Verso un nuovo modello per la formazione scolastica

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Aula scolastica
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Aula scolastica

Si è concluso venerdì 19 settembre presso l’Hotel dei Congressi a Roma, l’annuale appuntamento con il XXVI Seminario di Formazione Europea organizzato dal CIOSF-FP (Centro Italiano Opere Femminili Salesiane – Formazione Professionale), dal titolo La valutazione degli apprendimenti nel sistema educativo. Il dibattito ha visto confrontarsi numerosi esponenti di rilievo nel campo della scuola e della formazione. Tra loro l’On. Luigi Bobba, sottosegretario MLPS, Mario Tonini, Presidente Istituto Universitario Salesiano di Venezia, Mauro Frisanco, esperto di Formazione, Niels Christian Vestergaard, Consulente Aarhus College (Danimarca), Franck Vialle, Università di Pau (Francia).

L’attuale edizione del Seminario, sostenuta anche da CONFAP (Coordinamento Nazionale Formazione Aggiornamento Professionale) e da FORMA (Associazione Enti Nazionali di Formazione Professionale), ha voluto richiamare l’attenzione sulla necessità di ridiscutere i criteri di valutazione INVALSI adottati finora, tenendo conto della diversità degli indirizzi di studio e della peculiarità delle diverse metodologie di apprendimento. Da settembre 2014 infatti, tali prove verranno applicate agli allievi delle scuole nazionali di ogni ordine e grado, compresa la Formazione Professionale.

“Il nostro obiettivo non è una critica all’Invalsi, sia chiaro, ma una riflessione a confronto insieme a loro per adattare le modalità di valutazione alle specificità del diverso contesto di apprendimento dei ragazzi della Formazione Professionale. Lavoreremo d’Intesa con INVALSI a una sperimentazione che preveda la riformulazione alle prove di valutazione in modo che siano adatte ai nostri ragazzi”. Con queste parole Lauretta Valente, presidente del CIOSF-SP sottolinea per l’Italia l’importanza di adeguarsi ai sistemi formativi europei, per realizzare interventi scolastici sempre più mirati e appropriati.

Lo studio della Pedagogia si rivela fondamentale ai fini della valutazione, come suggerisce Michele Pellery, Docente UPS ed esperto di formazione scolastica; per la valutazione dell’alunno e dei suoi risultati è necessario tener presente oltre al metodo e agli obiettivi della struttura formativa anche il contesto economico-sociale. E’ opportuno che l’insegnante sappia basarsi su insegnamenti più concreti, sganciandosi dall’astratto e avvicinandosi ad una condizione più fruibile nella realtà. Laboratori, aziende, contesti produttivi costituiscono dunque gli ambienti in cui dall’esercizio pratico si passa all’acquisizione di nozioni teoriche.

La formazione professionale quindi rappresenta uno dei punti di eccellenza, una fonte di suggerimenti e stimoli per realizzare il senso dell’imparare; è una dimensione che deve tener conto dell’interezza dell’apprendimento, come persone e come studenti”, sottolinea Annamaria Ajello, Presidente Invalsi. La Formazione Professionale è sempre più richiesta dalle famiglie: a questa in particolare hanno accesso i giovani con disagi, quelli che avevano precedentemente abbandonato gli studi, i giovani con disabilità, figli di genitori stranieri. Da qui, il bisogno di adeguare le strutture e i metodi formativi a standard nazionali che possano garantire un adeguato sbocco occupazionale ai giovani.

In Danimarca ad esempio il tasso di disoccupazione tra i ragazzi dai 16 ai 25 anni è di circa il 10%, ed è più alto nella fascia compresa tra i 25 e i 29 anni che tra i ragazzi più giovani. Abbiamo una legge in base alla quale chi ha tra i 14 e i 25 anni, se ha bisogno del sussidio pubblico, deve necessariamente impegnarsi in un percorso di studio oppure lavorare. Se non si riesce a trovare lavoro, il Comune ha l’obbligo di offrirgli/trovargli un lavoro. I pochi giovani che non lavorano e non studiano, in realtà sono impegnati in viaggi di formazione o nel volontariato. La disoccupazione a lungo termine tra i giovani è praticamente inesistente: il tasso è dello 0,2 % circa” sottolinea Niels Christian Vestergaard, consulente Aarhus College (Danimarca). L’importanza data alla formazione in Europa è come si vede molto accentuata, e l’Italia necessita di adeguarsi sempre più agli altri standard europei.

Come sottolinea anche Franck Vialle, Università di Pau (Francia): “Dagli anni Ottanta, in Francia, la Formazione Professionale è stata ampiamente sostenuta, generando numeri importanti e buona reputazione. Nel nostro Paese, la Formazione Professionale si è interfacciata con successo con l’Europa, quindi è un percorso formativo consolidato.

A questo proposito è stato presentato il progetto sperimentale sulla Valutazione per il sistema di Istruzione Professionale autorizzato da INVALSI. Qui si sono confrontati Assessori Regionali e alla Formazione professionale, il Presidente Invalsi Annamaria Ajello, dirigenti e rappresentanti del Coordinamento delle Regioni e Province Autonome, dell’ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori), del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca,), del MLSP (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) della Rete Universitaria Italiana per l’Apprendimento Piemontese, delle Regioni – che hanno competenza diretta sulla Formazione Professionale- insieme a docenti ed esperti di formazione di tutta Italia e relatori provenienti da Danimarca, Francia, Polonia.

Si considera ancora più rilevante la questione, se si tengono presenti le occasioni messe a disposizione dal Fondo Sociale Europeo, 2014- 2020 che presta grande attenzione a iniziative in favore dell’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro.

Sul fronte internazionale il CIOSF-FP è infatti sempre molto attento ai bandi europei in collaborazione con un’ampia e consolidata rete di partner stranieri : progetto NNN ovvero NetnotNeet, rivolto ai giovani che non studiano né lavorano, o quello sugli stage Jump@school o MISTRA dedicato ai migranti.

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