Virologia numerica di Luca Andreassi in edizione straordinaria

La rubrica del Prof. Luca Andreassi sui dati del contagio da Covid passa dai social a Meta Magazine con la novità del commento ai dati locali

0
522
delfraissy
Jean Francois Delfraissy

La Virologia Numerica del Prof. Luca Andreassi raddoppia e sbarca sulla nostra testata, con alcune novità. Dopo il successo social dell’appuntamento quotidiano di commento ai dati nazionali forniti dalla Protezione Civile: Andreassi proporrà il punto quotidiano sull’andamento del contagio sul nostro territorio, basandosi sui dati forniti nel bollettino quotidiano della Asl Roma 6, comprendente i territori dei Castelli Romani e del litorale sud della Provincia di Roma.

Iniziamo però con una edizione straordinaria, in orario insolito, con uno sguardo che ci porta oltralpe a riflettere sulla ripartenza.

Nei commenti alla mia rubrica quotidiana di virologia numerica rimbalzano, costantemente, le seguenti domande.

  1. Cosa ha fatto la differenza, per esempio con la Germania, dove il numero di decessi è così limitato e la situazione sostanzialmente sotto controllo?
  2. Quando saremo pronti per la fase 2?

A queste domande ha risposto stamattina Jean-François Delfraissy, l’immunologo francese che guida il comitato scientifico francese nell’emergenza sanitaria. Delfraissy, 71 anni, è stato un luminare della ricerca sull’Aids ed in prima linea contro Ebola.

E già qui una riflessione.

La Francia si affida ad un immunologo. L’Italia ad un Professore di Igiene e Medicina Preventiva.

Ma andiamo oltre. Andiamo alle risposte.

Cosa ha fatto la differenza, per esempio con la Germania, dove il numero di decessi è così limitato e la situazione sostanzialmente sotto controllo?

“La quantità di test ha fatto la differenza. La carenza iniziale di test (parla per la Francia, ma vale anche per l’Italia) ha dettato la scelta del confinamento e pesa ancora nella durata”.

Quando si sarà pronti per la fase 2?

“Ci sono due indicatori da guardare. Quando le terapie intensive non saranno più sotto pressione, il personale medico avrà fiatato. E quando avremo la capacità di testare massicciamente, isolando i positivi e tracciandone i contatti.”

Dunque, sintetizzando.

  1. Le misure di lock down in Italia (come in Francia) si sono rese necessarie per l’incapacità di fare un numero adeguato di test e di tamponi.
  2. Solo quando si sarà in grado di isolare le linee di contagio, si sarà pronti per un ritorno graduale alla normalità.
  3. In Germania, dove da subito sono stati in grado di fare i

test, e si è avuta una capacità di intervento tempestivo, anche domiciliare, si è registrata una maggiore capacità di curare il paziente, riducendo il rischio di complicanze polmonari e la necessità di terapie intensive. Ed ecco il ridotto numero di decessi.

La chiave sta nella capacità di fare i test.

Credo, infine, ci sia un aspetto importantissimo da un punto di vista antropologico e psicologico che merita di essere sottolineato.

In Francia, a differenza dell’Italia dove si continua a parlare in maniera ridicola di “modello da esportare nel mondo”, si è scelto di condividere con il popolo, in maniera chiara e trasparente, una strategia. Comprensiva di tutte le debolezze del sistema francese stesso.Affermare che il lock down non sia la soluzione migliore ma la “meno peggio” ma, allo stesso tempo, che tutti gli sforzi sarebbero stati indirizzati ad aumentare la capacità di test giornalieri da 3.000 a 100.000 in un paio di settimane, rappresenta la chiave per ottenere collaborazione e stima da parte del popolo francese.

Come dite in Francia?

Chapeau.

Print Friendly, PDF & Email