Teatro Capocroce di Frascati, Valerio De Angelis sulla stagione teatrale

0
1258
capocroce
Capocroce
ilprezzodelsomaro
Locandina spettacolo teatrale Il Prezzo del Somaro
capocroce
Capocroce

Direttore artistico Valerio De Angelis ci può parlare della stagione teatrale 2015/2016 a Capocroce?

“Dopo anni di lavoro, impegno e interesse generale, la stagione a Capocroce appare quanto mai completa ed aperta a tutti i tipi di palati teatrali. Si conferma le presenza di alcune compagnie filodrammatiche presenti sul territorio e forti di una grossa presenza di pubbliche; oltre a ciò, è importante vedere l’inserimento di altre realtà dei Castelli che hanno scelto il Teatro Capocroce come sede centrale delle loro attività. In quanto QuintaPrima, abbiamo invece deciso di ampliare il programma della stagione per bambini LO SCRIGNO DELLE FAVOLE, giunto al quarto anno e, con nostra somma gioia, rinforzato da una richiesta di pubblico sempre più ampia e onnicomprensiva del bacino di utenza dei Castelli Romani e di Roma Sud, e di proporre 4 date di spettacoli per adulti da noi organizzate e patrocinate, con la ferma volontà di creare un giro di pubblico a Capocroce fino a qualche anno fa assolutamente impensabile, ma comunque da nutrire e curare di continuo”.

In programma di sono 4 spettacoli, ci dice 4 ragione per andare a vedere ognuno di essi?

“Partiamo dal primo per poi andare ad elencare gli altri. IL PREZZO DEL SOMARO, in scena il 14 di novembre alle ore 21,  da me scritto e diretto, vuole essere una sorta di continuazione della linea drammaturgica in qualche modo originata dal mio precedente lavoro, CO NA SCARPA E NA CIAVATTA. L’ambientazione è precedente (siamo difatti in piena prima guerra mondiale), ma la storia si svolge all’interno di uno spaccio sito nei pressi del Carso, luogo caldo della guerra. Lì, due sorelle romane, Rosina e Viola, costrette da tragedie familiari a lasciare la capitale, esercitano questo servizio, vedendo prodotti ai soldati di ambedue gli schieramenti, senza far distinzione tra italiani, inglesi, austriaci o tedeschi. Nella loro triste quotidianità irrompe il caporale Emilio Funari, anch’egli romano, incaricato dall’esercito di sequestrare tutti gli animali utilizzabili per la ragion patria nell’ambiente bellico; ed a quest’ufficiale dell’esercito fa gola l’asino Nicola, animale a cui le 2 sorelle sono molto affezionate, e che non vogliono assolutamente vendere. Comincia una trattativa tra le parti, che è soltanto una linea di percorso per il disvelamento di alcuni segreti relativi ai 3 personaggi, che aprono le porte del loro cuore gradualmente come fosse una sorta di giallo, con tanto di sorpresa finale. La mia scelta è stata dettata sia dalla ricorrenza del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia, sia dalla volontà di puntare l’attenzione sul ruolo delle donne in attesa durante la guerra, che le avvolge cupamente ed entra di striscio tramite i racconti del caporale. Ho voluto anche in questo caso usare il dialetto romano, per rendere verosimile la narrazione, avvicinare il pubblico a fatti accaduti ormai un secolo fa e per alleggerire uno spettacolo che, pur nella sua crudezza, trova diversi momenti di dolcezza e divertimento. La ricerca storica che ho voluto compiere è stato per quanto ho potuto approfondita e giudiziosa, con una particolare attenzione ai fatti inediti o curiosi relativi al primo conflitto mondiale.

Il secondo spettacolo, L’AMICO DI FRED, è stata invece una scelta dettata dalla volontà di aumentare la cifra artistica del teatro stesso. Quest’opera, realizzata dall’attore Andrea Murchio, ripercorre la vita dissoluta e picaresca di Fred Buscaglione, gettando una luce inedita o comunque inaspettata sull’ambito privato di un cantante talmente noto da divenire leggenda; questo spettacolo, oltre a far riemergere un tipo di musica dalla portata rivoluzionaria rispetto alla tradizione musicale del tempo, riporta nella realtà umana una figura divenuta quasi mitologica, ed è forse proprio questa la caratteristica più importante della realizzazione di tale impianto teatrale, avvicinare alla gente, nel contrasto tra fama e umile quotidianità, un personaggio tanto celebre, tanto amato e tanto controverso.

Lo spettacolo ARSENICO E VECCHI MERLETTI, un classico assoluto del teatro mondiale, è figlio di una collaborazione con la Compagnia della Vinaccia cominciata già 2 anni orsono, e che prosegue con felice partecipazione di ambo le parti. La compagnia, composta da attori giovani e giovanissimi, si lancia con entusiasmo in ogni nuovo progetto, dimostrando una forte adattabilità ed un buon successo di pubblico; la nostra volontà è quella di sostenere la parte più giovane e viva del teatro, ben consci delle difficoltà in cui tutti coloro che si appressano a questo mondo devono affrontare, sia per la difficile fruibilità del pubblico sia per la frequente assenza di sostegno e spazi da poter utilizzare in ambito teatrale.

In ultimo, lo spettacolo IL CIRCO DI CARTONE, da me scritto e diretto, è frutto di una ricerca durata diverso tempo relativamente al mondo per l’appunto del circo; un mondo quanto mai affascinante, ricco di letteratura e poesia, ma anche emblema della duplice faccia dello spettacolo: da una parte, la facile celebrità fornita da un pubblico che, almeno fino agli anni 60, godeva della presenza di questo tipo di spettacoli e andava a riempirli con una fanciullesca ingenuità oggi purtroppo persa; all’altre, la cruda realtà di una quotidianità promiscua fatta di fame, rinunce e difficile sopravvivenza; in modo particolare, tale spettacolo si occupa del Circo Magnolia Murakami, diretto da un orso ballerino che ha imparato la lingua e le usanze degli uomini, e che, salvando le prostitute dalla strada, le inserisce all’interno dei suoi numeri circensi. Il tutto narrato dagli occhi di Roberto, giovane romano caduto in disgrazia e sfuggito dalle mani dei suoi aguzzini. Anche in questo caso, la scelta del dialetto vuole avvicinare il pubblico ad una realtà forse lontana nel tempo”.

Quali sono le vostre aspettative di pubblico e di critica alla luce del cartellone proposto?

“L’anno scorso la risposta è stata ampia ed abbastanza felice, pur non mancando le critiche che, laddove costruttive, non possono che far bene allo spettacolo ed al teatro in generale. In fin dei conti, il teatro è fatto per il pubblico, e per quel pubblico va pensato, affinché non diventi un esercizio di stile dell’attore o della compagnia intera, ma possa trasformarsi in un tramite, un mezzo di comunicazione che possa divertire e spero appassionare, usando un linguaggio comprensibile e condivisibile. E’ questo forse il limite ma anche la possibilità che va colta: riportare un paese (ma anche una zona) a teatro quasi per necessità di confrontarsi con ciò che c’è intorno, appassionandolo alla partecipazione attiva che il teatro crea, e risvegliandolo da un torpore spesso indotto da altre forme di comunicazione. Detto questo, vi aspettiamo numerosi!”

Print Friendly, PDF & Email