La singolarità dell’anima, perchè esistiamo?

Sabrina Casani all'interno del nostro spazio dedicato allo scrivere si interroga sul perchè della nostra esistenza e della singolarità dell'anima

0
1012
multiuniverso
Multi Universo

La singolarità dell’anima

Nell’Orizzonte degli Eventi fluttuano, senza spazio né tempo, soffici fiocchi di neve, ognuno diverso, ognuno con un viaggio da raccontare, fotografie a due dimensioni sviluppate nella camera oscura di un Black Hole.

Ascoltiamo cosa hanno da dirci, ascoltiamo le loro storie, perchè queste ci narrano, partendo dalla fine, del principio del tutto.

Se sapremo udirle esse ci sussurreranno, un giorno, l’ambita risposta al quesito più invocato:

Perché esistiamo?

La vita non può essere fine a sé stessa, una regola c’è ed è la singolarità, eccezione che crea dal nulla universi, come bolle di sapone che si auto generano all’infinito, come la nascita delle idee, come il concepimento ermafrodito di Atena dalla mente di Zeus.

Possiamo affermare di conoscere il cosmo? Il pianeta che ci ospita? Conosciamo la nostra mente?

Solo viaggiando possiamo perlustrare e fare nostro tutto ciò che osserviamo , partendo dall’immensità delle stelle e come dentro una matriosca arrivare alla scoperta più ambita e ardua, quel mistero all’interno della testa dov’è celato il principio di ogni creazione:

l’Anima

buco nero pieno di “nulla” primordiale.

Il viaggio, una tensione verso l’ignoto e la meta ultima che è consapevolezza di sé.

Chi siamo veramente? Un’identità, cerchiamo identità… Solo questo bramiamo.

Il nome dimmi,

Con che il padre solea, solea la madre,

E i cittadini chiamarti, ed i vicini:

Ché è senza nome uom non ci vive in terra;

Sia buono, o reo, ma, come aperse gli occhi,

Dà genitori suoi l’acquista in fronte.

Dimmi il tuo suol, le genti, e le cittade,

Sì che la nave d’intelletto piena

Prenda la mira e vi ti porti.”

(Alcinoo a Odisseo: 1961, vv.717-725)

Il caro famoso Ulisse, presentatosi alla corte di Alcinoo dopo l’ennesimo naufragio, in forma del tutto anonima si sente narrare le proprie vicende, i dolori, prove di vita visibili in cicatrici profonde della propria anima. Piange Ulisse, di fronte ad ignari oratori. Ma Alcinoo scorge la sua pena, capisce e porge il suo aiuto. Cosa vuole in cambio? Il nome… “ Il nome dimmi…”, lo esorta. Perché esso sia un’investitura che doni cognizione del proprio essere, del passato, le genti, le città, la vita, così che il nome lo renda pronto all’incarico e una volta designato riempia di intelletto l’imbarcazione capace di solcare senza timori il futuro di mari esotici.

Ulisse è il grande viaggiatore, l’astronauta implacabile che fece della propria anima il Wormhole oltre il quale esplorare i più avventurosi mondi in infiniti multi universi.

E l’Odissea stessa, con la sua bizzarra struttura narrativa, è la dimostrazione che lo spazio e il tempo, nel profondo inconscio, non hanno direzione prestabilita, rimbalzano in una sfera all’infinito… Come i sogni.

Ulisse diventa eroe e narratore di sé stesso tra flashback di emozionanti avventure.

Omero (o chi per lui) scrisse questo, raccontò di coraggio, mordente curiosità, ricerca dell’ignoto e un unico interrogativo che deframmenta in miriade di personaggi i quali, fusi insieme, plasmano compatta forma primordiale che irradia pura brama, fame…

Aspirazione al cielo

Quel brivido che ci prende ogni volta quando, in una notte buia, alziamo gli occhi e vediamo le stelle, tutti quei puntini luminosi che inondano le pupille fino a raggiungere – alla velocità della luce- l’anima.

Per un attimo si ferma tutto

Ecco, quell’attimo l’ha sentito Ulisse e lo sente chiunque si lasci penetrare dal “Nulla”… Quell’attimo è il Big Bang.

Noi viviamo la nostra vita quotidiana senza comprendere quai nulla del mondo. Ci diamo poco pensiero del meccanismo che genera la luce del sole, dalla quale dipende la vita, della gravità che ci lega a una Terra che ci proietterebbe altrimenti nello spazio in conseguenza del suo moto di rotazione, o degli atomi da cui siamo composti e dalla cui stabilità fondamentalmente dipendiamo. Ben pochi di noi spendono molto tempo a chiedersi perché la natura sia così com’è; da dove sia venuto il cosmo, o se esista da sempre; se un giorno il tempo comincerà a scorrere all’indietro e gli effetti precederanno le cause; o se ci siano limiti a ciò che gli esserei umani possano conoscere.”

Stephen Hawking

Così, con queste parole, ecco che le stesse stelle di Ulisse entrano negli occhi del nostro eroe contemporaneo, Stephen Hawking, e da qui inizia la moderna Odissea fatta di calcoli, gessetti stridenti su nere lavagne, calcoli che come formule magiche aprono un varco nell’abisso profondo universale.

Raccontami, Musa , di quell’uomo ricco d’ingegno che molto dovette andar vagando, dopo aver distrutto la sacra città di Troia, e vide i paesi di molti uomini e ne conobbe i costumi, e molte pene soffrì errando sul mare, cercando di salvare la propria vita e di portare indietro i suoi compagni”

(I, vv. 1-5) Omero

Raccontami Musa del prode Stephen che distrugge convenzioni e naviga tra particelle intergalattiche, osserva mondi, parlando con le sirene del cosmo, dai lunghi capelli di ologrammi che fluttuano intorno a buchi neri e cantano il ricordo di materia senza più spazio né tempo, immobili nell’ombelico del mondo di Calipso. Ma partirà ancora l’eroe, partirà per salvare la propria vita, cercare il perché e l’oltre. Per lui la conoscenza è l’unica speranza che, come forte nave dalle vele spiegate, può condurre sè stesso e l’umanità intera a salvezza e cognizione di sé, essa stessa la più grande impresa.

Se perverremo a scoprire una teoria completa, essa dovrebbe essere col tempo comprensibile a tutti nei suoi principi generali, e non solo a pochi scienziati.

Noi tutti – filosofi, scienziati e gente comune- dovremmo allora essere in grado di partecipare alla discussione del problema del perché noi e l’universo esistiamo.

Se riuscissimo a trovare la risposta a questa domanda. decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora conosceremo la mente di Dio”

Stephen Hawking

Come la ricerca di identità, così quella del principio che possa sconfiggere la fine imminente, quella fine segnata anche dal suo triste personale destino. Hawking vuole dare un nome a Dio, un’identità, riavvolgendo come una pellicola l’espansione del cosmo fino ad arrivare ad una piccola, minuscola singolarità dello spazio-tempo: il Big bang, un primordiale buco nero che sprigiona radiazioni ma che, purtroppo, secondo i suoi calcoli si consumerà anch’esso nel suo “splendere”… Fino a scomparire. Per lui l’universo ha una vita propria, dove la morte coincide con la nascita… Bolla di sapone nel nulla che raggiunta la massima ampiezza esplode in mille goccioline luminescenti.

Per fortuna (o per necessità di speranza) Hawking abbraccia anche la teoria dei “multi universi” e la possibilità dell’esistenza di infiniti cosmi. In questo caso sarebbero tante le bolle di sapone fluttuanti… anche se poi il dubbio viene spontaneo:

Ma dove? Dove fluttuano?

Sembrerebbero tante cellule di un unico organismo…

Forse Dio?

Stephen Hawking, cosmologo, fisico, matematico e astrofisico, nato ad Oxford l’otto gennaio del 1942, fra i più autorevoli fisici teorici del mondo, partito per il suo ultimo viaggio intergalattico nello scorso 14 marzo 2018.

Per fortuna ha generato, tuffandosi nel black hole, magnifici fiocchi di neve che racconteranno di lui, come Omero fece di Ulisse, a chiunque voglia guardare il cielo e trovare il tempo per riempirsi gli occhi di stelle… Per poi fuggire da questo stesso tempo e dallo spazio e danzare all’ascolto dell’universo, delle sue note di violini dalle corde tese… Stringhe sonanti. 

Settimana prossima la nostra nave ci porterà, invece, a navigare tortuosi mari, né terrestri né cosmici, forse divini. Gli abissi dell’amore, della passione. Tempeste che ci faranno naufragare tra triangoli amorosi… Quelli di Gala: musa spietata.

Print Friendly, PDF & Email