Un Paese sospeso tra speranza e follia

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Carabiniere ferito Palazzo Chigi
Carabiniere ferito nella sparatoria davanti Palazzo Chigi.

Fa impressione rileggere a posteriori il titolo del fondo di prima pagina firmato da Massimo Franco su “Il Corriere della Sera” di oggi, Domenica 28 Aprile. “Ritorno alla realtà” doveva essere il titolo di questo articolo e deve essere la sintesi migliore di quello che è accaduto stamani e sta accadendo alla politica in queste ore. Gli spari di questa mattina di fronte alla Galleria Sordi al centro di Roma, quella che una volta si chiamava Galleria Colonna, avvengono in uno spazio che è vicino fisicamente a Palazzo Chigi e a Montecitorio. Uno spartiacque quello che è successo, una sliding door su quello che è stata la politica in questo ultimo anno. Il sibilo di quegli spari è il macabro rumore che riporta la classe politica alla realtà: troppo tempo si è perso nel passato, ma anche in questi ultimi mesi. Si è dato troppo spazio all’anti politica e troppo spazio si è concesso alla pancia di questo Paese con dichiarazioni poco responsabili, anche da parte di chi ha una lunga esperienza politica. Il governo Monti appoggiato prima senza coraggio, poi con raccapriccio, gli stessi errori del Premier, una campagna elettorale corta, ma durissima e un dopo-voto che si conclude forse oggi o al massimo con la fiducia alle camere per l’esecutivo guidato da Enrico Letta. La disperazione di un uomo non può giustificare nulla, soprattutto quando le vittime sono totalmente estranee, ma bisogna interrogarci su quello che è avvenuto oggi. La politica non può continuare a stare in perenne campagna elettorale, non può egoisticamente bloccare un Paese per i propri interessi. Non è esclusa da ciò nessuna forza politica (e direi anche sociale) presente o passata, tornata in Parlamento o esclusa da esso dopo il voto di fine febbraio, al Governo in passato, come nel presente, fuori o dentro le istituzioni. Da mesi si sussuegono i bollettini allarmanti dei Servizi Segreti, la crisi economica, politica e morale è un propellente formidabile per accendere qualunque miccia: nessuno può guardare serenamente al passato con la coscienza a posto. E’ il tempo della responsabilità, il che non significa il tempo del compromesso o dell’accordo senza opposizione: solo che il tempo della polemica sterile è finito, non si gioca con la disperazione della gente, non ci si può permettere di giocare più sulla pelle un Paese sospeso tra speranza e follia.

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