Una giornata particolare con Ettore Scola in attesa di un “Splendor”

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Ettore Scola
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Ettore Scola

Beppe Di Maggio ricorda il grande Scola e ci spiega la sua modernità nel cinema attuale:

“La celebre locuzione  greca scritta da Chilone” τὸν τεθνηκóτα μὴ κακολογεῖν”, tradotta poi in latino con l’espressione “De mortuis nihil nisi bonum”,  a mio parere basterebbe ed avanzerebbe per sintetizzare la vita di tanti “mediocri”( parola che in questo caso non ha un‘accezione negativa ma solo obiettiva) presenti al giorno d’oggi. Quando invece perdiamo una persona speciale, artisticamente valida  o  semplicemente un precursore come lo era David Bowie, possiamo pesare la portata della perdita subita, fosse o no un nostro idolo. Tuttavia quando  perdiamo una persona che oltre a racchiudere le doti sopra citate, apparteneva alla nostra “gens romana”, ed era culturalmente ed umanamente più vicino a noi, forse il senso di sconforto è maggiore.  Questo ho pensato dopo aver appreso della morte, dopo una lunga malattia, del grande Ettore Scola.

In tanti hanno scritto una parola di cordoglio, lasciato  un commento ad un giornalista, o un articolo di commiato alla morte di uno dei più grandi registi italiani di tutti i tempi,  scomparso in una fredda sera d’ inverno  alla veneranda età di 84 anni.  Un mio ulteriore articolo sarebbe stato pleonastico qualche giorno dopo il triste evento, così ho atteso che il clamore mediatico cessasse,  che ci fosse un interludio  tra i tanti eccezionali e meno articoli, che hanno ben riassunto le qualità artistiche,  umane e morali di Ettore Scola. Non ho seguito il De profundis andato in onda in certe trasmissioni che santificano a modo loro il morto ancora caldo. Non mi interessano gli aneddoti degli amici dell’ ultima ora. Mi bastano le opere di un Autore che ho apprezzato molto, per farmelo conoscere nella sua essenza. Purtroppo sulle reti Rai hanno preferito gli aneddoti in prima o seconda serata, sacrificando i suoi film più celebri, trasmettendoli in orari non consoni, almeno a mio parere.  La Terrazza che per molti  è l’ultimo film della cosiddetta commedia all’italiana (ma io direi Commedia e basta), è stato collocato alle 2 di notte,  in orari da vampiri: abbiamo tolto ore al sonno  per il piacere di rivedere  certi  Attori,  apprezzare una Sceneggiatura ben congeniata  e  godere  da spettatori per le abilità registiche e di montaggio, in un meccanismo ad incastri temporali.

Forse a certi giovani( o più stagionati e  ormai votati alla “rottamazione”) proiettati chissà  verso quale futuro, cinematografico se magari hanno seguito le orme di Scola, il tempo per riguardarsi questo film ,o un C’ Eravamo tanto amati, o finanche Una Giornata particolare non ci sarà mai;  molto più facile criticare in modo puerile un ‘era cinematografica-culturale-ideologica troppo pesante per prenderne l’eredità senza offrire nulla di iconoclastico. A farne le spese dell’ era della “rottamazione”  fu  mesi orsono un altro grande  Regista come Pasolini, criticato da un talento(?) dei nostri giorni, autoproclamatosi Fellini 2.0 dopo un mezzo film riuscito. Ma lasciamo perdere, questi “ominicchi” saranno sempre di passaggio nella Storia, giusto come i fascisti, mostrati da Scola in una Giornata particolare, che pensavano di vincere contro gli americani” che sapevano fare solo i film western con i cavalli”.

La memoria  storica nel nostro paese è a questi miseri livelli oggi, si vive in un perenne oblio come Antonietta-Loren,  in adorazione dell’“uomo del destino”, in quest’ottica il film di Scola è modernissimo:

il rispetto della Cultura e dell’ Arte quasi inesistente, ormai la televisione ha omologato tutto,  prendiamone atto ma non rassegniamoci come diceva il grande Scola. “Ho fiducia nei giovanissimi “disse in una delle ultime interviste, speriamo  abbia avuto una grande intuizione aggiungo.

Ebbi il piacere, circa un anno fa, di vedere dal vivo una sua(purtroppo) breve lezione, visto che si trovava a Bari, al  Galleria, per presenziare ad alcuni film durante il festival barese di cui era presidente. Mi parve un signore di un Italia di altri tempi, molto migliori degli attuali, un regista e sceneggiatore apprezzato non solo in Italia ma anche in tutto il mondo, forse maggiormente ricordato in Francia.  Assistette alla proiezione del film in maniera composta,  anche quando ad un tratto ci fu un black out  che durò  qualche minuto: gli spettatori si spazientirono, lui invece rimase tranquillo. Avrei potuto appropinquarmi verso di lui, per chiedergli o dirgli qualcosa, ma cosa poi?

Mi sentii come Stefano Satta Flores(Nicola) quando ha l’occasione di avvicinare De Sica prima che il grande Vittorio morisse: tuttavia alla fine ammette con se stesso che gli avrebbe forse parlato di “cose ammoscianti”, e quindi desiste. Fu Scola a scrivere e dirigere questa scena, l’ho rivista molte volte, e mi ci rivedo. Quindi mi limitai a guardarlo con rispetto, come avrei fatto con Fellini o lo stesso De Sica, da lui conosciuti ed amati. Sono stato contento di risentire, qualche giorno fa,  la sua voce e di vedere  dei frammenti del suo cinema nel documentario “Ridendo e Scherzando”, un’ intervista semiseria fatta dall’attore Pif al grande Regista. Un tuffo nel passato ma con uno sguardo al presente, nel rivedere brani dei suoi capolavori o di film ai più, me compreso lo ammetto, misconosciuti.  Fin quando ci sono stati grandi sceneggiatori e soprattutto grandi interpreti un regista come Ettore Scola ci ha dato dei Capolavori assoluti, facendo  da ragazzo la famosa gavetta presso gli Age, Scarpelli, scrivendo poi  battute al “ful di cotone “ per Totò e Sordi, imparando sul campo  la tecnica  registica da Fellini, Monicelli, Pietrangeli  e Risi, dal meglio insomma. Infine, dopo una trilogia, non straordinaria, nelle nuove  vesti di regista dirigendo sempre Gassman,  il salto definitivo  verso una nuova commedia all’italiana, negli anni della  contestazione, dirigendo Alberto Sordi, Nino Manfredi  in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?, uno dei titoli più lunghi.

Poi Scola ci ha dato opere più mature, più sofferte, ma mai  anodino. Lo è stato invece inesorabilmente il nostro cinema, a parte qualche piccola gemma, perché  mancando  un accurato  lavoro di scrittura nel realizzare soggetti e sceneggiature( quello che Scola ed i suoi colleghi sapevano fare) anche da  spunti interessanti, senza cercare le soluzioni più facili alla ricerca della crassa risata e non della risata amara.

Con gli  occhi di oggi la Terrazza di Scola diventa una meta-riflessione sul cinema e su cosa sarebbe diventato il nostro cinema nel periodo berlusconiano( e post )senza dei bravi sceneggiatori e soprattutto grandi interpreti. Oggi , faccio una digressione ma non troppo, il successo di Zalone mi sembra la punta dell’iceberg di questa  omologazione del gusto, ma non è colpa del cabarettista pugliese che cerca di imporsi con i suoi limiti attoriali, anche Pieraccioni faceva delle sciocchezze  di ottimo successo poi ha stancato il pubblico ed amen, bisognerebbe continuare per la strada intrapresa da Ettore Scola, a patto di avere un decimo delle sue capacità.  A Ettore non avrebbe fatto piacere sapere che nella “sua” Bari si sta per chiudere un altro cinema, l’Armenise che verrà demolito per dare spazio ad un condominio: ironia della sorte l’ultimo film programmato è stato il debutto registico di Laura  Morante  con “Assolo”, ed all’ uscita (un po’ mesta) dall’ Armenise ho scambiato due parole con l’attore che ha interpretato  il maestro in Quo Vado: in una scena  chiede a Checco  bambino  cosa voglia fare da grande, ricevendo la “ celebre” risposta/ battuta “il Posto fisso”, tuttavia il “maestro” ha preso solo 380 euro per quella posa in un film da incassi milionari. Un finale quasi alla Splendor, un film guarda caso di Ettore Scola, che immaginava la chiusura di una sala cinematografica. Era l’ ’89, e già ci aveva parlato di oggi, attraverso  gli occhi di Mastroianni e Troisi: anche per questa visione futurista  noi spettatori  che l’abbiamo amato, lo ringrazieremo per sempre”.

 

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