Volley, sui prestiti serve un patto nella legalità tra le società

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Pallone da volley
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SPORT – Narrando le vicende sportive sui territori si ha il privilegio di scoprire tante realtà di impegno sociale spesso sconosciute ai più, realtà fatte di sacrifici e dedizione verso i valori dello sport che tanto oggi mancano al senso etico di questa nazione. Tante società sportive compiono un miracolo giornaliero nel poter garantire lo svolgimento delle attività in sicurezza e tranquillità a tantissimi atleti, giovani e non, che trascorrono il proprio tempo libero all’insegna del benessere e del divertimento. Non tutto è rose e fiori però, perchè in alcuni casi si verificano questioni che rischiano di offuscare il tanto e buon lavoro fatto. Sono questioni che quasi mai emergono, restando in un cono d’ombra che non fa bene ne alle società, ne soprattutto agli atleti e le loro famiglie. Una questione che sarebbe possibile risolvere applicando la vecchia legge del buon senso, attenendosi ai regolamenti della Federazione Pallavolo che regolano le attività dello sport di base. Può capitare che un giovane atleta, dai 14 ai 24 anni, nel corso degli anni o della medesima stagione, voglia, in accordo con la propria famiglia, cambiare società. I motivi possono essere i più vari, per un cambio di residenza da un comune ad un altro, perchè il proprio gruppo di amici pratica sport in una società diversa o semplicemente perchè ambirebbe a cambiare ambiente. E’ facile capire che in casi simili ci sono due legittimi interessi che andrebbero a scontrarsi: quello dell’atleta e della propria famiglia di cambiare società e quello della società che vedrebbe vanificato il proprio investimento economico sul ragazzo o la ragazza. Si parla di investimento economico perchè ogni società garantisce all’atleta iscritto una gamma di servizi che vanno dalla fornitura di materiale tecnico ad altro, che non sempre sono coperti totalmente dal costo di iscrizione. Come fare dunque? Il regolamento federale in merito consente la formula del prestito a titolo gratuito del cartellino dell’atleta, dalla società in uscita a quella ove la famiglia intende iscrivere il giovane per il resto della stagione. Una prassi semplice ma che in alcuni casi può ingenerare delle pericolose frizioni tra società, atleti e famiglie, in quanto, a sentire i numerosi racconti tra i ragazzi e genitori, può capitare che la società di uscita richieda alla società che riceve il prestito una contropartita che può essere sia meramente economica, sia inerente forniture di materiale tecnico. Tutto ciò non è previsto dai regolamenti ma, potrebbe essere una pratica più diffusa di quanto appaia. Vittime di tutto ciò sarebbero esclusivamente i giovani sportivi, i quali per un periodo indefinito che intercorrerebbe per raggiungere l’accordo tra le società, non solo non potrebbe praticare lo sport che ama, ma si troverebbe invischiato in pressioni psicologiche che, in moltissimi casi lo porterebbero alla rinuncia alla pratica sportiva ed all’abbandono dell’attività agonistica. Ora a fronte di tutto ciò, per chi ama lo sport, in testa le società ed i dirigenti sportivi che tanto investono quotidianamente, l’abbandono da parte degli atleti della pratica sportiva, dovrebbe essere il principale e comune nemico da combattere. Se il ruolo dei media è quello di raccontare i fatti, noi crediamo che si possa anche stimolare ed invitare le società, le famiglie e gli atleti, a lavorare comunemente per migliorare le condizioni dell’ambiente in cui si trascorre molto del proprio tempo durante le settimane. A tal proposito, chiediamo alle società di stipulare un gentlemen’s agreement, un protocollo etico che le impegni a regolamentare insieme questi come altri inconvenienti che spesso inquinano i rapporti tra realtà che dovrebbero tutte remare nella stessa direzione.

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