature con la stessa materna protezione. Benchè anticonformista in tutto, credeva molto ed era devota alla sua famiglia”. I disegni di Antonietta Raphaël Mafai esposti per l’occasione romana esprimono proprio questo mondo ispirato principalmente alla vita famigliare, al quotidiano, perfino alle radici ebraiche. Richiami caratterizzati da una concezione vigorosamente antiaccademica dell’arte – tanto nella scultura quanto nella grafica – che pongono lo spettatore di fronte a donne che non hanno mai paura della loro femminilità, restano tenere e carnali assieme. Corpi voluttuosi, esposti, tondi e consapevoli di scatenare emozioni diverse in chi li osserva. Anche di natura erotica. In tanti hanno dedicato studi alla Mafai e tutti concordano nel considerarla una vera anticipatrice di movimenti artistici come la Transavanguardia, ma forse la sua arte si afferma, più che per altri, come un’articolata questione privata. L’esposizione, gratuita, resterà aperta al pubblico fino al 21 gennaio 2018.

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Museo Bilotti

Info: www.museocarlobilotti.it

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