A Villa Mondragone la mostra Come Miele nel Marmo

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Opera di Georges De Canino esposta alla mostra di Villa Mondragone Come Miele nel Marmo
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Opera di Georges De Canino esposta alla mostra di Villa Mondragone Come Miele nel Marmo

A Monte Porzio Catone l’inaugurazione della mostra del maestro Georges de Canino Come Miele Nel Marmo. L’appuntamento  giovedì 15 maggio dalle ore 18.00 a Villa Mondragone presso Via Frascati n. 51.  Evento organizzato dal Presidente del Centro Internazionale Antinoo per l’arte – documentazione Margauerite Yourcenar dott. Luigi Romiti e dal Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Prof. Giuseppe Novelli

Antinoo e l’anima di Adriano

Antinoo – si tramanda – era il giovane più bello del mondo. Adriano se ne innamorò passando per la Bitinia, nel nord ovest della Turchia, intorno all’anno 124 d.C. Il fanciullo che all’epoca aveva appena quattordici anni accompagnò l’imperatore fino alla morte. Morì prematuramente nel 130, affogando nel Nilo. La leggenda vuole, e anche alcuni storici romani confermano, che Antinoo si suicidò, sacrificandosi all’imperatore, in una sorta di rito magico poiché secondo la tradizione religiosa greco-egiziana la morte per immersione comportava la divinizzazione.
Adriano, addolorato dalla scomparsa del compagno, eresse in suo onore una città in Egitto, Antinopoli, ne fece inumare il corpo all’ingresso della sua villa di Tivoli, e diede inizio a quella sorta di divinizzazione, unico caso nel mondo romano, sublimata da centinaia di sculture e raffigurazioni sopra monumenti, monete, gemme, bassorilievi e incisioni, che si prolungò per alcuni decenni dopo la morte dell’imperatore e che rese il volto di Antinoo noto per tutti i secoli a venire.  Una delle più celebri di queste raffigurazioni è l’Antinoo Mondragone, oggi conservato al Louvre, che fu scoperto a villa Mondragone, Frascati, negli scavi tra il 1712 e il 1728 che portarono alla luce un preesistente complesso residenziale patrizio di epoca romana. Idealizzato come Dioniso-Osiride sui modelli greci del V secolo a.C., la testa dell’Antinoo Mondragone, che faceva parte di una statua colossale, venne definita da Winckelmann “as the glory and crown of sculpture”.

La mostra

Scolpito per sempre dalle parole di Marguerite Yourcenar, nel capolavoro novecentesco “Le Memorie di Adriano”, Antinoo e il suo mito rivivono a Villa Mondragone grazie all’opera del pittore Georges De Canino che lo celebra in 30 tele di ispirazione romantica, nella mostra “Come miele nel marmo” curata da Cinzia Chiari. La mostra è in collaborazione con l’associazione Marguerite Yourcenar, il Centro Internazionale Antinoo, con il Patrocinio della Comunità Ebraica di Roma e del Comune di Monteporzio Catone, sarà inaugurata dal Vescovo di Frascati, S.E. Mons. Raffaello Martinelli, in quanto la sede prescelta (attualmente di proprietà dell’Università di Torvergata) fu residenza estiva del Papa, prima che venisse scelta quella attuale di Castel Gandolfo.  La mostra si terrà nelle sale storiche di Villa Mondragone dal 15 al 25 maggio 2014 a cura di Cinzia Chiari e Angelo Crespi, con testi in catalogo di Raffaele Mambella e di Francoise Bonali Figuet, docente all’università di Tours/Francia di storia dell’arte. La mostra sarà anticipata da una conferenza stampa a cui sono stati invitati S.E. il Cardinale Mons. Gianfranco Ravasi, il Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma Di Segni, e il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.

La vicenda storica di Adriano e Antinoo ci rende consapevoli di quanto sia necessario amare la classicità, il bello ideale, riportando alla luce verità forse antiche, ma di un fascino e di un mistero ancora da scoprire. Il singolare episodio storico di Antinoo, la fine in giovane età avvenuta in circostanze ancora oggi misteriose, richiamano le fascinose fiabe orientali, con la loro concezione malinconica e pessimistica della vita. In esse l’uomo-dio è sottoposto a un destino misterioso e ineluttabile: mentre più è bello, più fiorente negli anni e nell’aspetto, allora più lo sovrastava il fatale andare delle cose, che lo trascinerà con sé nell’oscurità.
(Raffaele Mambella)

La pittura di Georges De Canino è concisa e immediata, ma non esente da atmosfere sognanti e poetiche. Colori a volte intensi, altre invece delicati, quasi invisibili. La semplicità è anche la ricchezza di questa intensa produzione artistica; la difficoltà tecnica va di pari passo con la versatilità e immediatezza. Dalle opere si ricavano forti e fuggevoli emozioni date dalla semplice e a volte raffinata combinazione di colore e tela. La particolare interpretazione più mitica che storica di Antinoo sembra spingere l’artista a dipingere per liberarsi da sentimenti dolorosi e angoscianti.
(Raffaele Mambella)

Il viaggio di De Canino è un viaggio senza confini nei meandri dell’anima, nelle memorie covate nel cuore, nelle germinazioni intime di una dimensione di sogno, per il tramite di una superba sensibilità capace di dar vita – ne sono esempio le recenti opere su Antinoo – a un paesaggio ideativo, altissimo, spettacolare, poetico, abbagliante. Queste tele, ricche di umori e segrete pulsioni racchiudono un autentico lievito poetico, dove i colori e i toni che vanno dai verdi ai gialli, dai rossi agli azzurri, rifiniscono e riquadrano la materia consacrata in una dimensione metafisica.
(Raffaele Mambella)

La sensibilità di De Canino si nota nell’impiego del colore quando deve coniugare temi essenzialmente figurativi. L’approfondito studio della figura umana ora nella sua solitudine esistenziale ora in una ieraticità espressa da vivi e accesi colori, si confronta con uno sfondo che non sembra conoscere tempo e dimensioni. Le linee dei contorni della figura sono decise, pastoso è l’impasto cromatico ed è con buona sintesi e originalità che l’artista ripercorre le vicende storiche di Adriano e del suo giovane favorito nella ricerca di uno stile personale, pur nella sperimentalità delle tecniche e dei soggetti trattati.
(Raffaele Mambella)

Dopo la prima edizione di Mémoires d’Hadrien Marguerite Yourcenar ha continuato a fare ricerche per correggere eventuali inesattezze in vista di riedizioni del libro e arricchire la sua documentazione iconografica su Adriano e Antinoo; solo nel 1958, dopo un nuovo ritorno a Villa Adriana e al Mausoleo dell’imperatore, si è resa conto che era giunto il momento di voltare pagina: “quel che ero capace di dire è stato detto; quello che potevo apprendere è stato appreso. Occupiamoci ora di altri lavori”.
(Françoise Bonali Fiquet)

L’artista

Georges de Canino, artista italo‐francese, di religione ebraica, è nato a Tunisi il 21 marzo 1952. Nel 1996 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro gli ha conferito motu proprio l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Ha studiato all’Istituto d’Arte fondato e diretto da Enzo Rossi diplomandosi nel 1977 all’Accademia di Belle Arti di Roma. Ha vissuto una parte importante della sua formazione artistica in Francia, legandosi in stretta amicizia con i poeti surrealisti Philippe Soupault, Jacques Baron, Marcel Béalu, André Pieyre de Mandiargues.  I suoi molteplici interessi culturali e la volontà di ricercare un confronto continuo, sia sul piano esistenziale che artistico e politico, lo spingono sin da giovanissimo a una intensa attività di animatore e promotore culturale, svolta parallelamente alla sua ricerca, e vissuta come parte integrante del suo procedimento creativo, in un continuo e quotidiano defluire dell’arte nella vita e viceversa secondo l’eredità delle avanguardie del Novecento. Il suo lavoro è dedicato in gran parte sin dagli inizi degli anni Settanta, ai temi della memoria collettiva: la Shoah, la Resistenza e l’Antifascismo in Europa, che sono parte centrale del suo composito e articolato universo artistico e poetico.
Nel 1976 Edita Broglio per volontà testamentaria, lo ha nominato erede di Valori Plastici, la rivista e casa editrice dei metafisici, dei puristi e di quell’avanguardia artistica e della cultura italiana ed europea, che si raggruppò intorno ai coniugi Broglio nel 1918.  Tra le tappe più significative della sua carriera, si ricordano la mostra organizzata nell’aprile 1977 in Israele dal Museo dei Combattenti dei Ghetti a Beit Lohamei Haghetaot, curata da Miriam Novitch, con ottanta disegni e collage poi donati al museo israeliano. Nel 1986 in occasione della visita di Giovanni Paolo II alla Comunità Ebraica di Roma, ha realizzato due ceramiche La Menorah della pace e l’annullo filatelico per quella storica giornata. Nel 1989, durante un’udienza speciale con il Papa Giovanni Paolo II, de Canino ha offerto un quadro David da parte della Comunità Ebraica di Roma, insieme con il Presidente della Comunità Giacomo Saban. L’opera fa parte della raccolta d’Arte Sacra dei Musei Vaticani. Il Pontefice nello stesso anno ha inaugurato le cinque pale d’altare da lui dipinte per la Chiesa del presidio della Cecchignola a Roma. Per il Cinquantenario della Resistenza e della Lotta di Liberazione realizza una grande installazione nel Museo Storico della Liberazione di Roma, esponendo con il titolo Via Tasso. Nel novembre del 2000 una mostra antologica è stata curata da Francesca Pietracci e organizzata al Complesso Vittoriano dalla Provincia di Roma sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Nel 2002 il Centro Internazionale Antinoo per l’Arte e la Camera di Commercio di Roma, lo hanno invitato ad esporre al Tempio di Antonino Pio e di Adriano, con una mostra dedicata a Marguerite Yourcenar per il cinquantenario della pubblicazione delle Memorie di Adriano.

La sede

L’Università degli Studi di Roma Tor Vergata ha acquisito Villa Mondragone nel 1981 e ha dimostrato fin dall’inizio la volontà di valorizzare le considerevoli potenzialità storico-artistico-architettoniche della vasta fabbrica. Gli inziali interventi di restauro stanno a indicare quale attenzione venga rivolta a quello che è uno dei più prestigiosi edifici di proprietà di un’università statale. Villa Mondragone, centro di rilevanza internazionale, testimonia con forza l’immagine di ricerca dell’Ateneo e la sua determinante presenza in un territorio ricco di strutture scientifiche e culturali. La secolare tradizione storica, infatti, ne fa non soltanto uno dei principali monumenti dell’Area Tuscolana, ma anche una struttura da sempre vocata alle relazioni a grande distanza, relazioni spesso di assoluta avanguardia, che l’hanno vista teatro privilegiato già dai tempi del cannocchiale di Galileo Galilei, per arrivare ai più recenti esperimenti di Guglielmo Marconi, che realizzò nella villa le sue prime prove di radiocomunicazione aprendo l’era delle comunicazioni a microonde sulla terraferma. In questo luogo dove Papa Gregorio XIII firmò e promulgò, nel 1582, la bolla “Inter Gravissimas”, che diede avvio al nuovo calendario oggi diffuso in tutto il mondo, anche oggi accadono eventi in grado di segnare e mutare il corso del tempo, a partite dalle stupende mostre a cui è riservata un’ala dell’edificio.

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