Sgb sulla vendita di Formalba

Formalba passa alla proprietà privata della Aless Don Milani

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FORMALBA: “ERA LÌ CHE VOLEVA VOLARE..” E VENDITA FU.

“Si è consumato, giorni fa, un passaggio importante per l’Ente di Formazione, proprio come anticipato dalla Direzione durante l’incontro del dott. Bareato con SGB: l’apertura delle buste delle offerte per l’acquisto di Formalba e l’assegnazione al nuovo proprietario – inizia così la nota del sindacato Sgb sulla vendita di Formalba.

Passa cosi a proprietà privata, alla Aless Don Milani, tutta Formalba con i suoi crediti (la professionalità dei dipendenti e la possibilità di accedere ai finanziamenti pubblici per quasi 6 milioni di euro l’anno) e i debiti (un buco di bilancio che va dagli 8 secondo la Direzione ai 12 mln che risultano dai bilanci a disposizione) e nel “pacchetto” ci sono un migliaio di esseri umani, tra studenti e lavoratori.

Non sappiamo ancora molte cose sull’acquirente, l’unico che si è presentato al bando con le carte in regola secondo il curatore fallimentare avv. Resta, anche questo era nelle informazioni che già da settimane circolavano. Una Associazione che si è presentata formalmente al bando e non prima, come aveva dichiarato il curatore ad aprile. Insomma, il nuovo soggetto avrà voluto fare le sue verifiche prima di mettere per iscritto la sua proposta.

Osservando gli eventi degli ultimi mesi: gli incontri, gli scioperi, le mancate risposte alle domande dei lavoratori, la poca attenzione “mostrata” della politica a parte i partiti fuori dal Consiglio Comunale di Albano, quello che ne viene fuori è un copione già visto, dove ognuno aveva già una parte assegnata.

I politici dei vari schieramenti, a volte congiuntamente a volte in dissidio, hanno determinato il percorso verso la privatizzazione, prima nella gestione con la società partecipata, poi con il dissesto economico facendo fare assunzioni e affitti generosi. Questo al Comune di Albano, sotto l’occhio vigile della Regione che parallelamente tagliava parte dei finanziamenti alla formazione professionale, nel silenzio della Città Metropolitana. La Direzione intenta a risanare i bilanci, a suon di procedimenti disciplinari per chi osava chiedere la paga – continua così la nota.

I sindacati quelli “maggioritari”, hanno solo partecipato alla gestione della scuola, in altri casi ne erano direttamente i padroni come lo IAL CISL famoso alle cronache nazionali per corruzione e gli arresti. In quest’ultimo frangente hanno fatto tutto quello che si poteva per svilire le rivendicazioni dei lavoratori (scoperta la parola d’ordine “mettiamo tutto in mano dei Comuni” sapevano che cosi non era praticabile), per demoralizzarli e persino fiaccarli con scioperi fine a se stessi. La loro vera preoccupazione era quella di dire quanto illegittime fossero le assemblee e le forme di lotta di SGB (sic!).

Il Tribunale prosegue il suo lavoro, un paio di processi su responsabilità personali dei Sindaci di cui non si può conoscere l’esito, ma soprattutto ha la regia del fallimento di Albafor che porta alla liquidazione di Formalba venduta per 50 mila euro e… qualche milione da dare ai lavoratori. Nessuno è uscito dalla sua parte, ognuno “obbligato” da leggi e norme che sembrano fatte solo per dissipare le risorse pubbliche e inchiodare i lavoratori al ricatto della disoccupazione.

Perché è evidente, il privato, chiunque sia, investe se produce un guadagno e l’unico modo per guadagnare è sul lavoro vivo, sui diritti mancati, sulle buste paga ridicole e non pagate come è successo per anni a Formalba.

Questa Associazione di “ex sindacalisti, giornalisti, volontari ed esperti”, si troverà a stilare un piano di ristrutturazione, un piano che renderà esplicita non solo la volontà di mandare avanti questa scuola ma anche le loro effettive capacità economiche.

Proviamo a dire come finirà questo primo tempo, alcuni lanceranno allarmi tremendi sulla volontà di falcidiare gli organici (30-50 posti in meno), altri canteranno vittoria annunciando una riorganizzazione che renderà efficiente il lavoro di tutti, tutti convinti che non si poteva uscire diversamente da questa vicenda.

Ecco che possiamo azzardare una previsione sulla risposta ad una domanda: cosa fareste per mantenere aperta la scuola e mantenere il “Vostro” posto di lavoro?

Come per Alitalia, Almaviva, anche per i precari della scuola statale e in altre migliaia di crisi aziendali sempre si è giunti a dire che per salvare dei (non tutti) i posti di lavoro si è disposti a rinunciare a diritti e paga. Non ci sorprenderebbe che qualcuno chiedesse di ridurre od eliminare le “pretese” economiche sui 9 mesi non retribuiti o modificare i contratti di lavoro, cosi tutti più precari potremo “rilanciare” Formalba.

Nel frattempo nessuno scandalo politico disturberà lo svolgersi delle elezioni tra un anno, nessuna commissione di inchiesta da parte delle istituzioni, e se proprio saranno i lavoratori a far fallire il piano di “salvezza”… beh ci sono gli altri Enti che potranno assorbire i corsi.

La novità è sicuramente stata la presenza di SGB. Ultima organizzazione sindacale costituitasi a Formalba, in ordine di tempo, siamo stati la voce fuori dal coro. Sapevamo che la nostra azione di denuncia, di lotta e di confronto con tutte le parti non avrebbe, da subito, cambiato le sorti dei 154 lavoratori ma, la realtà ci dice, che se i lavoratori hanno avuto accesso a tutte le informazioni, recuperato con qualche giorno di anticipo un paio di buste paga, se hanno potuto cogliere l’occasione di un nuovo protagonismo lo hanno fatto grazie a SGB – si avvia alla conclusione il sindacato.

Ci confronteremo con la nuova proprietà esattamente come abbiamo fatto con la Direzione e le Istituzioni in questi ultimi mesi. La piattaforma su cui abbiamo chiamato allo sciopero i lavoratori rimane inalterata: mantenimento di tutti i posti di lavoro e delle sedi, recupero di tutti gli arretrati, ripubblicizzazione dell’Ente di Formazione Formalba.

Le istituzioni non possono a questo punto lavarsi le mani di quello che sta succedendo a Formalba: devono assumersi la responsabilità di partecipare e vigilare sul piano di ristrutturazione, devono mostrare la vera determinazione a far si che vicende come questa non si verifichino più.

Non ce ne facciamo nulla di pacche sulle spalle e di una solidarietà a parole.

Ora – si conclude così la nota – più che mai tocca ai lavoratori, per scrivere un’altra fine per questo copione, occorre organizzarsi e partecipare, dare vita al proprio Sindacato l’unico estraneo a tutti gli inciuci partitici, che sta da una parte precisa: quella dei lavoratori. SGB ci sta.

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