“Solo il 20% delle scuole del Lazio applica la legge sul Giorno del Ricordo”

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Marino Micich Presidente Ass. di Cultura Istriana Fiumana e Dalmata del Lazio
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Marino Micich Presidente Ass. di Cultura Istriana Fiumana e Dalmata del Lazio

Nell’ambito del progetto e dell’attenzione che Meta Magazine ripone nei confronti dell’approfondimento storico attorno alle vicende del confine orientale d’Italia, alla vigilia delle celebrazioni del Giorno del Ricordo, in omaggio allle vittime delle Foibe ed agli esuli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, a margine degli incontri da questa testata organizzati con gli studenti delle scuole del territorio di Albano Laziale, apriamo un momento di dibattito e dialogo, dando la parola ad alcuni dei protagonisti di quelle vicende. Partiamo dal Dott. Marino Micich, Presidente dell’Associazione di Cultura Istriana, Fiumana e Dalmata del Lazio, che proprio ai nostri incontri sarà uno dei relatori. Con le sue parole, Micich lancia un grido d’allarme per la sopravvivenza di istituti di ricerca e documentazione storica quale l’Archivio Museo di Fiume di Roma, e su un ancora troppo esiguo numero di scuole che, applicando il dettato della legge, offrono agli studenti momenti di riflessione come quello da noi organizzato nelle mattinate del 21 Gennaio e 3 Febbraio prossimi, con il supporto ed il patrocinio del Comune di Albano Laziale e della Regione Lazio.

Dopo l’approvazione della legge istitutiva del Giorno del Ricordo, in omaggio alle vittime delle Foibe ed agli Esuli Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia, si è iniziata l’opera di conoscenza e diffusione di alcuni fatti storici a volte mistificati, spesso misconosciuti agli italiani: se prima l’obiettivo e le attività delle associazioni degli esuli sono state rivolte alle istituzioni, per il reale riconoscimento dello Stato della verità fattuale, come è cambiato il vostro lavoro e quali i vostri obiettivi, ora che questa conquista è stata definitivamente fatta propria dalla Repubblica Italiana?

“Dopo l’approvazione della legge nr. 92/2004 nota comunemente come “Il Giorno del Ricordo”, va detto che è aumentato senza dubbio l’interesse attorno alla tragedia dell’esodo e delle foibe, sia da parte dei media sia nelle scuole. In questi ultimi dieci anni le tragedie vissute dagli italiani delle terre istriane, fiumane e dalmate hanno trovato nuovi giovani interlocutori. L’azione culturale dell’associazionismo degli esuli giuliano-dalmati oltre che a basarsi su nuovi filoni di ricerca si è concentrata molto sulla divulgazione presso le scuole di ogni ordine e grado. Il nostro obiettivo e di rafforzare l’interesse sulle nostre vicende, che appartengono a pieno titolo alla nostra storia nazionale e non sono affatto marginali. Purtroppo, a mio avviso, solo il 20 % delle scuole a Roma e nel Lazio ha finora accolto l’invito della legge. C’è dunque ancora molto da fare”.

Se la legge dello Stato ha ricucito lo strappo dell’Italia con una parte, non marginale, della storia sua e del suo popolo, ancora restano alcune sacche di negazionismo, storico, culturale e militante, che derubricano i fatti del confine orientale come normale, quasi giusta reazione slava all’occupazione fascista, ricalcando quel comune sentire di molte parti politiche e culturali del secondo dopoguerra per cui, gli italiani esuli di Istria Fiume e Dalmazia, non erano altro che fascisti sconfitti da una guerra da loro voluta. Come si sente di smentire questa impostazione culturale della storia?

“La questione del negazionismo e del giustificazionismo sul tema delle foibe e dell’ esodo istriano-dalmata deriva da decenni di egemonizzazione culturale della storia nazionale da parte della sinistra italiana. Non esistono giustificazioni ma fatti storici realmente accaduti, che vanno indagati, ponderati e presentati nella loro completezza. La storia del nostro Confine orientale è molto complessa e non si riesce a comprenderla a fondo se mancano le basi conoscitive del problema storico e geografico ad essa connessa e, naturalmente, se si continua a fornire un’ interpretazione ideologica dei fatti successi, ignorando la nuova documentazione che ormai è possibile consultare negli archivi italiani e in quelli dei Paesi dell’ex Jugoslavia dopo il crollo del Muro di Berlino avvenuto sin dal 1989”.

Lei è Presidente dell’Associazione di Cultura Istriana Fiumana e Dalmata del Lazio, soggetto istituzionalmente riconosciuto su tutto il territorio che da decenni è impegnato nella missione di tramandare una memoria: quali sono le iniziative, i progetti in atto che sono stati realizzati o sono in via di realizzazione nella Regione Lazio?

“La nostra Associazione in accordo con la Società di Studi Fiumani ha contribuito a salvaguardare e a valorizzare il patrimonio storico-documentale custodito presso l’Archivio Museo di Fiume con sede nel Quartiere Giuliano-Dalmata. Si sono pubblicate ricerche sulla presenza degli esuli istriani-fiumani-dalmati a Roma e nel Lazio e di pari passo si sono prodotti nuovi filmati e organizzate conferenze sui temi storici legati al nostro Confine orientale, una zona nevralgica, di cui a Roma e nel Lazio poco si parla. I progetti che portiamo avanti sono tutti relativi alla ricerca e alla divulgazione della nostra storia taciuta. Abbiamo pubblicato in questi giorni lo Stradario della città di Fiume dal ‘700 fino ai nostri giorni ed è un’opera notevole e ricca di storia documentata”.

Le Istituzioni locali secondo lei hanno una sufficiente attenzione alle tematiche da voi rappresentate?

“Gli enti locali a tutt’oggi non dimostrano purtroppo un’ attenzione particolare verso la storia degli esuli istriani-fiumani-dalmati come dovrebbero. Una storia che è stata addirittura negata per lunghi decenni con il bene placito delle università e del mondo culturale italiano. L’attenzione verso tali tematiche dipende sempre dalla sola e singola volontà di qualche politico illuminato. Devo aggiungere che le tragiche vicende toccate al popolo ebraico interessano molto di più di quelle degli oltre 300.000 esuli istriani, fiumani e dalmati e dei circa 10.000 infoibati dai reparti speciali comunisti jugoslavi a guerra finita. E’ un dato di fatto a cui è difficile dare una risposta. Nell’immaginario collettivo del nostro Paese i crimini commessi dai regimi comunisti sono comunque meno gravi rispetto a quelli commessi da altri regimi. Tutto questo per me è incomprensibile e non è degno di una società civile. I crimini sono crimini da qualunque parte essi vengano commessi”.

Se dovesse stilare una classifica in ordine di importanza: a quali dei vostri progetti darebbe priorità e quali vorrebbe vedere realizzati nei prossimi anni?

“Batterci per la sopravvivenza di un’istituzione come quella dell’Archivio Museo di Fiume è già una conquista. Tale struttura, ogni anno che passa, rischia di rimanere immobilizzata e quindi di scomparire. Basti solo dire che a due anni dal finanziamento concesso dalla Legge del Giorno del Ricordo, i nostri governi di centrosinistra o di centrodestra hanno iniziato a tagliarci i fondi e a ridurli a zero. Oggi possiamo solo sperare nella conferma di qualche prossimo emendamento nella legge di stabilità che poi ci consenta di varare qualche progetto di catalogazione libraria, documentale o di promozione editoriale che sia. A conti fatti non vedo un futuro roseo per la storia degli italiani dell’Adriatico orientale e per le loro istituzioni. Vorrei dire il contrario ma non è così”.

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