Storiche violenze, moderni clichés

Riflessione della nostra Carolina Petrucci in vista del convegno “Donne, Religioni e Violenza. Seminario su Donne e Religioni nel Mondo Contemporaneo”

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Violenza

Storiche violenze, moderni clichés.

In occasione del convegno “Donne, Religioni e Violenza. Seminario su Donne e Religioni nel Mondo Contemporaneo”, organizzato in collaborazione con Calliope Associazione Cultura, che si terrà il 1 e il 2 Marzo presso la Sala del Consiglio del Palazzo comunale di Lanuvio, è bene ricordare quanto la visione della donna ed il concetto di femminilità siano qualcosa che non può essere definito univocamente, soprattutto se consideriamo non solo la nostra contemporaneità, ma anche le varie e passate epoche storiche e sociali, ponendo particolare attenzione all’immagine della donna che ci rinvia la letteratura.

Ovviamente siamo al corrente di tutte le battaglie, sociali, politiche, letterarie anche, che le donne da sempre portano avanti. Una continua lotta volta ad una rivendicazione di diritti e di rispetto che dovrebbero essere talmente naturali ed insiti nella natura umana e, quindi, nella società, che fa pensare al fatto che lottare per ottenere qualcosa che dovrebbe spettare naturalmente, è pressoché terrificante. Già se pensiamo ai diritti (o non diritti) delle donne arabe rispetto ad una donna di cultura più occidentale, potremmo farci un’idea. Ciò non esclude che anche le donne occidentalizzate, ancora oggi, vittime di violenze, discriminazioni e categorizzazioni. Pensiamo ancora a quante donne sono vittime di violenza domestica, lavorativa, sessuale. I numeri di femminicidi fanno rabbrividire.

Le donne sono sempre state un soggetto presente nella letteratura, se pur cambiando ruolo e importanza. Nella poesia stilnovistica, la donna era considerata alla pari di un angelo, simbolo di purezza,ma anche di rigidità etica; la donna per Boccaccio diventa molto più naturale ed umana; se pensiamo alla caccia alle streghe, queste non erano altro che donne di libero pensiero che rifiutavano di rientrare nelle categorizzazioni imposte dalla società e dalla religione. Possiamo affermare, infatti, che un altro elemento che influì sugli atti di categorizzazione e di violenza per quanto riguardava la condizione delle donne, fu anche la religione. Nel periodo vittoriano, in Inghilterra, viene a definirsi uno iato tra come la società voleva che fosse la donna, ovvero l’“angelo del focolare domestico”, e quella che era una donna di libero pensiero che rifiutava di assoggettarsi alle imposizioni della società. Se pensiamo a al romanzo di Charlotte Brontë Jane Eyre, notiamo come ci sia una differenza enorme tra due donne descritte dall’autrice: la prima che rientra maggiormente in categorie ritenute più “usuali” per la donna dell’epoca (in quanto è un’istitutrice, poi diventa governante); la seconda, Bertha, è descritta come una donna più “mascolina”, considerata pazza e segregata in una soffitta dall’ex marito, in quanto assume atteggiamenti considerati più violenti e meno consoni ad una moglie. Nel Novecento, la condizione della donna comincia a cambiare sia a livello storico e sociale e quindi anche a livello letterario. Le donne ottengono, grazie alle loro lotte sociali, più diritti, e anche maggiore libertà letteraria. L’esempio più significativo non può che riferirsi alla celebre Virginia Woolf. Quest’ultima apporta non pochi cambiamenti per quanto riguarda tecniche di scrittura e di presentazione del personaggio. In Gita al faro, la Woolf ci racconta di due donne in particolare, Mrs. Ramsey e Lily, le quali rappresentano alla perfezione due tipologie di donne per ben comprendere il passaggio da un’epoca all’altra. La prima, sebbene sia una donna molto decisa ed elegante, rientra ancora leggermente nello stereotipo di donna vittoriana, di buona moglie, madre e padrona di casa, attenta alle apparenze; la seconda, invece, rappresenta un tipo di femminilità libera, dedita all’arte, alla creazione, all’indipendenza (soprattutto sentimentale). Tornando invece all’idea di donna araba, ci sarebbe molto da dire. Un piccolo accenno si potrebbe fare a Le mille e una notte, testo in cui tra una moltitudine di donne vittime di un sultano violento, solamente una, Shahrazad, grazie alla sua astuzia ed intelligenza, riesce a far riacquistare la ragione al sultano. Sebbene la critica femminista abbia trovato in questo personaggio una donna risoluta e coraggiosa, c’è sempre da pensare al fatto che ci sia una donna che deve trovare un “escamotage” affinché non si ritrovi a subire le angherie di un uomo.

Alla luce di ciò, il convegno che si terrà il 1 e 2 Marzo può risultare interessante, presentando vari spunti di riflessione su quanto la società e la religione, e quindi la storia, abbiano e hanno tutt’oggi un ruolo sulla condizione delle donne, sulle loro libertà e diritti.

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