Tarquinia, cittadinanza onoraria alla Prof.ssa Letizia Ermini Pani

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Il Comune di Tarquinia, con una deliberazione del Consiglio Comunale adottata nella seduta di mercoledì 22 marzo 2017, ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria alla professoressa Letizia Ermini Pani, già docente di Archeologia e Topografia Medievale nelle Università di Pisa, Cagliari e Roma, già Presidente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia (dal 2002 al 2011) e attualmente Presidente (dal 1989) della Società Romana di Storia Patria, il più antico organismo culturale esistente a Roma, fondato nel 1876. La professoressa, che nel corso di un’attività scientifica e culturale ormai cinquantennale ha formato generazioni di allievi, molti dei quali occupano cattedre universitarie o sono inseriti nell’amministrazione del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, ha compiuto scavi e ricerche in quasi tutte le regioni italiane e attualmente dirige il progetto delle IMAI (Inscriptiones Medii Aevi Italiae) e il progetto “Corpus della scultura altomedievale in Italia”, due iniziative scientifiche di rilievo internazionale entrambe promosse dalla Fondazione “Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo”, organismo creato nel 1952 da Giuseppe Ermini, suo padre, indimenticato professore di Storia del Diritto Italiano presso le Università di Urbino, Cagliari e Perugia, Rettore dell’Università degli Studi di Perugia dal 1944 al 1976 e Ministro della Pubblica Istruzione dal 1954 al 1955. La motivazione che ha spinto il Comune di Tarquinia a concedere il prestigioso riconoscimento è dovuta al fatto che la professoressa Ermini Pani ha condotto proprio nel territorio comunale una indagine archeologica che ormai da quasi venticinque anni ha interessato i resti di un’antica città altomedievale. La storia di Leopoli-Cencelle ha inizio nell’anno 854; nello stesso anno in cui l’abitato di Centumcellae (l’attuale Civitavecchia) venne definitivamente distrutto dai saraceni che ormai imperversavano su tutta la costa tirrenica e che nell’anno 846 avevano saccheggiato a Roma le basiliche di San Pietro e San Paolo. Fu così che l’antica città di Centumcellae, edificata nel II secolo d. C. nelle vicinanze del porto di Traiano, venne abbandonata dai suoi abitanti che trovarono rifugio in una città completamente nuova, voluta da papa Leone IV. Questa città, costruita nell’entroterra in tempi brevissimi e inaugurata il 15 agosto dell’anno 854, fu inizialmente denominata Leopoli, in onore del suo fondatore, ma subito dopo fu rinominata Cencelle, per volere dei suoi abitanti, in ricordo della loro città natale. Nonostante la sua posizione più difendibile, Cencelle fu ben presto abbandonata dalla gran parte dei suoi abitanti, che preferirono tornare nel luogo di origine non appena la pressione saracena sulle coste si fece più rada. Così, il ritorno alla vecchia città (ribattezzata Civitas Vetulas da cui poi Civitavecchia), risale al 15 agosto 889 dopo soli 35 anni dalla fondazione di Cencelle. Trascorrono 1140 anni dalla fondazione ed ecco che nel 1994 un progetto di ricerca archeologica, promosso dalla Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università di Roma “La Sapienza”, tenuta dalla professoressa Letizia Ermini Pani insieme alla cattedra di Archeologia Medievale dell’Università G. D’Annunzio di Chieti – Pescara, tenuta dalla professoressa Anna Maria Giuntella, all’Ecole Francaise du Rome, alla Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Etruria meridionale, inizia a scoprire sul pianoro a quota 160 metri sul livello del mare i resti archeologici di quell’abitato, che dopo ventiquattro anni e ventiquattro campagne di scavo ancora attende di essere completamente scoperto ma che nel frattempo è stato fotografato, rilevato, restaurato e studiato. I risultati delle ricerche, esposti in volumi, articoli scientifici, convegni di studio, seminari universitari, conferenze, sono stati soprattutto protagonisti di una mostra, svolta presso i Mercati Traianei di Roma dal 2 aprile al luglio 2014, organizzata da Zètema Progetto Cultura e promossa dall’Assessorato alla cultura, creatività e promozione Artistica, dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali,  dalla Soprintendenza per i beni Archeologici dell’Etruria meridionale, dall’Università di Roma “Sapienza”, dall’Università G.D’Annunzio-Chieti – Pescara. Attraverso la mostra “Forma e vita di una città medievale. Leopoli-Cencelle”, dotata di un corposo catalogo, è stato possibile ripercorrere la vita di questa città, consacrata dallo stesso papa il 15 agosto dell’854, e seguirne le vicissitudini fino al secolo XVII, in una affascinante “memoria ritrovata” che ancora è in corso di “riscoperta”. Siamo di fronte a uno dei più interessanti esempi di città a fondazione papale esistenti in Italia e la mostra allestita pressi i Mercati Traianei, ne ha descritto il percorso vitale, attraverso materiali, ambienti di vita e attività commerciali e artigianali, officine di fabbri e vasai, produzione delle campane, macinazione dei cereali e manufatti legati al gioco. Sulla porta principale di cui si è ritrovata traccia, nelle mura della città (di cui si sono rinvenuti resti di varie epoche), era stata inserita la nota epigrafe di Leone IV già rinvenuta nel 1900 e conservata a Civitavecchia: “Benché questa città si erga fondata in un piccolo spazio, / tuttavia nessuna guerra di uomini sarà in grado di nuocerle; / si ritiri di qua il feroce soldato, si ritiri ormai il nemico / in quanto che nessuno può violare questa città”. L’espansione e la fisionomia urbana del sito sono stati restituiti dalla ricerca archeologica, in straordinaria sintonia con le abbondanti fonti documentarie. I resti della città altomedievale, fondata su un centro etrusco, come indica un magnifico sarcofago appena rinvenuto ed esposto, hanno condotto il visitatore in un percorso espositivo che ha offerto la possibilità di leggere archeologicamente, accompagnando il rigore scientifico al fascino della scoperta, una realtà lontana, ancora in gran parte da svelare.  La nascita e lo sviluppo di questo sito urbano fa apparire come protagonisti sia il mito che la ricostruzione storica, dell’antica città attraverso i materiali e gli ambienti di vita. Lo sviluppo del sito urbano è infatti presentato in mostra nelle sue tre fasi, da centro di cultura classica (come iniziale sede vescovile) per poi passare alla realizzazione di una “realtà comunale stabile”, fino alla ”riconversione in azienda agricola”, legata all’economia della produzione di allume alla metà del secolo XV. L’individuazione di giacimenti di alumite (da cui si ricava l’allume, utilizzato per conciare le pelli) sui Monti della Tolfa diede infatti l’avvio ad una notevole operazione di estrazione e trasporto del minerale verso i porti tirrenici, fra cui quello appunto di Civitavecchia, determinando il popolamento di tutta l’area. “Ed è documentato che nel 1532 Cencelle, ormai definita ‘tenuta’, fu affittata al cardinal Farnese per poi passare definitivamente alla Camera Apostolica”. Ed ecco apparire i nomi di Benencasa, il ceramista, Guarnerio e Matteo, i fabbri, Martino, Guidetto e Guido, i mugnai, Enrico, il calzolaio, e Giovanni, Adamo, Ranaldo, gli osti. Guido, il campanario, e Ranuccio, il menestrello. Proprio Ranucius Berte (lo stesso Ranuccio) è una sorta di “joculator”, tra il menestrello, il musicista, il poeta, organizzatore di eventi ludici ed insieme rappresentativi della città e del suo potere. Tutti appaiono presenti nelle loro botteghe e nello loro case, per “un’affascinante immersione nei ritmi della vita del centro e negli aspetti più comuni della sua forma urbana”. E’ così che viene restituita l’immagine di una “città medievale vitale ed articolata, con una economia stabile e con un ben preciso ruolo politico nell’ambito delle relazioni sociali del territorio romano”.

 

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