Teatro Porta Portese, “Omicidio mon amour”

Una commedia sofisticata sulla complicità femminile e l'ipocrisia sociale  

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TEATRO PORTA PORTESE – ROMA

VENERDI’9 GENNAIO ORE 21

SABATO 10 GENNAIO ORE 18 e 21

DOMENICA 11 GENNAIO ORE 18

Adattamento e Regia: Simona Ciammaruconi

Ispirato a: “Mon crime” di G. Berr e L. Verneuil

Cast: Roberta Bobbi, Elisa Franchi, Maurizio Greco, Federica Gugliandolo, Rita Pasqualoni, Gabriele Perfumo, Andrea Scaramuzza, Alessandro Severa, Andrea Vito Rizzo

Aiuto Regia e Grafica: Serena Canali

Foto e Video: Domenico La Grotteria

Disegno Luci: Camillo Basso Amolat

Tre serate imperdibili al teatro romano per scoprire Omicidio mon amour, la nuova opera diretta da Simona Ciammaruconi, in scena il 9-10-11 gennaio 2026.

UNA REGISTA DALLA SENSIBILITÀ UNICA

Simona Ciammaruconi, regista nota per il suo stile raffinato e la capacità di svelare le contraddizioni sociali con leggerezza e profondità, porta in scena un adattamento teatrale ispirato a Mon crime (1934) di G. Berr e L. Verneuil. La regista, folgorata dalla freschezza dell’omonimo film diretto da François Ozon, dalle musiche avvolgenti e dall’ambientazione elegante, decide di ricreare quell’anima teatrale riportandola alle origini sceniche dei suoi autori, spostandone però l’ambientazione dagli anni Trenta al Dopoguerra, negli anni Quaranta.

LA PARTICOLARITÀ DELLO SPETTACOLO: TEATRO NEL TEATRO

Omicidio mon amour è una commedia sofisticata che guarda al cinema di Ernst Lubitsch, con quella patina luccicante che nasconde verità scomode. La storia ruota attorno a due donne spiantate – un’avvocatessa e un’attrice – che trasformano un’accusa di omicidio in un’occasione di riscatto sociale. Quando un produttore viene trovato morto dopo aver molestato l’attrice, lei viene accusata del crimine. Ma le due donne intuiscono qualcosa di sovversivo: se si auto-accusa, l’attrice potrà raggiungere l’agognata fama.

Ciò che rende unico questo spettacolo è la sua struttura essenziale: in scena solo due panche che si trasformano in tribunale, salotto, confessionale. Tutto è profondamente simbolico. L’attore è al centro, con la sua bravura e il suo corpo come unico strumento narrativo. È teatro nel teatro, un gioco scenico che celebra l’arte della recitazione mentre esplora temi universali: la spettacolarizzazione della verità, l’ipocrisia come strumento di carriera, la complicità femminile come atto rivoluzionario.

Quando a casa delle due donne si presenta la vera assassina – una vecchia attrice del cinema muto – le tre diventano complici in un patto che scoperchia le paure del patriarcato. Perché questo omicidio fa comodo a tutti: solletica e sconvolge lo status quo, svela che la verità è sempre arbitraria, sempre relativa. E al centro di tutto, c’è l’amicizia femminile, il non giudizio (anche verso l’omosessualità di una delle protagoniste), la libertà come valore assoluto.

Una commedia garbata, ma non troppo. Leggera nella forma, profonda nella sostanza. Un ritratto della società degli anni Quaranta che risuona ancora oggi, perché i tempi sono cambiati… ma alcune cose non cambiano mai.

LA VOCE DELLA REGISTA

“Ciò che mi ha conquistato di questo testo è la complicità femminile,” dichiara Simona Ciammaruconi. “L’omicidio diventa un pretesto per raccontare l’amicizia tra donne, il loro sostegno reciproco in un mondo che le vuole divise. Mi affascina come la verità venga messa in scena, letteralmente, e come questo processo faccia tremare le fondamenta del potere maschile. Ho voluto creare uno spettacolo essenziale, dove l’attore è tutto e dove il pubblico possa riflettere sul confine sottile tra giustizia e spettacolo, tra verità e convenienza. Non giudico i miei personaggi: celebro la loro libertà.”