Yasmine, non l’ho mai vista camminare, solo correre

Yasmine ricordata dalla Comunità Sant'Egidio Giovani per la Pace di Genzano dopo la commemorazione ad un mese dalla scomparsa

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Commemorazione di Yasmine Seffaj a Cecchina
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Commemorazione per Yasmine a Cecchina

Dopo la commemorazione sotto la sua casa, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Lucio Pesoli, volontario della Comunità Giovani per la Pace di Genzano, che ha organizzato in collaborazione con i compagni di classe di Yasmine.

“Non l’ho mai vista camminare, solo correre. E le dicevo:«Precedenza a chi c’ha le gambe buone”. Le parole della vicina di casa di Yasmine ci dicono molto di lei: una ragazza riservata ma energica, piena di vita. “Curiosissima”, le fanno eco i compagni di classe. “Si imbucava sempre alle presentazioni dei libri, non voleva perdere l’opportunità di conoscere l’autore, porgli delle domande”. Già, domande. Come quella rivolta ad uno scrittore:”Cosa ne pensi di una persona che da timida diventa estroversa ma la cosa non viene accettata in famiglia?”.

“Lei si impegnava a scuola, ci teneva moltissimo” riferisce la sua docente di lettere. “Faceva spesso dei collegamenti per trovare dei punti in comune tra la sua religione, quella islamica, e la religione cristiana”. Un’altra sua vicina ci racconta che un giorno dopo essere rientrata dalla chiesa le mostrò delle foto di alcuni santi che aveva scattato, voleva conoscerli uno ad uno.

Nemmeno sua madre era una integralista, le permetteva di frequentare l’ambiente parrocchiale, di vedere la processione del Corpus Domini.

Tutti sono rimasti sgomenti. “Non potevamo immaginare che vivesse un disagio così profondo” ci confida fra le lacrime il papà di una compagna di classe. “Ci fa male non vederla più alle feste, non poterla più riaccompagnare in macchina a casa, scambiare quattro chiacchiere con lei. Ci sembra ingiusto sapere che non festeggerà mai i suoi 18 anni con le amiche. Abbiamo capito troppo tardi quanto la cosa più bella che aveva fosse proprio la sua classe”.

Yasmine nella sua sventurata sorte ha avuto la fortuna non scontata al giorno d’oggi di essere circondata dall’amore dei suoi compagni di classe, i quali non l’hanno mai discriminata, o fatta sentire inferiore per le sue origini, e partecipano tuttora commossi ai momenti di raccoglimento e di preghiera dedicati a lei e sua madre.

“Ci è rimasto soltanto il silenzio” legge con voce interrotta una delle sue amiche, “questa riflessione l’ho fatta subito dopo la tragedia” spiega, “ma neanche il silenzio basta a coprire il dolore incolmabile lasciato dalla sua perdita, a lenire le ferite”.

Desidererebbero vedere l’uscio della casa nella quale si è consumata la tragedia le sue amiche. Salire le scale dello stabile fino all’ultimo piano, giungere davanti alla porta di quell’attico che reca ancora i segni delle fiamme che lo avvolsero in quella maledetta serata di fine maggio e che è stato sequestrato dagli inquirenti in attesa dei rilievi. Gli adulti le dissuadono:”Non è un bello spettacolo.

Ricordatevela come era”.

Una signora rammenta l’ultimo giorno in cui la vide, la salutò mentre saliva sull’ambulanza che veniva a prenderla a scuola. Frequente era il suo malessere per le condotte aggressive della madre, Yasmine non voleva tornare nel suo Paese d’origine in Marocco.

“Quel giorno si è scatenato il panico. Mia famiglia che mi chiama:«Papà, è accaduto qualcosa di brutto a Yasmine». Non volevo crederci. Ci siam precipitati qui, su whatsapp tra i compagni di classe si è scatenato l’inferno”.

“Le fiamme non l’hanno raggiunta. Implorava aiuto da dietro la porta, disperata. Voleva scappare dalle scale. Quando sono arrivati i soccorsi sua madre si è gettata giù” sospira la vicina, affranta. Nei loro occhi si consuma la tristezza di un dramma che hanno vissuto sulla loro pelle, il senso di impotenza che li assale mentre rivivono con la memoria quei momenti di certo non facili, che non dimenticheranno mai. Mentre ci allontaniamo e li lasciamo soli, noi Giovani per la Pace della comunità di Sant’Egidio ci siamo chiesti se davvero non si potesse fare niente. Dentro di noi speriamo che ad uccidere Yasmine sia stato solo un folle gesto di sua madre e non una società adulta che tende a minimizzare e sottovalutare le denunce di un malessere giovanile sempre più diffuso, che si gira dall’altra parte perché:”Sono la tua insegnante, non una tua amica. Chiameremo un’ambulanza, non posso certo fare la Crocerossina”. Ma tutto ciò che Yasmine chiedeva era qualcuno che la ascoltasse e la prendesse sul serio, senza limitarsi a sentire.

Di Lucio Pesoli

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