Mi autosospendo da Direttore di Meta Magazine

"Accetto la candidatura propostami dal candidato Sindaco di Albano Massimo Ferrarini all'interno della sua lista Fare"

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andreatitti

Cari lettori,

non sto per scrivere uno dei soliti editoriali con cui siete abituati a leggermi. Uso questo spazio di libertà per comunicarvi la mia autosospensione da Direttore Responsabile di questa testata. Una decisione profondamente riflettuta, alla luce di una nuova e diversa avventura che mi è stata prospettata.

Ho infatti accettato con rinnovato slancio la proposta venuta dal candidato Sindaco Massimo Ferrarini di candidarmi alla carica di Consigliere Comunale ad Albano, all’interno della sua lista civica personale: “Fare”.

Questo mio allontanamento dal giornale quindi potrebbe non essere momentaneo, e comunque determinerà un nuovo percorso anche per queste pagine in futuro.

Per me il futurismo non è un logo con cui rappresentarsi ma una visione a cui ispirarsi, al fine di determinare il cambiamento che si ritiene necessario e utile per tutti. I principi di rottura degli schemi che hanno caratterizzato e tutt’ora distinguono una delle più significative correnti artistiche e di pensiero italiano del secolo scorso, sono un faro con cui orientarsi nel voler essere avanguardia, prima di tutto culturale.

Nell’atto fondativo di questa testata, che è un manifesto sociale non un piano editoriale, parliamo non a caso di “generazione in movimento” ed “egemonia generazionale”, esaltando il senso dell’azione che si traduce in impegno personale nella società.

Ci siamo voluti distinguere nel tempo per una spiccata vocazione sociale, rappresentando non la cronaca, ma i temi che a nostro avviso, dovrebbero essere posti maggiormente all’attenzione delle istituzioni e dei cittadini.

Temi come l’inclusione, l’accessibilità, le pari opportunità, il valore educativo dello sport, le nuove generazioni, il mondo della scuola, dell’associazionismo ed il terzo settore in generale, li abbiamo affrontati con la consapevolezza che li risiede il cuore di ogni mutamento dell’equilibrio sociale.

Venendo a contatto con tantissime realtà, raccontandone storie, vittorie e fallimenti, problemi e opportunità, è cresciuta in noi la consapevolezza che ascoltare non basta, occorre dare testa e gambe alle storie, unendole in un ideale comunità di bisogni che non possono più essere trattati con la solita retorica assistenzialista che negli anni li ha messi al margine delle priorità.

Un percorso lungo il quale è cresciuta in me l’esigenza di superare anche miei limiti personali e caratteriali. Ho così maturato infatti l’opportunità di fare anche della mia disabilità di non vedente uno strumento messo a disposizione degli altri e non solo un mio problema da sfidare ogni giorno.

In una società che non riconosce il dovere, ma tende a presentare i privilegi di pochi come diritti da imporre a tutti, anche nella nostra città ci sono tante persone discriminate sul serio per la loro condizione fisica e mentale e financo nelle loro libertà fondamentali, in un contesto in cui la solitudine è il primo problema sociale che affligge intere generazioni, i giovani come gli anziani.

Probabilmente restare dietro le quinte sarebbe stata la scelta più conveniente, certamente non la più giusta, se davvero si vogliono cambiare le cose e far fare passi avanti in termini di inclusione e accessibilità.

Chi mi conosce sa bene che tra la convenienza personale e ciò che ritengo sia giusto, non ho mai esitato nello scegliere la seconda opzione.