Sochi 2014, i due bei quarti posti di Pittin e Merighetti

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Daniela Merighetti
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Daniela Merighetti

Da Tora Bora

Ci sono quarti posti e quarti posti ai mondiali come alle olimpiadi come in Cdm. Ci sono anche belle storie dietro a dei risultati che hanno sfiorato il colpo della vita o la medaglia della rinascita. E’ la storia di un campione e di una operaia dello sci, con rispetto parlando per Dada Merighetti e per la figura dell’operaio in generale. La bresciana ha avuto una carriera segnata da tanti infortuni, ha cambiato la sua natura di sciatrice passando da essere una promettente slalomista ed in generale un’atleta da discipline tecniche (nel 2003 il podio di Cdm ad Are con il secondo posto in Slalom Gigante) al quarto posto olimpico dell’altro ieri. Una vittoria a Cortina nel 2012 ed altri due podi in Coppa del Mondo ed una voglia di gareggiare nel deserto che è diventato il settore femminile azzurro al di là del talento delle Fanchini e di Federica Brignone, con tutto il rispetto per le altre, negli ultimi anni da farla diventare il leader morale e tecnico. Un rimpianto sanguinoso quello che si porterà Dada dalla Russia da quell’intermedio a metà gara che la dava prima netta. Augurandole ogni bene e tifando per un’ultima zampata in Super G, parliamo di Alessandro Pittin. Il predestinato della combinata nordica azzurra, il campione che è sempre mancato si era perso dopo qualche caduta dal trampolino. Dopo Vancouver e quel splendido bronzo, nel 2011/2012 aveva dominato un bel pezzo della stagione, vivendo un periodo da numero uno della specialità, quasi da dominatore con addirittura tre vittorie consecutive, cosa che in Cdm mancava dal 2002. Poi la crisi e da quest’anno la rinascita, almeno sugli sci. L’altro ieri un bel salto gli ha regalato la possibilità di giocarsela nella sua parte di gara preferita. Dietro di lui, ed è questa la bella notizia un “garone” di squadra con il settimo posto di Lukas Runggldier ed quattordicesimo posto di Armin Bauer (senza dimenticare il trentesimo posto di Costa, per completare in quartetto che se la gara a squadre fosse da trampolino piccolo sarebbe da podio e non solo…). In discesa primo gradino del podio per due, con la storia di due amiche così lontane così vicine: la Gisin che si regala un oro da sogno, con tanto di lacrime nel parterre, battendo la compagna di squadra ed enormemente più talentuosa Lara Gut, e Tina Maze che finalmente si prende l’oro olimpico. Per la slovena dopo le delusioni Discesa e soprattutto Super Combinata le occasioni di Super G e Gigante, ma il metallo più prezioso, l’alloro che mancava è suo e la pressione da fardello diventerà stimolo per marchiare le olimpiadi di Sochi che per età devono essere i suoi giochi. Nel doppio di slittino nella gara a medaglia dei fratelli, i Linger d’argento e i Sics di bronzo, oro ai tedeschi, sempre loro (grrr) e delusione per i nostri. Sesti Oberstolz/Gruber appena dietro Rieder/Rastner per un sesto e un settimo posto che non può soddisfare la tradizione azzurra e le ambizioni soprattutto per i primi due dopo il quarto posto di Torino ed il quinto di Vancouver. Chiudiamo vah, ricordando l’oro del miglior combinatista contemporaneo Eric Frenzel e la sconfitta, inevitabile il tempo passa per tutto per Shani Davis. Per il due volte oro 2006 e 2010 sempre nei 1000 e campione del mondo dal 2007 al 2011, tranne che nell’anno di Vancouver, sfuma la possibilità di tris olimpico. Oro orange a Grooothius avanti di quattro centesimi al canadese Morrison, il metallo più prezioso torna nella culla del pattinaggio europeo a 12 anni da Salt Lake City. Bisogna scrivere della principessa, quasi regina, Fontana e del saluto a Plushenko e Zoeggler,

saluti da Tora Bora

saluti da Sochi 2014

saluti da eretico

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