La sicurezza è un bene da difendere e un valore da promuovere

Il nuovo segretario del Pd che vincerà le primarie promuova incontri pubblici nelle periferie con Minniti per parlare di sicurezza

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Marco Minniti con Bruno Astorre e Luigi Zanda alla Biblioteca Mondadori di Frascati

Di motivazioni che hanno portato il Partito Democratico alla sconfitta elettorale del 4 Marzo di un anno fa se ne sono dette molte, alcune piuttosto fantasiose, altre alquanto fastidiose. Nessuna, o quasi, si è focalizzata sulla questione sicurezza e sul rapporto culturale che parte della sinistra italiana ancora oggi ha con questo concetto.
La sintesi di questo rapporto si ritrova attorno al dibattito scaturito sull’azione dell’ultimo Ministro dell’Interno dem Marco Minniti. Non ostante abbia saputo gestire la più estesa ondata migratoria del dopoguerra verso l’Italia, producendo un modello di integrazione e di politica euromediterranea ripreso da gran parte dell’Europa, con tutti gli indici dei reati predatori in calo e la riforma del riordino delle carriere delle forze di pubblica sicurezza fatta dopo decenni di attesa: il Pd è stato giudicato dagli elettori quale principale colpevole dello stato di abbandono ed insicurezza del Paese. Come è stato possibile?
Il Partito Democratico ha avuto paura di rivendicare e rilanciare la politica di quello che, a giudizio di chi scrive, è stato tra i migliori Ministri dell’Interno della Repubblica, confinando la sicurezza come un tema di destra, lasciando totale campo libero alle idee intolleranti, discriminatorie e sbagliate di Salvini, dimenticando che la sicurezza in se non è ne di destra ne di sinistra, ma una tra le più sentite domande di bisogni primari che i cittadini pongono allo Stato.
Una forza politica di massa che si rifiuta di dare una sua risposta ad un bisogno, oltre la declamazione delle statistiche, se pur positive, si condanna all’irrilevanza o peggio, fa sentire le persone con i loro bisogni, irrilevanti.
La sicurezza prima ancora che un bene che si pone come pre condizione alla libertà, individuale e collettiva, è un sentimento, su cui singoli e famiglie poggiano i loro progetti di vita. Chi recinta la domanda di sicurezza come puro controllo dell’ordine pubblico o repressione dei reati, come uno strumento di oppressione dello Stato verso i suoi cittadini, da un lato è fuori dal tempo, dall’altro si rende complice, più o meno consapevole, del radicamento delle pulsioni ribelliste, antidemocratiche e razziste, in ampi settori della società.
La globalizzazione, come tutte le rivoluzioni che ridefiniscono i confini economici, sociali e geopolitici, ha generato insicurezza verso tutti coloro che hanno sentito minacciata la loro condizione di vita: sul lavoro, nella quotidianità dei quartieri, nella salubrità dell’ambiente, nella solidità economica, nella pianificazione del futuro, nello sradicamento culturale. A soffrire di questo per giunta sono state le persone più fragili per condizione economica, sociale, culturale e di residenza, proprio quelle che la sinistra dovrebbe tenere tra le sue priorità. In crisi su questo non è andato solo il Pd, ma la sinistra in tutto il mondo: paradossalmente il Pd è stato uno dei pochissimi esempi europei che con Minniti ha dato una risposta, apprezzata ed apprezzabile, ma semplicemente non ci ha creduto.
Nel congresso nazionale che domani con le primarie sceglierà il nuovo segretario purtroppo non si è discusso di questo e la candidatura a segretario di Minniti da lui stesso ritirata forse ne è un paradigma, ma non è mai troppo tardi per fare politica, specialmente perché la domanda di sicurezza sarà in cima alle priorità globali per i prossimi decenni e sfuggire per sempre non si potrà.
Concludo con un consiglio ed una richiesta a quello che sarà il nuovo segretario nazionale del Partito Democratico: organizzi una serie di incontri in tutte le città italiane, a partire dalle periferie, con i cittadini per parlare loro di cosa significa sicurezza per i democratici e di come i democratici intendano dare sicurezza con politiche concrete e comprensibili. Lo faccia portando Minniti a dialogare con i cittadini, per spiegare la politica dei democratici al governo. Se lo farà si accorgerà che la gente non aspetta altro. Niente social su questo tema, solo incontri e dibattiti faccia a faccia e si torneranno a vedere non solo le sale piene di svogliati e sonnecchianti precettati ma di persone che hanno fame e voglia di ascoltare la politica che a loro interessa. Tante sale come quella della Biblioteca di Frascati del 28 Febbraio scorso saranno l’unica via per riconquistare prima la stima, poi il consenso e quindi il governo dell’Italia.

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