La Spia – A Most Wanted Man si presenta al cinema

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La Spia - A Most Wanted Man
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La Spia – A Most Wanted Man

Il regista olandese Anton Corbijn presenta a Roma un action thriller con protagonisti gli americani Willem Defoe e Seymour Hoffman, trovato morto nel suo appartamento di New York lo scorso febbraio. Quello di Corbijn è stato uno degli ultimi film dell’attore premio Oscar per Truman Capote – A sangue freddo: “Non saprei da che parte iniziare quando penso a ciò che ci ha lasciato in eredità, che è immenso sia per portata che per profondità. Ma questo già ci dice molto sulle sue scelte. Era il miglior caratterista che io riesca a immaginare, e se si pensa anche solo ai suoi ruoli minori, quelle sole performance lo distaccano dai suoi contemporanei. La sua forza consisteva in un’immersione totale nel ruolo ed in una completa assenza di vanità. Al contempo, odiava ciò che amava, che era la sua maledizione, si faceva a pezzi per le sue interpretazioni”, queste le parole del regista per ricordarlo. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carrè, autore britannico di romanzi di spionaggio con una carriera da agente segreto nel Secret Intelligence Service. Ambientata tra Amburgo e Berlino, la pellicola ha come protagonisti un misterioso uomo in fuga (Daniel Brühl), un banchiere britannico (Willem Dafoe), una giovane avvocatessa idealista (Rachel McAdams) e il capo di un’unità segreta di spionaggio tedesca (P.S. Hoffman).

In conferenza stampa il regista e l’attore Defoe hanno incontrato i giornalisti:

Sappiamo che Le Carrè, autore del libro, veniva a farvi visita sul set. Come si comportava verso le riprese?

CORBIJN: Le Carrè è anche produttore esecutivo del film, è abituato a vedere le sue opere trasformate in pellicole (dal libro La Talpa, altro romanzo di spionaggio, è stato tratto un film con Colin Firth nel 2011). Gli avevo anche chiesto di interpretare una piccola parte. Resta il fatto che per un autore è difficile vedere il proprio romanzo trasformato in film. Ci ha confessato che per lui il mondo delle spie è meglio rappresentato in questo film che nei film di James Bond. Ci si concentra più sullo spionaggio che sull’azione.

L’interpretazione di P.S. Hoffman è straordinaria. Cosa ricordate di lui in quel periodo?

CORBIJN: Philip non aveva mai interpretato un europeo, era deciso a interpretare un personaggio tedesco. Abbiamo lavorato molto sull’accento. Nel film, che ha assunto un peso imprevisto per quello che è successo, il suo personaggio è anche protagonista, a differenza del libro. Per me è stato straordinario lavorare con lui tutti i giorni. La potenza, l’intelligenza, l’intensità di Philip come uomo e come attore sono notevoli: nel film ha saputo cogliere e rendere tutte le sfumature del personaggio.

DAFOE: Era un attore che non conoscevo personalmente, ma che ammiravo e rispettavo. Entrambi siamo accomunati dalla carriera teatrale e cinematografica. E’ stato facile lavorare con lui nel senso che è stato un attore impegnato, c’è voluto poco ad entrare in sintonia con lui, cosa non molto comune.

Il film è per lo più psicologico, non presenta una vera e propria azione. Quale è stata la difficoltà nel girarlo?

CORBIJN: Non sarei capace di fare un film d’azione, questo è un film ideale: si trattava di capire come funziona e come si svolge il lavoro dello spionaggio.

DEFOE: Io non l’ho neanche mai considerato un film di spionaggio. Il film tratta di spie ma mostra diversi personaggi che interagiscono tra loro e nell’interazione cambiano.

Avete riflettuto sul fatto che l’estremismo è tornato alla ribalta delle cronache? (un tema del film è quello del terrorismo islamico).

CORBIJN: Il film è molto d’attualità, il libro mi aveva interessato perché dopo l’11 settembre le nostre vite sono cambiate. Pochi mesi fa il capo della CIA in Germania è stato cacciato, sono accaduti eventi peggiori di quelli che ci aspettavamo. La questione di interesse comune è quanta libertà va sacrificata per proteggere la libertà individuale.

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