Violenza sulle donne, le parole di Mery per non dimenticarcene

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Violenza sulle donne

Le cronache sono sempre più colme di episodi che raccontano di violenze domestiche, ai danni di chi in quelle che comunemente chiamiamo “fr

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amiglie”, sono le figure più deboli, più esposte, più fragili: le donne ed i bambini. Lontano dai clamori della cronaca, dai plastici in tv e dai dibattiti salottieri tra un “esperto” e un “cabarettista”, noi proviamo a tenere accesi i riflettori su una realtà che si consuma tutti i giorni, nel silenzio, molto più vicino a noi rispetto ad uno schermo televisivo. Lo facciamo attraverso le parole di Mery. una giovanissima studentessa del corso di comunicazione che la nostra testata giornalistica sta portando avanti con il Comune di Albano Laziale ed i nostri media partner. Le parole di Mery potrebbero raccontare, pur se non riferite ad un fatto specifico, di realtà a molti conosciute ma non dette, per paura, per pudore o per semplice menefreghismo. Attraverso questo breve scritto di una ragazza di 19anni si può riflettere e magari, speriamo, essere stimolati ad affrontare, denunciare, parlare, di un fenomeno violento che sta continuamente producendo vittime alla stregua di una “guerra di mafia” ogni giorno ed a cui, non ci si può abituare più.

“Come ci riesci, come puoi farlo! guarda i suoi occhi rossi e lucidi di lacrime, guarda le sue mani giunte e tremanti…il suo sguardo supplicante pietà e le labbra strette in una linea rossa tirata. Guardala e trema. Rimani impassibile di fronte a tanto dolore, perché? Come puoi se hai giurato davanti a dio di amarla il resto della sua vita?! Specchiati e dimmi cosa vedi?! Un uomo? Un padre? Io vedo solo un pover uomo che annega la sua frustrazione nell’alcool e nelle droghe; un essere patetico che ha avuto il coraggio di picchiare la propria moglie, rifiutare il suo unico figlio. E per che cosa, per quella spazzatura che ogni giorno ti fai. E tu dovresti essere chiamato uomo? Io non credo. Guardati attorno, osserva quello che ti rimane…niente…solo una cosa vuota dove si respira ancora aria di violenza, urla, pianti e sangue. Il suo. L’hai picchiata fino a far macchiare di sangue anche il suo cuore e la sua anima, come fosse un animale. Lei è una mamma, una donna, era una moglie ed è un angelo, ma tu non lo vedi. Tu non vedi niente. Non vedi nemmeno che hai perso tutto. La moglie, la casa, i figli, la reputazione e la dignità. Rimangono solo due cose: tu e il tuo orgoglio. e una parola che echeggia lieve nell’aria. ..animale”.

Mery Cassoni

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