Tre Tocchi, il nuovo film di Marco Risi

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tre-tocchi-478x318Applausi su applausi. Così è stato accolto il nuovo film di Marco Risi al Festival del cinema di Roma. Marco, figlio dell’indimenticabile Dino, è sceneggiatore, regista e produttore del film, insieme ad Andrea Iervolino e Monika Bacardi, partner del gruppo internazionale AMBI Pictures. Nel film si intrecciano sei storie. Storie di attori, o meglio, storie di uomini, con le loro passioni e frustrazioni, gioie e delusioni, successi e fallimenti. Vite profondamente diverse ma accomunate da due grandi passioni: il calcio e il lavoro. Tra un allenamento e un provino le loro vite continuamente si sfiorano e si incrociano, ci svelano la loro misera esistenza, fatta ogni tanto anche di momenti di gloria, ma mai di vera, assoluta felicità. Gilles (Gilles Rocca) è un giovane attore di soap, bello e amato dalle ragazzine, spavaldo all’apparenza, ma così insicuro e debole che finisce nel tunnel della cocaina e si circonda di brutte frequentazioni: “Io co’ sta faccia ce lavoro”. Ed è proprio così, da un fotoromanzo a una serie tv popolare, il suo è un tratto di strada ad alta velocità, ma in quale direzione? Vincenzo (Vincenzo De Michele)  passa le sue giornate ad accudire il padre in ospedale, è sempre cupo e silenzioso, si mantiene  cantando in un ristorante, nonostante il suo talento e la sua bellezza statuaria. Leandro (Leandro Amato), il più grande del gruppo, torna nella sua Napoli, con una consapevolezza e determinazione diversa. Decide di chiudere i ponti con un passato ingombrante ed oscuro e, sotto le mentite spoglie di Jennifer, il trans che interpreta a teatro, vive una rinascita che rimette in discussione la propria esistenza. Anche Max (Massimiliano Benvenuto) torna spesso nella sua terra, la Basilicata, ogni volta che sente di perdere il senso della realtà e vuole riprendersi da una delusione. Si era illuso di poter fare una vera carriera, ma si ritrova ad un doloroso bivio, se cedere o meno alla proposta di sposarsi con la figlia di un ricco albergatore: “un uomo senza qualità”, uno straniero anche tra la sua gente. Antonio (Antonio Folletto) fa teatro, grazie anche alla donna che lo mantiene e che ha trent’anni più di lui, ma è coraggioso, si è rimesso in discussione, ha studiato, ha rischiato e ha vinto. Affronta il provino che gli permetterà di fare il protagonista della sua vita, contro chi non credeva in lui, contro chi non lo considerava all’altezza, anche contro se stesso. E’ un dandy d’accademia, vuole il riscatto del suo talento. Chi invece non vincerà mai è Emiliano (Emiliano Ragno), che si è arreso alle sue insicurezze, ha perso la determinazione e la voglia di farcela. Il lavoro da facchino  e il passatempo da doppiatore hanno rubato tempo alla recitazione e lo hanno portato a rinchiudersi in un mondo fatto solo di sogni. Sogna una nuova immagine di se stesso, nello specchio però lo aspetta qualcun altro. Il regista ha dichiarato: “Il pubblico è convinto che il cinema e gli attori in genere appartengano a una categoria privilegiata, senza rendersi conto di quanti frustrazioni, delusioni e amarezze ma anche improvvise rivincite e soddisfazioni questo mestiere comporti. Il film è nato come una scommessa: da sei anni vado a giocare a calcio nella squadra degli attori nella quale una volta giocava anche Pasolini… Ogni martedì e sabato ci troviamo su un campaccio di periferia e ogni volta sono racconti allegri e sgangherati di esperienze di vita. Mi incuriosivano questi attori che non lavorano e che il lavoro lo cercano con ogni mezzo, ma anche con orgoglio e dignità. Li ho convocati e ho chiesto loro di raccontarmi le loro storie. Ne sono uscite sei, le più belle, vere e forti, piene di sentimento e folli, ma tutte con un’energia che tocca il cuore”. Il cast dei sei protagonisti è circondato da una serie di presenze minori, quasi comparse: Matteo Branciamore, Francesca Inaudi, Paolo Sorrentino, Luca Argentero, Maurizio Mattioli, Valentina Lodovini. Originale l’idea di Risi, che con realismo acerbo e tagliente dipinge un quadro dell’Italia di oggi. In fondo i suoi sei personaggi, eterni adolescenti, sono in cerca di un’identità, a metà tra i sei personaggi pirandelliani alla disperata ricerca di un autore che dia loro un senso, e i ragazzi di borgata, pieni di vita, descritti da Pasolini.

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