Sochi 2014, l’urlo di Innerhofer e la zampata di Zoeggler

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Zoeggler bronzo olimpico a Sochi 2014
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Zoeggler bronzo olimpico a Sochi 2014

Da Tora Bora

Scusate il ritardo, ma il tempo è quello che è e il segnale di Afganistan non è sempre dei migliori. Una bella giornata per lo sport italiano, in particolare quello invernale, con le due medaglie alle olimpiadi di Sochi. Una bella boccata di ossigeno che avvicina l’obbiettivo di superare la migragnosa spedizione canadesi di quattro anni fa. Ricordava bene Mario Cotelli a Sky, la salute di un movimento sportivo non si misura con le medaglie e meno ancora con quelle conquistate investendo in un solo campione, in un solo sport senza seminare qualcosa per il futuro. Ogni riferimento al fondo rapportato con il decente lavoro fatto con il Biathlon e con il pattinaggio artistico (dopo i disastri precedenti) è sotto gli occhi di tutti. Comunque ieri è stata una bella giornata, poteva diventare trionfale se un po’ di fortuna avesse fatto diventare il legno in medaglia come nella sprint femminile di Biathlon. Il doppio zero (che è positivo, lo dico per chi non si intende di carabine e poligoni di tiro) di Oberhofer e Wierer regala le migliori prestazioni di due giovani carriere e belle prospettive per l’inseguimento e soprattutto nell’individuale. Le doti da cecchino di Karin e Dorothea potrebbero esaltarsi nella gara che punisce con un minuto aggiuntivo sul tempo chi sbaglia, senza dimenticare le staffette e le mass-start quasi già conquistate. Citando la bella soddisfazione nel team-event di pattinaggio di mettere dietro i giapponesi con un quarto posto senza rimpianti, celebriamo velocemente le medaglie. Non so più che scrivere di Armin Zoeggler, dopo vent’anni di competitività a tutti i livelli e aver fatto la storia con le sei medaglie consecutive in 6 partecipazioni olimpiche (e fosse nato qualche anno prima chissà poteva arrivare anche a 7 considerando i soli 2 anni tra Albertville e Lillehammer). So invece cosa scrivere di Christoph Innerhofer che ancora una volta ha saputo dimostrare che lui c’è quando conta. Ai tre metalli dei mondiali 2011 aggiunge, per ora incrociando le dita, l’argento olimpico, un avvenimento storico pensando che è la terza medaglia azzurra nella “regina” delle gare olimpiche invernali e dell’alpino nella storia e che arriva a 38 anni di distanza dall’ultima del 1976. Il rimpianto c’è anche se lui, Innehofer, come la Kalla e come poco fa la Mancuso era pazzo di gioia con tanto di urlo dopo la linea del traguardo. Ieri è passato ed ormai è già tempo di nuove gare e nuovi titoli,saluti a tutti con un ultima immagine: il primo Icaro dell’olimpiade russa è il polacco Stoch che fa quello che non era mai riuscito ad Adam Małysz, vincere l’oro olimpico. Non è però l’unico sogno realizzato in quello che è dodici mesi dopo la riproposizione del podio mondiale in Val di Fiemme: Prevc è argento regalando la prima medaglia alla Slovenia a livello individuale del salto, mentre l’iridato Bardal coglie la medaglia olimpica che gli mancava dopo aver vinto una coppa del mondo e l’oro mondiale.
A dopo,

saluti da Tora Bora

saluti da Sochi 2014

saluti da Eretico

 

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